Dal 6 marzo al 24 aprile 2026 in mostra alla Galleria Elena Salamon di Torino
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La Galleria Elena Salamon – dal 2002 punto di riferimento torinese per i collezionisti di stampe originali – prosegue con passione e rigore scientifico la tradizione familiare iniziata negli anni Sessanta.
Dal 6 marzo al 24 aprile 2026, lo spazio di piazzetta IV Marzo ospita oltre 180 xilografie originali di Katsushika Hokusai (1760–1849), il maestro giapponese che scelse come ultimo nome d’arte Gakyō rōjin Manji, il “vecchio pazzo per il disegno”.
Il titolo della mostra, “Hokusai. Il segno che diventa vita”, nasce dalla filosofia racchiusa in questo nome d’arte e introduce il celebre pensiero dell’artista: «Dall’età di sei anni ho sentito il desiderio di dipingere qualsiasi cosa vedessi attorno a me…», parole che racchiudono la dedizione assoluta di un uomo che ha cercato per tutta la vita la perfezione e la verità anche in un solo punto o in una singola linea.
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L’arrivo delle opere di Hokusai in Europa innescò una profonda rivoluzione culturale. Giunta inizialmente in modo fortuito come materiale da imballaggio per le porcellane, la produzione del genio giapponese catturò l’attenzione di artisti del calibro di Monet, Degas, Gauguin, Van Gogh e Whistler. Da quelle visioni, i grandi maestri occidentali trassero una libertà compositiva e una sintesi formale capaci di trasformare radicalmente il corso della storia dell’arte moderna.
Hokusai è stato ed è ancora oggi un ponte tra il mondo orientale e quello occidentale, l’artista che più di ogni altro ha consentito un dialogo culturale profondo e duraturo tra due tradizioni artistiche che continuano a influenzarsi e arricchirsi reciprocamente. Oggi, a distanza di due secoli, la sua influenza rimane evidente e vitale: dai manga contemporanei al design, dalla moda di Kenzo al tatuaggio, fino alla grafica digitale.
L’esposizione si apre con due xilografie policrome dalla serie Tour delle cascate in varie province (Shokoku Taki Meguri, 1832-1834 circa), contraddistinte da un’intensità cromatica e una raffinatezza estetica di particolare rilievo.
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Di eccezionale importanza è Il demone Hannya che ride (Warai Hannya, 1831), uno dei capolavori più rari dell’intera produzione di Hokusai. Timothy Clark, già direttore della sezione giapponese del British Museum, identifica in quest’opera il momento in cui il maestro intreccia iper-realismo, fantasy e un sottile umorismo che prefigura le origini del moderno manga. L’immagine descrive lo spirito vendicativo femminile dello Hannya, nato dalla gelosia e trasformato in una creatura terrificante: il ghigno sardonico, le corna sporgenti e gli artigli affilati sono resi con uno stile espressivo e teatrale.
L’esemplare esposto è straordinario sia per lo stato di conservazione, sia per la presenza del mokume-zuri – le venature del legno – elemento distintivo delle prime impressioni.
Testimonianza della prima stagione creativa sono otto stampe dalla serie nota come Piccola Tokaido (Tokaido Gojusan-eki). Risalenti al 1804 e qui presenti in esemplari di epoca Meiji, queste tavole a colori raccontano con freschezza poetica le cinquantatré stazioni del celebre viaggio tra Edo e Kyoto.
L’itinerario prosegue con una stampa policroma dalle celebri Trentasei vedute del monte Fuji, (Fugaku Sanjūrokkei, 1830-1832), la serie che ha consacrato Hokusai alla fama internazionale.
Di particolare rilievo critico sono le Cento vedute del monte Fuji (Fugaku Hyakkei, 1834-1835 circa): 102 stampe in tre toni di grigio, considerate tra i vertici della produzione dell’artista. Realizzata oltre i settant’anni, questa raccolta esprime la visione più intima del sacro monte. Nell’opera Il Fuji dal mare (Kaijo no Fuji), Hokusai riprende il tema dell’onda con maturità artistica e profondità filosofica superiori: la cresta dell’onda, sollevata dal vento, si trasforma in uno stormo di pivieri, mentre lo sguardo scopre il monte Fuji come unico punto fermo dell’universo. Questa tavola rappresenta l’evoluzione finale del soggetto che lo ha reso celebre con La Grande Onda (Kanagawa-oki nami-ura, 1831): qui il dialogo è riservato esclusivamente a vento, acqua e montagna sacra.
Il percorso comprende 55 xilografie dalla raccolta Trasmettere lo spirito, rivelare la forma delle cose attraverso un sol colpo di pennello (Denshin kaishu Ippitsu gafu, 1823), dai raffinati toni di turchese e rosa intenso, che incantano per la loro immediata freschezza. Il titolo stesso esprime l’intera filosofia di Hokusai: la convinzione che l’arte debba andare oltre la semplice riproduzione della realtà per catturare l’energia vitale di ogni soggetto. Come ricordava Van Gogh in una lettera al fratello Theo del 1888, «il fascino di Hokusai sta nella capacità di rimuovere il superfluo per far risplendere l’essenziale».
Chiudono la rassegna tre volumi completi della trilogia Guerrieri Illustrati di Cina e Giappone (Wakan ehon sakigake, 1836), xilografie in bianco e nero in cui Hokusai infonde una vitalità straordinaria alle figure dei leggendari eroi della tradizione.
L’importanza storica e culturale di Hokusai trova conferma nel mercato dell’arte internazionale. L’iconica Grande Onda ha visto le proprie quotazioni crescere in maniera esponenziale, superando i 2,5 milioni di euro nelle ultime aste di Christie’s e Sotheby’s. Le xilografie policrome in mostra rappresentano opere significative della sua produzione, alcune delle quali comparabili per qualità e conservazione a quelle custodite nelle collezioni dei più importanti musei del mondo come il British e il Metropolitan Museum.
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«Fu mia nonna a trasmettermi l’amore per Hokusai. Dirigendo la prima galleria al femminile della città, nel 1969 introdusse per prima le stampe giapponesi a Torino – dichiara la curatrice Elena Salamon –. Mi insegnò a cogliere la semplicità essenziale e la poesia di Hokusai, espressa in un linguaggio universale capace di emozionare attraverso i secoli. Questa mostra riunisce esemplari acquisiti negli anni, creando un percorso attraverso i momenti più significativi della sua produzione».