Fave e pecorino per il Primo Maggio: ecco perché sono una tradizione


Primo Maggio, quella di mangiare fave e pecorino non è solo un’abitudine recente o legata ai picnic primaverili, ma affonda le radici nell’antichità

fave e pecorino

C’è un rito che nel Centro Italia (e in particolare a Roma) segna davvero l’inizio della bella stagione, più di qualsiasi calendario: il Primo Maggio si esce all’aria aperta e si mangiano fave e pecorino. Un’abitudine semplice che racconta una storia lunghissima fatta di tradizioni contadine e radici antichissime.

Tra fine aprile e inizio maggio, sui banchi dei mercati compaiono le fave fresche che nel Lazio diventano protagoniste assolute della tavola della Festa dei Lavoratori, immancabilmente accompagnate dal pecorino.

Quella di mangiare fave e formaggio, però, non è solo un’abitudine recente o legata ai picnic primaverili, ma affonda le radici nell’antichità. Già nell’epoca dell’Impero romano, infatti, durante le celebrazioni delle Floralia, dedicate alla dea Flora, si festeggiava la primavera con cibi semplici e stagionali. Tra questi, proprio le fave, considerate simbolo di fertilità e rinascita. Le Floralia, istituite nel III secolo a.C., si svolgevano tra la fine di aprile e i primi giorni di maggio, un periodo in cui i legumi freschi erano facilmente reperibili. Non a caso, le fave rappresentavano abbondanza e prosperità, mentre il loro consumo era associato ai riti di buon auspicio per la nuova stagione.

Con il tempo, alla semplicità delle fave si è affiancato il pecorino, uno dei formaggi più diffusi nel Centro Italia. L’abbinamento non è solo pratico, entrambi facilmente trasportabili durante le gite fuori porta, ma anche perfetto dal punto di vista del gusto: la dolcezza leggermente amarognola delle fave si sposa con la sapidità intensa del pecorino, creando un contrasto che è diventato un classico. Gustarle è semplice: basta sgranare le fave nel piatto e tagliare a tocchetti o scagliette il pecorino, accompagnando magari il tutto con un vino dei Castelli Romani.

Oggi questa tradizione sopravvive soprattutto nelle scampagnate del Primo Maggio, tra parchi e campagne, dove pane, fave e pecorino restano protagonisti di un rito conviviale che unisce storia e stagionalità. Un gesto semplice, che però racconta secoli di cultura contadina e memoria collettiva, arrivati fino alle tavole di oggi.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)