Il Consorzio Ecotessili traccia un quadro “allarmante” per l’Italia e per l’impatto sull’ambiente
Spenti i riflettori sulla Milano Fashion Week, l’attenzione sull’impatto ambientale della produzione di massa rimane alta ed il Consorzio Ecotessili traccia un quadro “allarmante” per l’Italia: ogni anno acquistiamo mediamente 19 chili di indumenti, ma ne buttiamo via ben 12 chili, una quantità sufficiente a riempire un’intera valigia.
“Il consumo tessile pro capite nell’Unione Europea aumenta anno dopo anni, mentre come leggiamo nei dati il numero medio di utilizzi per singolo capo è crollato del 36%”. Così il maestro Pino Peluso, segretario generale della World federation of master tailors (Wfmt),che aggiunge: “davanti a questa crisi del recupero e all’allarme lanciato dal Consorzio, la sartoria tradizionale resta la via maestra per un consumo consapevole e realmente sostenibile”.
vita utile di abiti e calzature, come suggerito proprio da Ecotessili, “per le sartorie tradizionali rappresenta la base stessa del mestiere – ha spiegato Peluso – i capi sartoriali sono pensati per resistere al tempo e alle mode, realizzati con materiali completamente naturali e riciclabili, lavorati artigianalmente senza l’impiego di sostanze chimiche o plastiche industriali”.
L’impatto sull’ambiente, ripensando alla sartoria come scelta consapevole, sarebbe decisamente diverso, oltre che rappresentare un costante reinventare nuove vite per abiti e materiali di recupero.
“I capi ereditati dai genitori e dai nonni sono tesori custodi di una qualità tessile oggi difficilmente replicabile – ha proseguito Peluso – un vecchio cappotto di pura lana, pesante e strutturato, può diventare la base perfetta per una rivisitazione sartoriale e, ancora più importante, quando un capo non è più riutilizzabile diventa essenziale il recupero dei materiali per creare qualcosa di nuovo e speciale”. I dati del Consorzio Ecotessili dipingono un quadro allarmante, dove “l’ossessione per il fast fashion e la diffusione capillare degli e-commerce stanno alimentando un inquinamento spaventoso, distruggendo la manodopera qualificata”.
“La sartoria – ha concluso il segretario generale della World federation of master tailors – offre l’alternativa più nobile a questo modello, consentendo di estendere la vita dei prodotti e ridurre la domanda di nuovi articoli a basso costo”.
FONTE: DIRE.IT