La bolognese è stata premiata per il miglior corto live action. Vive in Francia da anni ma non dimentica le sue origini: “Ha una scena culturale fortissima”
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C’è un nome bolognese che è diventato famoso nella notte degli Oscar ed è stato anche l’unica italiana premiata: è quello di Valentina Merli, la produttrice cinematografica che ha conquistato un Oscar per il corto Two People Exchanging Saliva. Nata a Bologna, Valentina Merli è cresciuta e ha studiato sotto le Due torri, ma da anni vive in Francia dove insieme a Violeta Kreimer ha fondato la casa di produzione Misia Films. Pur vivendo da molti anni in Francia, Valentina non ha dimenticato le sue origini: di Bologna dice che è “una città che nutre. Ha una scena culturale fortissima. Ti dà energia, dinamismo”.
“LA CULTURA IN ITALIA NON È SOSTENUTA”
“Ancora non ci credo: è un sogno!”, ha detto Valentina Merli subito dopo la cerimonia. E ha aggiunto: “Mi dispiace che l’Italia sia assente. Eppure abbiamo una tradizione così solida e ammirata in tutto il mondo. Abbiamo registi, attori e tecnici fantastici. Penso che il cinema, come tutta la cultura, non sia abbastanza sostenuto in Italia. In Francia ti senti più ascoltato, accompagnato. Con il giusto supporto, il cinema crea un ritorno economico. Della cultura si mangia eccome. Come vorrei lavorare di più con italiani”.
Valentina Merli nella notte degli Oscar è salita sul palco: la statuetta (per il miglior corto live action) è stata ritirata dai registi Alexandre Singh e Natalie Musteata, ma sul palco c’era anche lei, visibilmente emozionata. “Il film è un invito a riscoprire l’intimità in un mondo sempre più freddo – hanno detto i registi -. Grazie per avere premiato un film strano e queer”. Produttrici esecutive sono anche Isabelle Huppert e Julianne Moore.

IL CORTO
Intervistata dal Resto del Carlino, Valentina Merli ha spiegato qualche dettaglio in più sul corto premiato: “Il film fa parte della serie By Night, un progetto delle Galeries Lafayette di Parigi. Durante il Covid i grandi magazzini erano chiusi e ci proposero di realizzare qualcosa al loro interno, in quel tempo sospeso. Da lì è nata l’idea di girare film di notte, a serrande abbassate. Ci hanno dato carta bianca nella scelta degli artisti e dei registi. Uno dei costumi in bianco e nero ha un significato preciso: è ispirato a un Qr code e nasce dal clima della rivoluzione ’Donna, vita, libertà’ in Iran. Nel film c’è anche l’America di Trump, le politiche sull’immigrazione, la violenza sistemica. È un cinema che sembra distopico, ma purtroppo non lo è”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)