Rocco Siffredi si difende dalle accuse di abusi e porta i film hard in Procura


Rocco Siffredi e i presunti abusi sui set porno: lui contrattacca e porta i film hard in Procura a Milano dopo l’apertura di un fascicolo in seguito alle accuse di alcune attrici a Le Iene

rocco siffredi

Duecento pagine di querela, più mezzo terabyte di video porno. È il materiale che finirà sulla scrivania della pm Marina Petruzzella, chiamata a districarsi in una vicenda che mescola accuse pesanti, televisione d’inchiesta e un settore – quello dell’hard – dove il confine tra performance e abuso diventa terreno scivoloso. Al centro c’è Rocco Siffredi, che ha deciso di passare al contrattacco dopo le accuse raccolte dalla trasmissione “Le Iene”. Racconta il Corriere della Sera che nella denuncia, depositata e poi integrata nei mesi successivi, l’ex pornodivo contesta punto per punto le testimonianze di attrici e aspiranti tali che lo accusano di violenze e abusi avvenuti sui set di film hard da lui girati o prodotti.

Per la difesa i video allegati alla querela sono “riscontri documentali” destinati a smontare le accuse. Non semplici clip, ma centinaia di gigabyte di girato che – nella tesi difensiva – dimostrerebbero la consensualità delle scene contestate. La Procura di Milano, intanto, ha aperto un fascicolo per diffamazione. Nel registro degli indagati sono finite venti persone: due autori della trasmissione televisiva, quindici donne che hanno denunciato gli episodi mettendoci nome e cognome e altre tre che avevano scelto di restare anonime. Ma secondo la difesa, anche queste ultime sarebbero state identificate.

Le donne parlano di violenze sessuali e psicologiche, di pressioni durante i set, di contenuti pubblicati senza consenso. Alcune raccontano di aver partecipato a semplici casting, ritrovandosi poi nei circuiti online dell’hard senza aver mai autorizzato la diffusione dei video né ricevuto compensi. Altre sostengono di essere state spinte a pratiche sessuali che non avevano accettato. Siffredi respinge tutto. Si considera vittima di una “macchina del fango”. L’ex attore – che da quattro anni ha abbandonato l’attività davanti alla telecamera per dedicarsi a produzione e regia – sostiene che nessuna scena sia mai stata girata contro la volontà delle attrici.

Quanto alla questione del consenso formale, la linea difensiva è ancora più netta: per un certo periodo, viene sostenuto, non era previsto un modello standard di autorizzazione. E sulle accuse di prestazioni sessuali forzate la replica è altrettanto diretta: quelle stesse pratiche, secondo Siffredi, le attrici le avevano già interpretate in altri film. A sostegno della sua versione Siffredi ha indicato una lista di testimoni: cameraman, tecnici e operatori presenti sui set.

Gli autori de “Le Iene” difendono il lavoro svolto. “Abbiamo raccolto testimonianze di donne che raccontano presunte prevaricazioni, abusi e violenze”, spiegano. “Con loro abbiamo avviato una riflessione sul consenso, un tema oggi al centro del dibattito globale. Ci sorprende vedere che la notizia della denuncia di Siffredi, con la sua versione dei fatti, stia ricevendo più attenzione rispetto al racconto delle presunte vittime”.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)