Crohn: Guselkumab efficace fino a 48 settimane sulle manifestazioni extraintestinali


Guselkumab, efficace fino a 48 settimane sulle manifestazioni extraintestinali della malattia di Crohn. Dati del programma GALAXI7

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Le manifestazioni extraintestinali rappresentano una componente clinicamente rilevante della malattia di Crohn, coinvolgendo articolazioni, cute e occhi. I dati combinati degli studi GALAXI 2 e 3 valutano l’efficacia di guselkumab, inibitore selettivo della subunità p19 dell’IL-23, sulle manifestazioni extraintestinali fino alla settimana 48. I risultati, presentati a Stoccolma nell’ambito del 21^ congresso della ECCO (European Crohn’s and colitis organisation) mostrano una significativa risoluzione rispetto al placebo alla settimana 12, mantenuta nel tempo e indipendente dall’uso di steroidi, con un effetto coerente su artrite, artralgia e manifestazioni cutanee.

Questi risultati sono stati presentati ieri dal prof. Silvio Danese, IRCCS Ospedale San Raffaele e Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Guselkumab e razionale biologico: un duplice meccanismo su IL-23
Le manifestazioni extraintestinali, che includono coinvolgimento articolare, cutaneo e oculare, sono molto comuni nei pazienti con malattia infiammatoria intestinale e rappresentano una componente rilevante del carico di malattia. Guselkumab agisce in modo mirato sulla subunità p19 dell’interleuchina 23, esercitando un’azione duplice attraverso l’inibizione dell’IL-23 e del recettore CD64. Questo meccanismo d’azione è alla base del suo sviluppo clinico nella malattia di Crohn.

L’approvazione di guselkumab è derivata dai programmi GALAXI. I dati presentati al congresso ECCO riguardano l’analisi combinata degli studi GALAXI 2 e GALAXI 3, con l’obiettivo specifico di valutare le manifestazioni extraintestinali fino alla settimana 48.
Il disegno prevedeva una fase di induzione endovenosa con tre dosi secondo quanto previsto dal protocollo registrativo, seguita da una fase di mantenimento sottocutaneo con 100 mg ogni 8 settimane oppure 200 mg ogni 4 settimane.
L’analisi ha considerato l’intera popolazione di pazienti che ha ricevuto l’induzione endovenosa e successivamente una delle due strategie di mantenimento sottocutaneo.

Le caratteristiche basali mostrano che circa il 40% dei pazienti in tutti i bracci di trattamento, leggermente meno nel gruppo guselkumab, presentava manifestazioni extraintestinali al momento dell’arruolamento. Tra queste, la grande maggioranza, circa il 90%, era costituita da artrite o artralgia. Una quota compresa tra il 20% e il 25% presentava manifestazioni cutanee, incluse eritema nodoso e pioderma gangrenoso, mentre una minoranza di pazienti presentava manifestazioni oculari come irite o uveite.

Risultati alla settimana 12: superiorità rispetto al placebo e prevenzione delle nuove manifestazioni
Alla settimana 12, nei pazienti che presentavano manifestazioni extraintestinali al basale, il 60% dei soggetti trattati con guselkumab ha ottenuto la risoluzione complessiva delle manifestazioni, rispetto al 42% del gruppo placebo. Inoltre, è stato osservato che i pazienti trattati con guselkumab hanno presentato una minore comparsa de novo di manifestazioni extraintestinali rispetto al placebo.

Analizzando separatamente i diversi tipi di manifestazioni, il 55% dei pazienti trattati con guselkumab ha ottenuto la risoluzione di artrite o artralgia, rispetto al 33% nel gruppo placebo. Per quanto riguarda le manifestazioni cutanee, la percentuale di risoluzione ha raggiunto il 75%.
Dopo la fase di induzione, alla settimana 12, si è osservata una riduzione significativa rispetto al basale nel gruppo guselkumab: la prevalenza di artrite o artralgia si è ridotta dal 30% al 15%, mentre quella di eritema nodoso o pioderma gangrenoso è diminuita dal 6% al 2%. Questi dati confermano un effetto precoce già nella fase di induzione.

Mantenimento fino alla settimana 48: efficacia costante e indipendente dagli steroidi
Analizzando i dati fino alla settimana 48, entrambe le dosi di mantenimento,100 mg ogni 8 settimane e 200 mg ogni 4 settimane, si sono dimostrate costantemente efficaci nella riduzione di artrite e artralgia. L’efficacia è risultata coerente anche per le manifestazioni cutanee come eritema nodoso e pioderma gangrenoso.
Un’analisi specifica ha valutato la risoluzione delle manifestazioni extraintestinali in assenza di steroidi. Alla settimana 48, circa il 70% dei pazienti con manifestazioni articolari al basale ha ottenuto la risoluzione di artrite o artralgia senza necessità di terapia steroidea, con risultati sovrapponibili tra le due dosi.

Analizzando la risoluzione libera da steroidi a 90 giorni, si osserva ancora una volta un’elevata efficacia di entrambe le dosi per le manifestazioni articolari e cutanee. I risultati sono coerenti per tutti i pazienti che presentavano manifestazioni extraintestinali al basale.
Nel complesso, la maggior parte dei pazienti ha ottenuto la risoluzione delle manifestazioni extraintestinali senza l’uso concomitante di steroidi, in linea con l’efficacia globale del farmaco nella malattia di Crohn.

Per quanto riguarda le manifestazioni oculari, il numero di pazienti era molto limitato: 11 nel gruppo attivo contro 2 nel gruppo placebo. Non è stata effettuata una sottoanalisi dettagliata, ma anche in questo sottogruppo è stato osservato un miglioramento coerente con gli altri risultati, sebbene il numero esiguo non consenta conclusioni definitive.

Non sono disponibili al momento sottoanalisi relative ai pazienti pretrattati con anti-TNF in relazione specifica alle manifestazioni oculari. Analogamente, non sono disponibili dati comparativi con ustekinumab nel contesto dello studio GALAXI per quanto riguarda l’impatto sulle manifestazioni extraintestinali.

In conclusione, nei pazienti con malattia di Crohn, guselkumab ha dimostrato una maggiore risoluzione delle manifestazioni extraintestinali rispetto al placebo già alla settimana 12, con una minore comparsa de novo di tali manifestazioni. L’efficacia si è mantenuta fino alla settimana 48, risultando indipendente dall’uso di steroidi. I risultati sono coerenti per manifestazioni articolari e cutanee, mentre i dati sulle manifestazioni oculari, pur favorevoli, restano limitati per il numero ridotto di casi.

Nel loro insieme, questi dati suggeriscono che guselkumab non solo migliora la malattia intestinale, ma può anche contribuire al controllo e alla prevenzione delle manifestazioni extraintestinali nella malattia di Crohn, rafforzando il suo ruolo nel trattamento globale di questa patologia complessa.

S. Danese. et al, Extraintestinal manifestations in partecipants with moderately to severely active Crohn’s disease: Results from the phase 3 GALAXY 2&3 studies. 18-21 febbraio Stoccolma ECCO 2026