Leone XIV accoglie le stelle di Milano Cortina 2026: “Atleti testimoni di un modo onesto e bello di vivere”


“Voi atleti siete diventati biografie che ispirano moltissime persone”

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All’indomani della riconsegna del Tricolore al Presidente della Repubblica al Quirinale e della serata di celebrazione a Casina Valadier, i medagliati e i quarti classificati azzurri dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026 sono stati ricevuti in udienza da Papa Leone XIV nella Sala Clementina, seconda loggia del Palazzo Apostolico.

“Vi accolgo con gioia dopo la fine dei Giochi Invernali di Milano Cortina 2026, che hanno diffuso nel mondo, insieme a competizioni di altissimo livello, anche un nobile messaggio umano, culturale e spirituale – le dichiarazioni di Papa Leone XIV –. Grazie per ciò che avete testimoniato. Lo sport, quando viene autenticamente vissuto, non resta soltanto una prestazione, ma una forma di linguaggio, un racconto fatto di gesti, di fatica, di attesa, di cadute e di ripartenze. Durante i Giochi abbiamo visto non solo corpi in movimento, ma storie, storie di sacrificio, di disciplina, di tenacia, in modo particolare nelle competizioni paralimpiche abbiamo osservato come il limite possa diventare luogo di rivelazione, non qualcosa che ostacola la persona ma che può essere trasformato, persino trasfigurato in vincolante qualità. Voi atleti siete diventati biografie che ispirano moltissime persone. In secondo luogo, il vostro affiatamento ci ricorda che nessuno vince da solo, perché dietro ogni vittoria tanti sono coinvolti: dalla famiglia alle squadre, molti giorni di allenamento, di pressione e di solitudine. Spesso è proprio in questi momenti che Dio si rivela.

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Lo sport concorre alla maturazione del nostro carattere, richiede una spiritualità santa e una forma feconda di educazione. Dallo sport si impara a conoscere il proprio corpo senza idolatrarlo, a governare le emozioni, a competere senza perdere il senso della fraternità, ad accogliere la sconfitta senza disperazione e la vittoria senza arroganza. Allenando la mente insieme alle membra, lo sport è autentico quando resta umano, cioè quando rimane fedele alla sua prima vocazione: essere scuola di vita e di talento. Una scuola nella quale si impara che il vero successo si misura dalla qualità delle relazioni, non dall’ammontare dei premi ma dalla stima reciproca, dalla gioia condivisa del gioco. Questa è la vita in abbondanza della quale parla il Vangelo: una vita piena di senso, una vita in cui corporeità e interiorità trovano armonia. Ecco la ragione della scelta di questa espressione evangelica come titolo della lettera che ho scritto proprio in occasione dell’inizio dei Giochi: La Vita in Abbondanza. Nel tempo attuale, così segnato da polarizzazioni, rivalità e conflitti che sfociano in guerre devastanti, il vostro impegno assume un valore ancora maggiore. Lo sport può e deve diventare davvero uno spazio di incontro, non un’esibizione di forza ma un esercizio di relazione. Ho voluto ricordare in occasione di questi Giochi il valore della Tregua Olimpica: con la vostra presenza avete reso visibile questa possibilità di pace come una profezia niente a fatto retorica. Spezzare la logica della violenza per promuovere quella dell’incontro. Al contempo sappiamo bene che lo sport porta con sé anche delle tentazioni: quella della prestazione a ogni costo, che può condurre fino al doping, quella del profitto che trasforma il gioco in mercato e lo sportivo in divo, quella della spettacolarizzazione che riduce l’atleta a un’immagine o a un numero. Contro queste derive la vostra testimonianza è essenziale. Cari atleti, voi siete stati testimoni di un modo onesto e bello di abitare il mondo, portate l’idea che si possa gareggiare senza odiarsi, che si possa vincere senza umiliare, che si possa perdere senza perdere se stessi.

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In un’epoca di grandi sfide climatiche questi Giochi ci ricordano anche il legame tra sport e natura e il nostro dovere di prenderci cura della casa comune. Oggi, in questa sala, guardiamo alla croce degli sportivi, la croce olimpica e paralimpica, che dai Giochi di Londra 2012 a quelli di Milano Cortina 2026 raccoglie preghiere, attese, speranze, paure e sofferenze delle donne e degli uomini che a ogni età condividono le loro esperienze sportive. Davanti a questo supremo ed essenziale esempio di dedizione rinnoviamo il desiderio di dare il nostro meglio, insieme, in ogni attività”.

Il Papa, che ha ricevuto in dono le tute olimpiche e paralimpiche e le due fiaccole, ha poi salutato personalmente uno ad uno tutti i presenti.

Presenti, oltre agli atleti, il Presidente del CONI Luciano Buonfiglio, il Segretario Generale e Capo Missione dell’Italia Team all’Olimpiade Carlo Mornati, il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il Presidente del Consiglio Regionale del Veneto Luca Zaia, il Sindaco di Milano Giuseppe Sala, il Sindaco di Verona Damiano Tommasi, il Presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, il Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, i membri onorari del CIO Manuela Di Centa, Franco Carraro e Mario Pescante, i vertici della Fondazione Milano Cortina 2026 guidati dal Presidente Giovanni Malagò, i membri di diritto del Consiglio Nazionale del CONI (presidenti federali), numerosi membri di Giunta, i presidenti delle commissioni atleti e tecnici del CONI.