Lupi, linci e solitudini: Vincenzo Pardini racconta la ferocia e il mito della provincia selvaggia ne “I figli di Wanda e altri racconti” (Oligo). Dal 3 aprile
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Con questa raccolta di racconti, Vincenzo Pardini ritorna in libreria con tutta la forza di una natura impegnata in un’incessante lotta di riappropriazione, anche etica e spirituale, di luoghi, sia fisici che mentali. L’essere umano a volte ne è testimone, altre comprimario, altre ancora è solo una comparsa. Perché i veri protagonisti sono lupi, cinghiali, linci, ma anche asini e capre, che si muovono tra le fattorie e i boschi di una Toscana poco conosciuta ai più, a tratti selvaggia, ancestrale, crudele ma sempre brulicante di vita. Il cuore pulsante del libro risiede nell’intreccio tra le vite degli uomini con quelle degli animali, creando un’osmosi dove il destino umano e quello naturale si fondono. I personaggi, spesso solitari, feriti o ai margini (come i protagonisti di “I figli di Wanda” o “Il contagio del lupo”), non sono solo abitanti del territorio, ma emanazioni della terra stessa.
Intanto, lui e la lupa erano passati a un’intesa di mente e di sguardi; Beriade ne percepiva i desideri, tra cui quello che voleva rivolgesse attenzione ai cuccioli. I quali, traballanti e indecisi, si muovevano nella stanza. Infatti, sapeva Beriade, i piccoli di lupo aprono gli occhi assai tardi. Spesso, trovava la madre accosciata, e loro attaccati alle poppe, a suggere il latte. Se defecavano, lei gli lambiva l’ano, ingerendone gli escrementi. Intanto s’era accorto che, sebbene le portasse il cibo due volte al giorno, in sua presenza non l’aveva mai mangiato. Ma, preso a chiamarla Wanda, una mattina gli si accostò, lasciandosi carezzare.
VINCENZO PARDINI è nato a Fabbriche di Vallico (Lucca) nel 1950. Collabora con il “Quotidiano Nazionale” e le riviste “Nuovi Argomenti” e “Paragone”. Ha pubblicato con Mondadori, Laterza, Bompiani, Giunti, peQuod, Fandango e Vallecchi, con cui è uscito il suo ultimo libro, Vita di Cristo e del suo cane randagio (2024).