Il 28 e 29 marzo al Teatro Biblioteca Quarticciolo lo spettacolo scritto e diretto da Giulio Santolini, “Kamikaze”, sovverte le regole del teatro convenzionale
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Sabato 28 e domenica 29, il mese di marzo al Teatro Biblioteca Quarticciolo si conclude con una seconda novità teatrale a Roma: Kamikaze – spero vada meglio dell’ultima volta, spettacolo scritto e diretto da Giulio Santolini, anche in scena con Daniele Boccardi. Un testo che sovverte le regole del teatro convenzionale, mettendo al centro il rapporto tra performer e spettatori. In un dispositivo scenico ludico e spietato, il pubblico diventa giudice attivo: dopo ogni breve performance, vota e decide se assegnare un premio o infliggere una punizione all’attore. Kamikaze è un’esperienza interattiva e provocatoria che riflette sui concetti di successo, fallimento, gusto e giudizio, sfidando il confine tra cultura e intrattenimento.
Auguro a questa tragedia un pubblico migliore, più rozzo, più immediatamente sincero, più vicino a godere e soffrire, un pubblico popolare [Antonio Gramsci l’Avanti 14 novembre 1920].
Fin dalla sua nascita il teatro ha avuto bisogno di almeno due elementi per esistere: l’attore e lo spettatore. Se inizialmente il confine tra i due ruoli era sfumato, un mondo in cui i rituali collettivi sfociavano nelle rappresentazioni, in cui la città si riuniva e tutti contribuivano alla fruizione del mito, con il passare degli anni e dei secoli la distanza si è fatta sempre più netta. Le abilità richieste per eseguire una partitura sono diventate sempre più complesse, è stata necessaria una separazione e il pubblico ha iniziato a esigere qualcosa. Più la società si raffinava e più gli spettatori si abituavano a sedere e a ricevere più silenziosamente ciò che il performer aveva da offrire. Se al tempo dei Duchi di Mantova un attore non gradito poteva rischiare la morte, se durante le prime recite di Moliere il pubblico poteva liberamente abbandonarsi a un piacevole amplesso per scacciare gli sbadigli o persino innescare una rivoluzione, oggi il teatro e gli spettatori si sono fatti più educati, rispettosi, forse meno pericolosi. Cosa è cambiato? Qual è il rapporto che lega una performance alla sua platea? Cosa succederebbe oggi se il pubblico avesse l’opportunità di esprimere un giudizio nell’immediato, di condannare e punire un attore che non soddisfa il suo gusto?
In KAMIKAZE – spero vada meglio dell’ultima volta il patto sarà sancito fin dall’inizio con un prologo che romperà fin da subito ogni barriera, fornendo un manuale di istruzioni per accedere al dispositivo. Seguiranno una serie di round in cui Giulio Santolini, insieme a Daniele Boccardi, sfideranno il gusto, la morale e la noia creando brevi performance che verranno giudicate e valutate immediatamente dalla platea. Gli spettatori saranno chiamati a seguire l’istinto e dare la loro sentenza. Al termine di ogni performance ci sarà una votazione: se la maggioranza degli spettatori sarà soddisfatta, al performer verrà dato un premio, se sarà delusa, una punizione. Finita l’esecuzione, si passerà a un nuovo round, una nuova creazione, una nuova sentenza, un nuovo premio/punizione e così via.
Quanto sia importante la costruzione di un’esperienza orientata al compiacimento del pubblico, il confine fra cultura e intrattenimento e tutto ciò che tutto questo ci racconta della nostra società diventano il pinto di partenza. La pratica dell’arte può opporsi alle rappresentazioni manipolative e offrire un modello di libertà: un modello non governato da pretese di correttezza, in cui sospendere l’incredulità decostruendo gli stereotipi, facendo esperienza di ribaltamento e anarchia.
KAMIKAZE – spero vada meglio dell’ultima volta è uno spettacolo che vuole fare comunità abitando senza sovrastrutture una piccola Agorà dove poter dare valore all’esperienza dello sguardo e del giudizio. Un manuale di istruzioni per praticare il disordine e innescare un ribaltamento di ruoli. Un gioco alla ricerca della bellezza nell’errore. Il significato di “fallimento” si apre così a nuove possibilità: ciò che per qualcuno è sbagliato, per qualcun altro può essere affascinante, sorprendente, persino meraviglioso. Allo stesso modo, il concetto di successo si rivela relativo, così come i criteri che stabiliscono cosa è bello, cosa è arte e cosa, invece, è solo spazzatura. Ne emerge la possibilità di cambiare punto di vista e di sospendere, anche solo per un momento, la preoccupazione per il giudizio degli altri.
Domenica 29, al termine della replica, medierà l’incontro con la compagnia Andrea Pocosgnich, nell’ambito del progetto Staffetta critica (v. calendario completo).
Giulio Santolini è un performer, coreografo e insegnante di performing arts. Dopo aver conseguito il diploma come attore all’Accademia dello Stabile del Veneto collabora come performer per varie compagnie nazionali e internazionali fra cui: CollettivO CineticO, Enzo Cosimi, Marcos Morau/La Veronal, Sharon Fridman e Sotterraneo, con cui ha vinto 2 premi Ubu per il miglior spettacolo dell’anno (2019/2022) e di cui cura le coreografie degli spettacoli. Ha debuttato nel 2024 con la sua opera prima dal titolo “LE BACCANTI – fare schifo con gloria”.