La norma riguarda i palestinesi condannati per attacchi mortali e solleva critiche giuridiche e politiche
![]()
Il parlamento israeliano approva – con 62 voti a favore, 48 contrari e un’astensione – definitivamente la legge che introduce la pena di morte per “chi causa intenzionalmente la morte di una persona nell’ambito di un atto di terrorismo, con l’intento di negare l’esistenza dello Stato di Israele”.
La norma stabilisce che la pena capitale possa essere applicata nei confronti di chi uccide con l’intento di negare l’esistenza dello Stato di Israele. Una formulazione che, secondo diverse interpretazioni, finisce per riguardare quasi esclusivamente il terrorismo palestinese poiché esclude esplicitamente i cittadini o i residenti israeliani, solo i palestinesi vengono processati dai tribunali militari. Gli israeliani vengono processati dai tribunali civili, ricorda il Times of Israel.
Il tribunale potrà comunque optare per l’ergastolo in presenza di “circostanze speciali” o “motivi particolari”, lasciando quindi un margine di discrezionalità ai giudici.
La legge sarà applicabile nei territori sotto controllo israeliano, inclusa la Cisgiordania. Non riguarda invece i miliziani di Hamas coinvolti negli attacchi del 7 ottobre, per i quali è in discussione un provvedimento separato con l’istituzione di un tribunale ad hoc.
Autorità Palestinese: “Pericolosa escalation”
Dopo l’approvazione della legge, arriva la condanna dell’Autorità Palestinese, che ha definito la misura una “pericolosa escalation”. In un post su X, il ministero degli Esteri dell’Autorità Palestinese afferma che “Israele non ha sovranità sulla terra palestinese”, aggiungendo: “Questa legge rivela ancora una volta la natura del sistema coloniale israeliano, che cerca di legittimare le uccisioni extragiudiziali con una copertura legislativa”.