In un’intervista esclusiva al Corriere della Sera l’imprenditore, respinge tutte le accuse legate all’adozione del figlio avvenuta in Uruguay

Giuseppe Cipriani, imprenditore della ristorazione di lusso, respinge tutte le accuse legate all’adozione del figlio avvenuta in Uruguay insieme alla compagna Nicole Minetti, ex igienista dentale ed ex consigliera regionale lombarda. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera dal suo ranch “Gin Tonic” a Punta del Este, Cipriani si dice pronto a ricominciare: “Io e Nicole stiamo pensando d’adottare un altro bambino, sempre qui in Uruguay. Non abbiamo ancora fatto le carte. Speriamo che si calmino le acque”.
L’imprenditore non usa mezzi termini nel descrivere l’impatto mediatico sulla compagna: “Ha distrutto Nicole. Le han detto di tutto, poveretta. Lei è una madre fantastica, che sta facendo il suo dovere di mamma e crescendo questo figlio in maniera speciale. Ma dall’Italia, le è stato davvero gettato addosso un mare di merda. Notizie false”.
Sulla regolarità dell’adozione, Cipriani sottolinea la durata e la complessità dell’iter: “Ci abbiamo messo quasi quattro anni, per rispettare la procedura: giudici, assistenti sociali, psicologi… L’Uruguay non è un Paese delle banane, è un posto serio dove vengono fatte le cose seriamente”. Riguardo all’intervento del Presidente della Repubblica, che ha concesso la grazia a Minetti permettendole di restare all’estero con il bambino, Cipriani esclude qualsiasi inganno: “Tutte le carte che abbiamo mandato erano chiare. Credo che sia stata fatta una cosa fantastica: è stato un atto d’amore del presidente Mattarella, che ha capito benissimo la situazione”.
L’imprenditore racconta come è nato il legame con il figlio adottivo: “A Natale venivano sempre da noi i bambini dell’Inau di Maldonado e facevamo l’albero, la festa. In uno di questi incontri, abbiamo visto quel sorriso. Un bimbo che portava allegria, metteva pace. Siamo rimasti affascinati tutt’e due. Sapevamo della madre naturale, che peraltro non c’è mai stata: è una poveretta accusata d’omicidio e spaccio, faceva la prostituta. E drogandosi durante la gravidanza, ha causato la malattia del bambino”. Il piccolo, infatti, è affetto da una rara patologia e necessita di controlli medici costanti: “Noi lo portiamo a Boston ogni sei mesi. E sarà così fino ai 18 anni. Serve una persona sempre con lui: la mamma è la persona più vicina a un bambino, mi sembra una cosa abbastanza logica. In Italia non abbiamo strutture all’altezza per questa malattia. Siamo andati dal miglior esperto al mondo”.
E conclude con un’accusa diretta verso chi ha alimentato la polemica: “L’invidia. Che nel nostro Paese, purtroppo, non ci permette di crescere. A mio figlio, quando sarà grande, spiegherò che questa schifezza è stata solo una storia d’invidia. Il male peggiore”. L’imprenditore annuncia inoltre l’intenzione di agire legalmente: “Chiederemo i danni“.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)