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Negli ultimi anni il mondo della scuola italiana è stato attraversato da una trasformazione profonda: digitalizzazione dei processi, nuove metodologie didattiche, centralità delle competenze trasversali, evoluzione del reclutamento e della progressione di carriera. In questo contesto, la formazione continua di docenti e personale ATA non è più un “plus”, ma un requisito strutturale per operare con efficacia.
La moltiplicazione di corsi, piattaforme e proposte formative rende però più complessa la scelta. Perché è così importante rivolgersi a un ente di formazione accreditato per aggiornamento professionale e certificazioni? La risposta riguarda non solo la qualità dei contenuti, ma anche il valore legale, la spendibilità nei concorsi e nelle graduatorie, la coerenza con le politiche del Ministero dell’Istruzione e del Merito e, in ultima analisi, la tutela della carriera di chi lavora nella scuola.
Scenario: come è cambiata la formazione per docenti e personale ATA
Nel sistema scolastico italiano la formazione del personale non è più considerata un’attività facoltativa. A partire dalla legge 107/2015 (cosiddetta “Buona Scuola”), la formazione in servizio dei docenti è stata esplicitamente definita “obbligatoria, permanente e strutturale”. Questo principio è stato poi ribadito da successive norme e atti di indirizzo, con un progressivo consolidamento del ruolo degli enti di formazione accreditati.
Parallelamente, il personale ATA ha visto crescere l’attenzione verso l’aggiornamento, soprattutto in ambito amministrativo, gestionale e digitale. L’introduzione di sistemi informativi avanzati, procedure online, gestione dei dati sensibili, nonché il crescente rilievo delle competenze digitali certificate, ha reso necessaria una formazione mirata, attestabile e riconosciuta.
In questo contesto si è sviluppato un vero e proprio “mercato” della formazione, con tre grandi fenomeni:
- l’aumento del numero di enti che offrono corsi e certificazioni, con livelli di qualità e riconoscimento molto differenti;
- la diffusione della formazione online e blended (mista presenza/online), accelerata in modo decisivo durante la pandemia;
- la crescente rilevanza delle certificazioni nelle procedure concorsuali e nelle graduatorie, in particolare per le competenze digitali e linguistiche.
In assenza di criteri chiari, il rischio per docenti e ATA è di investire tempo e risorse in percorsi formativi che non abbiano piena validità o che non siano allineati alle linee guida ministeriali. Da qui l’importanza di comprendere cosa significhi, concretamente, scegliere un ente di formazione accreditato.
Cosa significa ente di formazione accreditato e perché è decisivo sceglierlo
Un ente di formazione accreditato è un soggetto che ha ottenuto un riconoscimento formale da parte di un’istituzione pubblica (nazionale o regionale), a seguito di una procedura di valutazione che riguarda requisiti organizzativi, qualità della progettazione didattica, qualificazione dei docenti, trasparenza e tracciabilità delle attività. Nel caso specifico della scuola, l’accreditamento più rilevante è quello presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), che inserisce gli enti riconosciuti in elenchi ufficiali e ne disciplina le attività formative rivolte al personale scolastico.
Per chi lavora nella scuola, la scelta di un ente accreditato comporta almeno tre effetti pratici:
- maggiori garanzie di qualità e coerenza con le politiche educative nazionali;
- maggiore probabilità che corsi e certificazioni siano valutati nelle graduatorie e nelle procedure concorsuali, se previsti dalla normativa vigente;
- certezza sulla correttezza amministrativa, sulla tracciabilità delle ore di formazione e sulla validità degli attestati rilasciati.
In questo quadro, realtà strutturate come https://www.ateneopitagora.it/ svolgono un ruolo di riferimento per la progettazione di percorsi formativi destinati a docenti e ATA, integrando competenze pedagogiche, competenze digitali e attenzione agli aspetti tecnico-normativi connessi al mondo della scuola.
Dati e statistiche: quanto conta davvero la formazione accreditata
Per comprendere il peso reale della formazione accreditata, è utile osservare alcuni dati relativi al sistema scolastico e all’aggiornamento del personale.
