Secondo nuove evidenze scientifiche bassi livelli di vitamina D aumentano il rischio cardiovascolare nei pazienti asmatici
Nei pazienti con asma, bassi livelli di vitamina D si associano ad un incremento non lineare del rischio cardiovascolare; sopra circa 50 nmol/L il beneficio si stabilizza, ma rimane evidente che mantenere una buona disponibilità di vitamina D riduce il peso cardiovascolare dell’asma, con un ruolo modulante di specifici polimorfismi del recettore della vitamina D. Queste le conclusioni di uno studio pubblicato su BMC Pulmonary Medicine.
Razionale e obiettivi dello studio
L’asma è una malattia infiammatoria cronica delle vie aeree che condivide numerosi meccanismi patogenetici con le malattie cardiovascolari (infiammazione cronica sistemica di basso grado, con stress ossidativo, disfunzione endoteliale, assetto pro-trombotico e frequenti alterazioni metaboliche – obesità, insulino-resistenza, dislipidemia – che favoriscono sia il rimodellamento bronchiale sia l’aterosclerosi).
I pazienti asmatici presentano spesso carenza di vitamina D, molecola con importanti funzioni immunomodulanti e cardiometaboliche. Tuttavia, non era chiaro se e quanto lo stato vitaminico influenzasse il rischio cardiovascolare a lungo termine in questa popolazione, né se le varianti genetiche del recettore della vitamina D potessero modificarne l’effetto protettivo.
Obiettivo principale dello studio è stato quindi valutare l’associazione tra livelli sierici di 25(OH)D e l’incidenza di eventi cardiovascolari nei pazienti con asma e, in seconda istanza, esplorare il ruolo dei polimorfismi del recettore della vitamina D e dei possibili mediatori cardiometabolici.
Disegno dello studio
Lo studio prospettico, basato su oltre mezzo milione di adulti arruolati nella coorte UK BioBank nel Regno Unito, ha reclutato 30.534 partecipanti con asma, identificati tramite questionario e codici ICD, e 251.249 soggetti senza asma come gruppo di confronto.
Sono stati esclusi i pazienti con malattia cardiovascolare prevalente e quelli privi di misurazione al basale di 25(OH)D. I livelli sierici di 25(OH)D sono stati dosati con chemiluminescenza e classificati in quattro categorie: grave deficit (<25 nmol/L), deficit moderato (25-49,9), insufficienza (50-74,9) e sufficienza (≥75).
L’outcome primario era la comparsa di un primo evento cardiovascolare maggiore registrato nei database ospedalieri. L’associazione tra 25(OH)D e rischio cardiovascolare è stata analizzata con modelli di Cox e analisi aggiustate per la presenza di numerosi fattori confondenti.
In un sottogruppo sono stati valutati quattro polimorfismi del recettore della vitamina D (BsmI, FokI, TaqI, ApaI). È stata inoltre condotta un’analisi di mediazione per stimare il contributo di indice di massa corporea, proteina C reattiva e emoglobina glicata.
Risultati principali
Associazione tra 25(OH)D e rischio cardiovascolare nell’asma
Durante un follow-up mediano di circa 15 anni, quasi un terzo dei pazienti asmatici ha sviluppato un evento cardiovascolare. L’analisi dose-risposta ha evidenziato una relazione a forma di “L” tra concentrazione di 25(OH)D e rischio cardiovascolare: il rischio si riduceva in modo marcato ai livelli più bassi, per poi stabilizzarsi attorno a 50 nmol/L.
Rispetto agli individui con grave deficit di vitamina D, quelli con valori compresi tra 25 e 49,9 nmol/L presentavano un rischio ridotto di circa il 10%, mentre nei gruppi con livelli tra 50 e 74,9 e ≥75 nmol/L la riduzione raggiungeva circa il 17%.
Considerando 25(OH)D come variabile continua, ogni incremento unitario nel logaritmo della concentrazione si associava ad una riduzione di circa il 14% del rischio cardiovascolare.
Ruolo dei polimorfismi del recettore della vitamina D
Globalmente, le varianti del recettore non risultavano associate in modo diretto all’incidenza cardiovascolare. Tuttavia, nei pazienti con asma e grave carenza di vitamina D è emersa una marcata modulazione genetica dell’effetto protettivo. In questo sottogruppo, l’allele T del polimorfismo BsmI e l’allele G di TaqI attenuavano l’azione favorevole della vitamina D, incrementando il rischio di eventi. Al contrario, l’allele A di ApaI sembrava potenziare la protezione cardiovascolare legata a livelli più elevati di 25(OH)D. Ciò suggerisce che, in condizioni di ipovitaminosi severa, il profilo genetico del recettore può fare la differenza nel bilancio di rischio individuale.
Mediazione attraverso vie cardiometaboliche e confronto con i non asmatici
L’analisi di mediazione ha mostrato che una quota sostanziale dell’effetto protettivo della vitamina D passa attraverso percorsi cardiometabolici. L’indice di massa corporea spiegava circa il 36% dell’associazione tra 25(OH)D e rischio cardiovascolare, la proteina C reattiva circa il 21% e l’emoglobina glicata quasi il 10%, confermando il ruolo centrale di adiposità, infiammazione sistemica e controllo glicemico.
Confrontando asmatici e non asmatici nelle diverse categorie di vitamina D, è emerso che l’asma si associa ad un rischio cardiovascolare più elevato in ogni fascia di 25(OH)D. Tuttavia, l’eccesso di rischio rispetto ai controlli si riduce progressivamente al crescere dei livelli di vitamina D e rimane comunque significativo anche in presenza di livelli considerati sufficienti.
Implicazioni cliniche
Questo studio suggerisce che nei pazienti con asma lo stato vitaminico D non è solo un marker nutrizionale, ma un potenziale determinante del rischio cardiovascolare a lungo termine.
La presenza di una soglia intorno a 50 nmol/L, oltre la quale il beneficio non aumenta in modo sostanziale, indica l’obiettivo minimo da perseguire nella pratica clinica.
L’evidenza che una parte rilevante dell’effetto si eserciti attraverso peso corporeo, infiammazione e metabolismo glucidico rafforza l’idea di un approccio integrato alla gestione dell’asma, che includa controllo ponderale, stili di vita sani e, negli individui con carenza D, una valutazione mirata dell’opportunità di supplementazione vitaminica.
Infine, i dati sui polimorfismi del recettore aprono la prospettiva di una futura personalizzazione degli interventi, in cui il profilo genetico potrà contribuire a identificare i pazienti più vulnerabili sul piano cardiovascolare e potenzialmente più responsivi alle strategie di correzione dell’ipovitaminosi.
Bibliografia
Zhang, Z et al. Vitamin D and vitamin D receptor polymorphisms modify cardiovascular outcomes in asthma: a prospective cohort study based on the UK Biobank. BMC Pulm Med (2026). https://doi.org/10.1186/s12890-026-04167-5
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