Tumore dell’endometrio: nuove speranze con trastuzumab pamirtecan


Nel trattamento del carcinoma dell’endometrio avanzato o metastatico, protagonista è il trastuzumab pamirtecan, un farmaco appartenente alla classe degli antibody-drug conjugates (ADC)

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Nel trattamento del carcinoma dell’endometrio avanzato o metastatico, soprattutto nelle pazienti già sottoposte a più linee di terapia, le opzioni disponibili restano limitate e spesso poco efficaci. In questo scenario, i dati presentati al congresso annuale della Society of Gynecologic Oncology nel 2026 accendono un nuovo interesse verso strategie terapeutiche più mirate.

Protagonista è il trastuzumab pamirtecan, un farmaco appartenente alla classe degli antibody-drug conjugates (ADC), che ha dimostrato un’attività antitumorale significativa in pazienti con carcinoma endometriale HER2-positivo già trattate in precedenza, incluse quelle che avevano ricevuto immunoterapia.

Il farmaco è sviluppato nell’ambito di una collaborazione tra la biotech tedesca BioNTech e la cinese DualityBio, che hanno unito competenze nella progettazione e nello sviluppo clinico di anticorpi-farmaco coniugati.

Risultati clinici promettenti in una popolazione complessa
Lo studio, un trial globale di fase 1/2, ha coinvolto 145 pazienti con malattia avanzata o metastatica. Si trattava di una popolazione particolarmente complessa, già esposta a chemioterapia a base di platino e, nella maggior parte dei casi, anche a inibitori dei checkpoint immunitari.

Nelle pazienti con carcinoma endometriale HER2-positivo già trattate con immunoterapia, valutate mediante analisi centralizzata dell’immunoistochimica (IHC), il trattamento con trastuzumab pamirtecan ha determinato un tasso di risposta obiettiva confermata del 49,3% (IC 95%: 37,4–61,3). La durata mediana della risposta è risultata pari a 9,9 mesi, mentre il controllo della malattia è stato ottenuto nel 79,5% dei casi. La sopravvivenza libera da progressione si è attestata a 6,8 mesi.
Considerando l’intera popolazione con tumori HER2-positivi valutati centralmente, il tasso di risposta è stato del 47,9%, con una durata mediana della risposta più lunga, pari a 11,1 mesi. Anche il controllo di malattia è risultato elevato, raggiungendo l’83,3%, mentre la sopravvivenza libera da progressione ha toccato gli 8,1 mesi.

Risultati sostanzialmente sovrapponibili sono emersi anche dalle valutazioni locali. Nelle pazienti precedentemente trattate con immunoterapia, il tasso di risposta è stato del 45,9%, con una durata mediana della risposta di 9,9 mesi e una sopravvivenza libera da progressione di circa 8 mesi. Nell’intera coorte valutata localmente, il tasso di risposta si è attestato al 44,1%, con una durata mediana della risposta di 10,3 mesi e un controllo di malattia superiore all’80%.

Nel complesso, i dati della coorte 2B dello studio globale di fase 1/2 indicano che trastuzumab pamirtecan è in grado di indurre risposte clinicamente rilevanti, prossime al 50%, in pazienti con carcinoma endometriale recidivante HER2-positivo già esposte a immunoterapia, con una durata della risposta intorno ai 10 mesi.

Un elemento particolarmente significativo è la relazione tra intensità di espressione di HER2 ed efficacia del trattamento: i tassi di risposta aumentano progressivamente con l’aumentare dell’espressione del recettore, superando il 70% nei tumori con HER2 fortemente positivo (IHC 3+). Questo dato suggerisce che il farmaco possa essere particolarmente efficace nei tumori “HER2-high”.

“Il trastuzumab pamirtecan ha dimostrato un’attività antitumorale incoraggiante in un’ampia coorte di pazienti con carcinoma endometriale recidivante HER2-positivo”, ha commentato Bhavana Pothuri, docente presso la NYU Grossman School of Medicine. “Il profilo di sicurezza è risultato gestibile e in linea con questa classe di farmaci. Gli eventi avversi gastrointestinali sono stati per lo più di basso grado e controllabili. La polmonite interstiziale rappresenta invece una tossicità clinicamente rilevante, che richiede un’attenta sorveglianza e strategie di gestione proattive per garantire la sicurezza delle pazienti”.

Come agisce il farmaco
Per comprendere il significato di questi risultati è importante chiarire come agisce il trastuzumab pamirtecan. Si tratta di una molecola “intelligente” che combina la capacità di riconoscere selettivamente le cellule tumorali con l’effetto citotossico di una chemioterapia altamente potente. L’anticorpo monoclonale, derivato dal trastuzumab, si lega al recettore HER2 presente sulla superficie delle cellule tumorali. Una volta avvenuto il legame, il complesso viene internalizzato nella cellula e rilascia al suo interno il farmaco citotossico, che induce la morte cellulare. In questo modo, la chemioterapia viene veicolata in maniera mirata, aumentando l’efficacia e limitando, almeno in parte, gli effetti sui tessuti sani. Inoltre, il farmaco può esercitare un cosiddetto effetto “bystander”, colpendo anche cellule tumorali vicine che esprimono livelli più bassi di HER2.

Un aspetto particolarmente interessante emerso dallo studio riguarda la relazione tra livello di espressione di HER2 e risposta al trattamento. I dati mostrano chiaramente che l’efficacia aumenta con l’intensità dell’espressione del recettore: nelle pazienti con HER2 fortemente positivo (IHC 3+) il tasso di risposta supera il 70%, mentre si mantiene più basso, ma comunque clinicamente rilevante, nei livelli inferiori di espressione. Questo rafforza l’importanza della caratterizzazione molecolare del tumore nella selezione delle pazienti candidate a questo tipo di terapia.

Dal punto di vista della sicurezza, il profilo del trastuzumab pamirtecan appare in linea con quello degli ADC. Gli effetti collaterali più frequenti includono nausea, affaticamento ed ematotossicità, mentre eventi più rilevanti come la polmonite interstiziale rappresentano una criticità da monitorare attentamente. Nel complesso, tuttavia, la tossicità è stata considerata gestibile, a condizione di un’adeguata sorveglianza clinica e di interventi tempestivi.

L’interesse per questo farmaco è tale che la Food and Drug Administration ha già concesso la designazione di “ breakthrough therapy”, un riconoscimento riservato ai trattamenti che mostrano un potenziale significativo rispetto alle opzioni disponibili. È attualmente in corso uno studio di fase 3 che confronterà il trastuzumab pamirtecan con la chemioterapia standard, passaggio cruciale per una possibile futura approvazione.

Nel complesso, questi risultati rappresentano un passo importante verso un approccio sempre più personalizzato anche nel carcinoma dell’endometrio, una neoplasia che fino a pochi anni fa disponeva di poche opzioni target. L’arrivo degli ADC anti-HER2 potrebbe infatti aprire una nuova fase terapeutica, in cui la selezione biologica del tumore diventa centrale nel guidare le scelte cliniche e nel migliorare gli esiti per le pazienti.

Referenza bibliografica 
Pothuri B, Richardson DL, Makker V, et al. Trastuzumab pamirtecan (DB-1303/BNT323) in patients with previously treated, HER2-expressing, advanced/metastatic endometrial cancer: first global clinical phase 2 data. Presented at: 2026 SGO Annual Meeting; April 10-13, 2025; San Juan, Puerto Rico.