Secondo i più recenti rapporti del Ministero dell’Istruzione e del Merito, in Italia operano stabilmente oltre 800.000 docenti tra infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado, a cui si aggiungono centinaia di migliaia di lavoratori ATA fra collaboratori scolastici, assistenti amministrativi, assistenti tecnici e direttori dei servizi generali e amministrativi. Si tratta di una delle comunità professionali più numerose del Paese.
Le indagini OCSE sull’insegnamento e l’apprendimento (TALIS) evidenziano che una quota significativa degli insegnanti italiani partecipa a iniziative di sviluppo professionale ogni anno, ma permangono tre criticità:
- discontinuità nella partecipazione, spesso legata a mancanza di tempo, carico di lavoro e difficoltà logistiche;
- disomogeneità nella qualità dell’offerta formativa, con una parte dei docenti che dichiara di non percepire reali benefici dall’aggiornamento svolto;
- scarsa chiarezza, soprattutto per i non addetti ai lavori, sul valore effettivo di attestati e certificazioni in termini di carriera e graduatorie.
A livello nazionale, i monitoraggi interni al sistema scolastico mostrano che una quota consistente dei fondi destinati alla formazione (come la carta elettronica per l’aggiornamento del docente di ruolo) viene spesa in corsi e certificazioni. Tuttavia, la diffusione di offerte poco trasparenti o non pienamente riconosciute rende cruciale la distinzione tra percorsi erogati da enti accreditati e percorsi di natura puramente commerciale.
In ambito ATA, il quadro è ancora più complesso. Il personale amministrativo e tecnico è spesso coinvolto in aggiornamenti su normativa scolastica, procedure di segreteria digitale, privacy e sicurezza dei dati, ma molti percorsi non sono strutturati né collegati a un ente formalmente riconosciuto. Questo comporta una limitata tracciabilità e una bassa spendibilità formale della formazione svolta, soprattutto in ottica di progressione e valorizzazione professionale.
Il confronto internazionale indica una tendenza chiara: nei sistemi scolastici più performanti, la formazione continua è coordinata e riconosciuta da enti di riferimento, con percorsi modulari, certificazioni progressive e standard di qualità monitorati a livello centrale. La direzione di marcia europea va in questo senso, e l’Italia si sta progressivamente allineando.
Riferimenti normativi: cosa prevede la regolamentazione italiana
Comprendere il quadro normativo è fondamentale per valutare perché la scelta di un ente di formazione accreditato non sia un dettaglio formale, ma un elemento sostanziale per la carriera di docenti e ATA.
La legge 107/2015 ha sancito l’obbligatorietà, permanenza e strutturalità della formazione dei docenti, rinviando a successivi decreti e linee guida per la disciplina di dettaglio. Da allora, vari atti normativi e contrattuali hanno ribadito che la formazione rientra a pieno titolo nelle attività professionali del personale scolastico, con particolare riguardo a:
- innovazione metodologico-didattica (didattica per competenze, inclusione, valutazione formativa);
- competenze digitali e uso delle tecnologie in classe e negli uffici;
- sicurezza, privacy, gestione dei dati, benessere a scuola.
Parallelamente, i sistemi di graduatoria (ad esempio le graduatorie provinciali per le supplenze, le GPS) e i bandi di concorso valorizzano, in varie forme, titoli culturali e professionali aggiuntivi, spesso declinati in corsi di perfezionamento, master universitari, certificazioni informatiche e linguistiche. In molti casi, perché un titolo sia valutabile, deve essere rilasciato o riconosciuto da soggetti accreditati o comunque abilitati secondo la normativa vigente.
Per il personale ATA, la contrattazione collettiva e le disposizioni amministrative incoraggiano la formazione in servizio, soprattutto in ambito gestionale e digitale, pur con un quadro meno strutturato rispetto ai docenti. Anche in questo caso, tuttavia, la tendenza è di valorizzare in futuro percorsi formativi tracciabili, certificati e coerenti con gli standard della pubblica amministrazione.
