La proposta punta a vietare nei luoghi pubblici o aperti al pubblico l’uso “di indumenti o di qualunque altro oggetto o mezzo che occultino il volto”
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“Accertare l’identità di chi frequenta un luogo pubblico è il primo passo per tutelare la sicurezza dei cittadini. Per questo, vogliamo togliere ogni alibi, religioso o culturale, a chi pretende ancora di entrare in ospedali, scuole, parchi o altri posti occultando il proprio volto con qualsiasi mezzo, compreso il velo integrale”. Lo affermano il vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio, e l’europarlamentare della Lega, Anna Maria Cisint, nell’illustrare un emendamento presentato dal senatore al dl Sicurezza. La proposta punta a vietare nei luoghi pubblici o aperti al pubblico l’uso “di indumenti o di qualunque altro oggetto o mezzo che occultino il volto o rendano comunque irriconoscibile la persona, impedendone l’identificazione”.
Farebbero eccezione i luoghi di culto, manifestazioni sportive o culturali ed esigenze legate alla salute e alla sicurezza stradale. Le violazioni sarebbero punite con una sanzione da 500 a 2.000 euro. “Si tratta di una battaglia storica della Lega – ricorda Centinaio – che io ho voluto riproporre anche in un recente disegno di legge, volto a introdurre il delitto di costrizione all’occultamento del volto. Spesso niqab, burqa e simili sono imposti alle donne, soprattutto le più giovani, da famiglie radicalizzate. Già impedire loro di accedere in luoghi pubblici con questi indumenti, come chiediamo di fare anche con questo emendamento, significherebbe sostenere la loro libertà e aiutarne l’integrazione nella nostra società. Ma c’è soprattutto una questione di sicurezza: non possiamo permettere che i cittadini continuino ad avvertire come una minaccia chi si trovano di fronte, perché non possono nemmeno riconoscere se sia uomo o donna. Pensiamo a quanto questo sia rischioso soprattutto in luoghi frequentati da bambini, come asili e scuole”.
“La Lega porta avanti la sua battaglia di civiltà e legalità contro l’islamizzazione del nostro Paese, che passa anche attraverso l’applicazione della Sharia, fenomeno che già vediamo nelle nostre città – e, da ex sindaco di Monfalcone, lo so bene – e che non può più essere tollerato, così come non può esserlo la pratica liberticida della sottomissione della donna, a partire dall’imposizione del velo integrale”, aggiunge Cisint. “Si tratta di una pratica sempre più diffusa, che coinvolge donne e ragazze sempre più giovani, arrivando persino alle scuole medie. Forte è poi l’urgenza di garantire maggiore sicurezza ai nostri cittadini: il rischio di jihadismo, determinato dal contesto geopolitico, è più che mai concreto. Ce lo ha evidenziato anche la relazione della nostra intelligence e, per questo, abbiamo voluto accelerare presentando questo emendamento”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)