Lettera aperta di 13 associazioni per “correggere” le informazioni sul lupo, animale su cui da tempo passano solo una “narrazione distopica” e “attacchi mediatici basati su atteggiamenti antiscientifici”
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Da animale rigorosamente protetto a specie potenzialmente cacciabile: nel giugno del 2025, il lupo è stato declassato con atto europeo di modifica della Direttiva UE Habitat. Tuttavia, i singoli Stati dell’ UE possono decidere se trasporre il declassamento in legge nazionale oppure mantenere il lupo rigorosamente protetto sul loro territorio nazionale.
Il declassamento europeo è l’ultimo atto di una battaglia asimmetrica. Un triste momento per il lupo italiano (Canis lupus italicus) e per l’Italia, primo Stato a proteggerlo in Europa, ancor prima delle norme europee, quando solo pochi esemplari erano sopravvissuti allo sterminio della caccia negli anni ‘70.
È ancor più triste la concomitanza con la ricorrenza dell’Ottavo centenario della morte di San Francesco, il Santo Patrono d’Italia (come non ricordare il “Frate lupo” di Gubbio?) a cui era stato dedicato proprio il primo progetto di tutela nel Parco Nazionale d’Abruzzo (1971), dal titolo Operazione San Francesco.
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La rivista Science ha recentemente pubblicato una lettera in cui scienziati spiegano come il declassamento del Canis lupus in Europa non abbia alcun fondamento scientifico; inoltre al momento ci sono due Ricorsi (del 2025 e del 2024) legali alla Corte Europea di Giustizia (Causa T-563/25; Causa T-634/24) presentati da varie Associazioni per annullare il declassamento del lupo a livello europeo che, se accolti, potrebbero ribaltare la decisione dell’UE e ristabilire la protezione rigorosa.
Negli ultimi due anni il lupo (Canis lupus) è stato oggetto di attacchi mediatici basati su atteggiamenti antiscientifici, allarmismi e strumentalizzazioni di singoli episodi di cronaca. Ne sono stati protagonisti alcuni segmenti del mondo degli agricoltori, sostenuti da una significativa parte della galassia venatoria. Ne è scaturita una narrazione distopica che ha finito per contraddire le normative europee di protezione delle specie selvatiche, le conoscenze scientifiche, la stessa etologia della specie, spesso facendo riferimento a singoli episodi, distorti e amplificati dai social media.
Oggi purtroppo anche i media tradizionali in Italia stanno raccontando la realtà del lupo confusa con la favola, a detrimento della verità sostanziale dei fatti e dell’informazione verificata.
È tempo di fare chiarezza, di restituire al lupo la sua dignità e di riconoscere il suo ruolo fondamentale di ingegnere ecosistemico, la cui presenza è di interesse collettivo per il corretto funzionamento degli equilibri naturali, a vantaggio delle nostre generazioni e di quelle future.
La tutela del Canis lupus italicus – sottospecie geneticamente unica del Canis lupus – era stata una grande vittoria della conservazione Made in Italy – che andava rivendicata come patrimonio nazionale.
Invece assistiamo proprio allo smantellamento degli sforzi fatti e dei traguardi raggiunti in 50 anni di impegno. Assistiamo ad un salto indietro a valori medioevali.
Avevamo sperato che i media dedicassero attenzione alla promozione della conoscenza e del rispetto delle specie selvatiche e del loro ruolo negli ecosistemi, sia prima che dopo la modifica della legge. Al contrario, abbiamo assistito alla riproposizione della favola distorta del “lupo cattivo”, basata su pregiudizi e ignoranza.
Pertanto, ci appelliamo a voi prima che sia troppo tardi. Riepiloghiamo sinteticamente alcuni fatti e verità consolidate che ci auguriamo possano trovare spazio e rappresentazione nel mondo giornalistico italiano quando si parla del lupo.
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Ci permettiamo di segnalare soltanto alcune informazioni tra le più rilevanti:
- statisticamente le predazioni del lupo sulla popolazione ovo-caprina europea rappresentano soltanto lo 0,07% delle cause di mortalità; in Europa ci sono nove sottopopolazioni di lupo e due sottospecie genetiche, i dati sul loro monitoraggio sono scarsi e non comparabili tra loro perché le metodologie usate sono diverse.
- secondo fonti ufficiali, in Italia nel periodo 2019-2023 sono stati rinvenuti 639 lupi morti con una media annuale pari a 327,8 animali con un trend in crescita. Le cause della mortalità sono plurime, tali numeri hanno un’incidenza diretta sul rischio della conservazione della specie;
- i sistemi di prevenzione alla predazione da parte dei lupi funzionano e sono sussidiati in Europa con decine di milioni di euro l’anno, con fondi UE come parte della politica di ‘coesistenza’, ma sono scarsamente utilizzati dal mondo agricolo: si preferisce generare allarmismo gridando ‘Al lupo, Al lupo’. Un esempio tra molti: Regione Piemonte, secondo semestre 2025, dotazione finanziaria +500.000 euro;
- il lupo è un bioregolatore naturale del suo habitat e preda proprio quegli animali, come i cinghiali, che sono invece uccisi dai cacciatori senza che questo abbia alcun impatto di gestione a medio termine sul loro tasso riproduzione. In effetti i più ostinati detrattori del lupo sono proprio i cacciatori, i quali vedono ridursi le prede a loro disposizione e faticano ad accreditarsi quali “salvatori del mondo agricolo”, come tendono a presentarsi. Inoltre, il bracconaggio in Italia e in Europa è consistente e scarsamente perseguito;
- il tasso di crescita delle popolazioni di lupi non aumenta all’infinito. Anzi, laddove siamo vicini a raggiungere la densità ottimale il tasso riproduttivo si avvicina allo zero. E’ il caso delle Alpi occidentali dove, a fronte di una cospicua presenza del predatore, che ha saturato quasi tutti gli ambienti disponibili, si registra un modestissimo tasso di crescita di 1,04. Sono quindi prive di fondamento le ipotesi – avanzate da più parti del mondo agricolo e soprattutto del mondo venatorio – di un’inarrestabile crescita numerica del lupo.
Questi sono solo alcuni dei fatti dimostrati e verificati sul lupo
Restiamo quindi a vostra completa disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti anche da parte dei migliori esperti internazionali, molti dei quali italiani. Abbiamo a vostra disposizione anche materiale di repertorio (foto, video, b-roll) liberamente pubblicabili. Il nostro vuole essere un invito alla collaborazione e al dialogo, ricordando che il declassamento non si traduce in licenza di uccidere, che è invece l’ultima ratio secondo la normativa aggiornata.
Il lupo, come l’uomo, fa parte della biosfera, un sistema di vita interconnesso e dipendente dalle risorse naturali. Questo equilibrio fragile è oggi fortemente compromesso dall’intensità delle attività umane, che esercitano una pressione crescente sulla natura e sui suoi protagonisti animali.
I mammiferi selvatici, inclusi tutti i grandi animali terrestri e marini (balene, elefanti, leoni, lupi ecc.), rappresentano solo una piccolissima frazione (circa il 4%) della biomassa totale dei mammiferi sul pianeta. Circa il 96% della biomassa di tutti i mammiferi esistenti (su circa 7000 specie) è costituito da esseri umani (34%) e animali domestici allevati per cibo o altre necessità umane (62%).