Un ulteriore elemento normativo riguarda la crescente importanza delle competenze digitali certificate. A livello europeo, i quadri di riferimento per le digital skills vengono progressivamente recepiti negli ordinamenti nazionali, e ciò si riflette, anche in Italia, nel riconoscimento di specifiche certificazioni come titoli valutabili. La distinzione tra certificazioni rilasciate da enti accreditati e attestati generici non è quindi meramente tecnica, ma incide direttamente sulla validità del titolo.
Rischi e criticità nel rivolgersi a enti non accreditati
Affidarsi a un ente non accreditato può comportare diversi rischi, che si manifestano sia sul piano individuale, sia sul piano istituzionale.
Il primo rischio riguarda la spendibilità del titolo. Un corso non riconosciuto potrebbe non essere valutato in sede di graduatoria o concorso, anche se il programma appare interessante e aggiornato. Questo significa avere investito tempo, energie e risorse economiche senza un ritorno formale sulla propria posizione professionale.
Il secondo rischio attiene alla qualità didattica. L’assenza di un sistema di accreditamento implica che non vi sia un controllo esterno su progettazione dei corsi, competenze dei formatori, aggiornamento dei contenuti, modalità di verifica degli apprendimenti. Ciò può tradursi in percorsi poco strutturati, centrati su contenuti nozionistici o scarsamente applicabili nella pratica scolastica.
Un terzo rischio è di natura amministrativa e documentale. In caso di controlli, l’Amministrazione può richiedere la tracciabilità del percorso formativo (ore svolte, modalità di erogazione, verifiche finali) e la conformità degli attestati rilasciati. Entri non accreditati potrebbero non disporre di sistemi adeguati di registrazione, archiviazione e certificazione, esponendo il personale a situazioni di incertezza o contenzioso.
Infine, esiste un rischio di disallineamento rispetto alle priorità del sistema scolastico. Un’offerta formativa non coordinata e non rispondente alle linee guida del Ministero può produrre un “rumore di fondo” informativo: corsi su tematiche marginali, percorsi non coerenti con gli obiettivi del PTOF d’istituto, sovrapposizioni inutili. Questo indebolisce la funzione della formazione come leva di miglioramento organizzativo e didattico.
Vantaggi concreti nel scegliere un ente accreditato per docenti e ATA
La scelta di un ente di formazione accreditato produce benefici che vanno oltre il mero rispetto formale delle regole. Per docenti e personale ATA, i vantaggi si possono sintetizzare in quattro dimensioni: qualità, riconoscimento, coerenza e sostenibilità.
1. Qualità progettuale e didattica
Gli enti accreditati sono tenuti a rispettare standard minimi in termini di progettazione formativa: definizione chiara di obiettivi, articolazione in moduli, indicazione delle competenze attese in uscita, criteri di valutazione. Questo rende i percorsi più strutturati e in grado di produrre un reale incremento delle competenze.
Inoltre, la selezione dei formatori non è casuale: vengono privilegiati profili con esperienza significativa nel settore scolastico, competenze metodologiche e capacità di integrare teoria e pratica. Ciò è particolarmente importante nei contesti ATA, dove le implicazioni operative (procedure, documenti, software gestionali) sono decisive.
2. Riconoscimento istituzionale e spendibilità
Un corso o una certificazione rilasciati da ente accreditato hanno maggiori probabilità di essere riconosciuti nelle graduatorie e nei concorsi, quando previsti dai bandi e dalla normativa vigente. Questo aspetto è centrale per:
- docenti che aspirano a migliorare la propria posizione nelle GPS o a partecipare a concorsi;
- supplenti che intendono valorizzare il proprio curriculum;
- personale ATA interessato a progressioni di carriera o a ricoprire ruoli più complessi.
La possibilità di certificare ufficialmente un percorso formativo permette inoltre alle scuole di documentare in modo puntuale le attività di aggiornamento realizzate, in linea con i piani di miglioramento e con la rendicontazione sociale.
