Allenamento intenso aiuta a ridurre il rischio di malattia e morte


L’importanza dell’allenamento: le persone che svolgono anche solo pochi minuti al giorno di attività fisica vigorosa hanno una minore probabilità di sviluppare otto importanti malattie, tra cui artrite, patologie cardiovascolari e demenza

Uno studio delll’Università dell’Arizona evidenzia che si hanno meno benefici quando si fa attività fisica in aree molto inquinate

Secondo una ricerca pubblicata sull’European Heart Journal, le persone che svolgono anche solo pochi minuti al giorno di attività fisica vigorosa hanno una minore probabilità di sviluppare otto importanti malattie, tra cui artrite, patologie cardiovascolari e demenza.

I ricercatori hanno analizzato in dettaglio circa 96.000 individui, confrontando i livelli complessivi di attività fisica con la quota di attività vigorosa e il successivo rischio di sviluppare otto malattie principali.

È emerso che anche brevi episodi di attività più intensa, come correre per prendere l’autobus, riducono il rischio complessivo di malattia e mortalità, con un effetto particolarmente protettivo nei confronti delle malattie infiammatorie (come l’artrite), delle patologie cardiovascolari gravi (infarto e ictus) e della demenza.

Lo studio è stato condotto da un team internazionale guidato dal professor Minxue Shen della Xiangya School of Public Health della Central South University (Cina).

“È noto che l’attività fisica riduce il rischio di malattie croniche e morte prematura, e sempre più evidenze indicano che l’attività vigorosa offre maggiori benefici per unità di tempo rispetto a quella moderata. Tuttavia, restano dubbi sull’importanza relativa dell’intensità rispetto alla quantità totale di attività”, spiega Shen.

La ricerca ha coinvolto 96.408 partecipanti dello studio UK Biobank. Ogni soggetto ha indossato per una settimana un accelerometro al polso, per misurare con precisione i movimenti, inclusi i brevi episodi di attività intensa spesso dimenticati.

I dati sono stati messi in relazione con il rischio di morte o di sviluppo, nei sette anni successivi, di otto condizioni: malattie cardiovascolari maggiori, aritmie, diabete di tipo 2, malattie infiammatorie immuno-mediate, patologie epatiche, respiratorie croniche, renali croniche e demenza.

I risultati mostrano che una maggiore quota di attività vigorosa è associata a un rischio significativamente più basso per tutte le malattie considerate. Rispetto a chi non svolgeva attività intensa, i soggetti con la quota più elevata presentavano un rischio ridotto del 63% di demenza, del 60% di diabete di tipo 2 e del 46% di mortalità. Benefici osservati anche con tempi complessivi relativamente contenuti.

L’importanza dell’intensità varia a seconda della patologia: nelle malattie infiammatorie, come artrite e psoriasi, è risultata determinante; in altre, come diabete e malattie epatiche, contano sia intensità sia quantità di attività.

“L’attività vigorosa sembra attivare risposte fisiologiche che quella a bassa intensità non riesce a replicare completamente”, aggiunge Shen. “Migliora l’efficienza cardiaca, la flessibilità dei vasi sanguigni e la capacità dell’organismo di utilizzare l’ossigeno. Inoltre, può ridurre l’infiammazione e stimolare sostanze nel cervello che proteggono le cellule nervose, contribuendo a ridurre il rischio di demenza”.

Secondo i ricercatori, anche brevi momenti di attività intensa nella vita quotidiana – come salire rapidamente le scale, camminare a passo sostenuto o giocare attivamente con i bambini – possono fare la differenza. Bastano 15-20 minuti a settimana per ottenere benefici significativi.

Le attuali linee guida si concentrano soprattutto sulla quantità di tempo dedicata all’attività fisica, ma questi risultati suggeriscono che anche la “composizione” dell’attività è importante e può variare in base alle malattie che si vogliono prevenire, aprendo la strada a raccomandazioni più personalizzate.

Infine, gli autori sottolineano che l’attività vigorosa non è adatta a tutti: per anziani o persone con determinate condizioni mediche, è comunque utile aumentare il movimento, adattandolo alle proprie capacità.

Referenza bibliografica:
Volume vs intensity of physical activity and risk of cardiovascular and non-cardiovascular chronic diseases, by Jiehua Wei et al. European Heart Journal. leggi