3. Coerenza con le linee del sistema scolastico
Gli enti accreditati lavorano in stretto raccordo con indirizzi ministeriali, piani nazionali (ad esempio quelli dedicati alla scuola digitale o all’inclusione) e priorità formative indicate nei documenti di programmazione. Ciò significa che i corsi proposti non sono iniziative isolate, ma si inseriscono in una logica di sistema: supportano l’innovazione didattica, la digitalizzazione delle segreterie, l’inclusione degli alunni con bisogni educativi speciali, l’educazione alla cittadinanza, la gestione delle classi complesse.
Per i dirigenti scolastici e i referenti di istituto, questo rende più agevole la costruzione di piani formativi coerenti, evitando dispersione di risorse e garantendo allineamento con gli obiettivi strategici dell’istituzione scolastica.
4. Sostenibilità organizzativa ed economica
Enti strutturati dispongono di piattaforme digitali per la gestione degli iscritti, la fruizione dei contenuti online, il monitoraggio delle presenze e la produzione automatizzata degli attestati. Per i partecipanti, ciò significa maggiore flessibilità (possibilità di seguire corsi in asincrono, materiali scaricabili, forum di supporto) e riduzione dei tempi morti.
Dal punto di vista economico, la possibilità di integrare fondi pubblici, risorse di istituto, carte elettroniche per la formazione e, in alcuni casi, progetti finanziati, consente di proporre percorsi ad alto valore aggiunto con costi sostenibili per personale e scuole. Anche questo è un fattore non secondario, soprattutto nei territori dove il potere d’acquisto del personale scolastico è più limitato.
Implicazioni pratiche per docenti e personale ATA
Tradurre questi principi in scelte concrete richiede alcuni passaggi operativi. Per i docenti, il primo passo è collegare la formazione ai propri obiettivi professionali e alle esigenze della scuola. Questo implica, per esempio, chiedersi quale tipo di certificazione informatica sia più coerente con il proprio ruolo, se puntare su un corso di perfezionamento di ampio respiro o su percorsi più brevi ma mirati, come moduli su valutazione, didattica inclusiva, gestione della classe.
Per il personale ATA, la domanda chiave riguarda la funzionalità reale dei corsi rispetto alle mansioni: gestione delle piattaforme ministeriali, contabilità, segreteria digitale, sicurezza dei dati, gestione del protocollo e degli archivi, utilizzo avanzato degli strumenti informatici. La formazione deve rispondere a bisogni concreti, non limitarsi a fornire nozioni generiche.
In entrambi i casi, è opportuno verificare sempre:
- lo status dell’ente (accreditato, qualificato, riconosciuto) presso l’istituzione competente;
- la chiarezza del programma, con indicazione delle ore, delle modalità (sincrono/asincrono/presenza), dei docenti coinvolti;
- il tipo di attestato o certificazione rilasciata, con eventuali riferimenti a quadri di competenza nazionali o europei;
- la coerenza con le esigenze della scuola o del profilo professionale di appartenenza.
Un secondo livello di implicazione riguarda la programmazione nel tempo. La formazione non dovrebbe essere affrontata in modo episodico, ma inserita in un percorso pluriennale. Per esempio, un docente può decidere di alternare un anno un corso focalizzato su didattica disciplinare, l’anno successivo un percorso sulla valutazione e, in parallelo, una certificazione digitale; il personale ATA può costruire gradualmente competenze amministrative avanzate e competenze digitali trasversali, integrando moduli su sicurezza, privacy, comunicazione istituzionale.
Infine, è utile considerare la dimensione collettiva: percorsi formativi condivisi all’interno di un istituto scolastico, progettati con il supporto di un ente accreditato, hanno un impatto molto più forte sulla qualità organizzativa e didattica rispetto a iniziative frammentate individuali. La formazione diventa così un investimento con ricadute sistemiche, non solo un adempimento burocratico o un titolo da inserire nel curriculum.
Come valutare un corso o una certificazione prima di iscriversi
Per evitare scelte affrettate o poco consapevoli, docenti e ATA possono adottare alcuni criteri di valutazione, anche in assenza di competenze specialistiche in ambito formativo.
Un primo criterio è la trasparenza informativa: un corso ben progettato presenta in modo chiaro obiettivi, destinatari, contenuti, durata, modalità di erogazione, strumenti utilizzati, forme di verifica e tipologia di attestato. L’assenza di uno di questi elementi è un segnale di scarsa strutturazione.
Un secondo criterio è la pertinenza rispetto al profilo professionale e alle priorità del sistema scolastico. Percorsi incentrati su tematiche lontane dal contesto educativo o che non dialogano con le linee guida ministeriali rischiano di avere un impatto modesto sulla pratica quotidiana.
Un terzo criterio riguarda la reputazione dell’ente, valutabile non solo attraverso le informazioni ufficiali (accreditamento, anni di attività, numero di corsi erogati), ma anche tramite feedback di colleghi, referenze di istituti scolastici, partecipazione a progetti nazionali o regionali. La coerenza nel tempo dell’offerta è spesso un indicatore di affidabilità.
Infine, è opportuno verificare la presenza di un supporto organizzativo adeguato: segreteria didattica, help desk tecnico, materiali aggiornati, possibilità di recuperare lezioni perse o di accedere alle registrazioni, gestione ordinata delle attestazioni. Questi elementi fanno la differenza nella riuscita effettiva di un percorso formativo.
FAQ: domande frequenti sulla scelta di un ente di formazione accreditato
Un corso svolto con un ente non accreditato è sempre inutile?
Non necessariamente. Può comunque offrire spunti interessanti o competenze utili nella pratica quotidiana. Tuttavia, la sua spendibilità formale in graduatorie, concorsi o percorsi di carriera potrebbe essere limitata o nulla, soprattutto se i bandi richiedono esplicitamente titoli rilasciati da enti accreditati o riconosciuti. Per questo è preferibile destinare le risorse principali (tempo, denaro, energie) a percorsi erogati da soggetti che offrano garanzie istituzionali.
Come capire se un ente è davvero accreditato per la formazione del personale scolastico?
La verifica avviene consultando gli elenchi ufficiali delle istituzioni competenti, in particolare quelli del Ministero per quanto riguarda la formazione dei docenti e, in alcuni casi, delle regioni per le attività di formazione professionale. È opportuno controllare che l’accreditamento sia effettivamente riferito alla formazione del personale scolastico e che sia in corso di validità, prestando attenzione alle eventuali specifiche territoriali o settoriali.
Le certificazioni informatiche e linguistiche sono tutte uguali ai fini delle graduatorie?
No. Le normative e i bandi di concorso spesso individuano categorie di titoli o, in alcuni casi, fanno riferimento a standard riconosciuti a livello nazionale o europeo. Certificazioni rilasciate da enti accreditati o da organismi riconosciuti hanno maggiori probabilità di essere valutate, mentre attestazioni generiche potrebbero non essere considerate. È quindi importante leggere con attenzione i bandi e informarsi in anticipo sulla spendibilità del titolo che si intende conseguire.
Conclusioni: investire consapevolmente nella propria professionalità
In una scuola chiamata a gestire sfide complesse – digitalizzazione, inclusione, innovazione didattica, accountability – la formazione di docenti e personale ATA non è più un elemento accessorio. È una componente strutturale dell’identità professionale e uno dei fattori che incidono direttamente sulla qualità del servizio educativo offerto a studenti e famiglie.
Scegliere un ente di formazione accreditato significa collocare questo investimento in un quadro di garanzie, riconoscimento e coerenza con le politiche educative nazionali. Significa anche ridurre i rischi legati a offerte poco trasparenti, evitare sprechi di tempo e risorse, valorizzare al massimo il proprio percorso in termini di carriera e sviluppo delle competenze.
Per chi lavora nella scuola, la domanda non è più se formarsi, ma come farlo nel modo più efficace e tutelante. La risposta passa attraverso scelte informate, attenzione alla qualità e alla spendibilità dei percorsi e collaborazione con enti che abbiano dimostrato nel tempo competenza, affidabilità e capacità di dialogare con le esigenze reali delle istituzioni scolastiche.
Docenti e personale ATA possono così costruire nel tempo una professionalità solida, aggiornata e riconosciuta, capace di affrontare le trasformazioni in atto nel sistema educativo con strumenti adeguati, consapevolezza e responsabilità.