Ice: chi sono i cacciatori di migranti nati dopo l’11 settembre?


L’agenzia di controllo dell’immigrazione degli Stati Uniti è diventata lo strumento principe della Casa Bianca per una battaglia tutta politica contro le amministrazioni democratiche del Paese

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Agiscono praticamente indisturbati, con il volto coperto, non girano mai soli ma in gruppo, minacciano chi li spia, colpiscono indiscriminatamente sia i propri target, sia chi si mette in mezzo alle loro azioni. Ma chi sono gli agenti dell’Ice che stanno terrorizzando i cittadini di Minneapolis e, visto la loro possibile presenza ai Giochi di Milano-Cortina 2026, anche quelli italiani?

DALL’11 SETTEMBRE AD OGGI, COSA È L’ICE

La morte dell’attivista Renée Good e quella di Alex Pretti, due cittadini americani uccisi a colpi di arma da fuoco a Minneapolis, sparati dagli agenti federali dell’Ice, ma anche la foto di Liam, bambino di 5 anni, arrestato e deportato, sempre dagli uomini della medesima agenzia, sempre a Minneapolis, hanno fatto conoscere a tutto il mondo l’Ice, acronimo di Immigration and Customs Enforcement. Si tratta di una istituzione deputata alla sicurezza sotto l’aspetto del controllo dell’immigrazione negli Stati Uniti, fondata nel 2003, sotto l’onda di terrore generata nel Paese dall’11 settembre 2001. L’Ice è un’agenzia federale di polizia che dipende dal Dipartimento della Sicurezza Interna (Dhs), oggi guidato da Kristi Noem, segretario di Stato per la Sicurezza interna, fedelissima trumpiana.

CON TRUMP L’ICE IN PRIMA FILA

Dal secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca, i raid degli agenti Ice in alcuni Stati sono stati particolarmente violenti e hanno generato forti proteste in tutti gli Usa, proteste che hanno raggiunto il loro culmine in queste settimane in Minnesota, dove si è tenuto anche uno sciopero generale nazionale e migliaia di persone sono scese in strada nelle principali città. La seconda vittima civile per mano di un agente Ice, Alex Pretti, un infermiere intervenuto in aiuto di una donna spintonata proprio da un gruppo di federali, dà il polso dello scontro che sta si sta vivendo, in particolare, nella città di Minneapolis.

FISCHI E CELLULARE: LA RESISTENZA PASSIVA DEI CITTADINI

Sono gli stessi cittadini statunitensi che si stanno adoperano per aiutare le persone di origine straniera finite nel mirino dell’Ice e per ostacolare le iniziative degli agenti. Dall’uso di fischietti per segnalare gli interventi più brutali, alle riprese con il cellulare, sono numerosi gli osservatori tra i residenti che hanno attivano una forma di resistenza passiva e allarme sociale contro i raid dell’agenzia federale per l’immigrazione statunitense, avvisando i vicini e mettendo in atto una forma di monitoraggio. E, come è capitato purtroppo, due cittadini attivisti sono stati colpiti a morte dai poliziotti. Di qui, non solo i cittadini del Minnesota o degli Usa, ma tutto il mondo ha iniziato a gridare il proprio sdegno contro gli squadroni dell’Ice.

BORDER PATROL E ICE, LE AGENZIE FEDERALI CONTRO I MIGRANTI

Ma perché l’Ice è salita alla ribalta proprio ora, cosa fanno in particolare i suoi agenti? L’Immigration and Customs Enforcement (Ice) nasce nel 2003 con la riorganizzazione dell’apparato di sicurezza statunitense in cui sono istituiti la Border Patrol, deputata al controllo dei confini fisici del Paese, e l’Ice, impegnata invece nella lotta interna alla migrazione irregolare. Se la prima agenzia opera lungo la frontiera, l’ice invece ha mandato su tutti gli Stati federali degli Usa e può operare indiscriminatamente nelle città, nelle scuole e anche negli ospedali per dare di fatto la caccia a cittadini stranieri presenti nel territorio statunitense: li può arrestare e deportare.

L’ICE “CAVALLO DI TROIA” DI TRUMP NELLE SANCTUARY CITIES

Proprio per le sue facoltà e competenze, a partire dal suo secondo mandato, Donald Trump ha investito l’Ice e i suoi uomini a dare corso a uno dei suoi cavalli di battaglia di politica interna: la lotta all’immigrazione illegale e la più grande operazione di deportazione di massa nella storia americana. Teatri principali di questa battaglia sono diventate le “sanctuary cities”: nell’agosto scorso dal Dipartimento di Giustizia ha pubblicato in un elenco i nomi di stati, città e contee identificati come “aventi politiche, leggi o regolamenti che ostacolano l’applicazione delle leggi federali sull’immigrazione”, colpevoli quindi di “limitare la cooperazione con le autorità federali per l’immigrazione (ICE), con l’obiettivo di proteggere gli immigrati irregolari e incoraggiarli a denunciare i reati senza timore di espulsione”. Le città santuario sono per lo più amministrazioni a guida democratica, tra gli Stati figurano la California, il Colorado, ovviamente il Minnesota, tra le città San Francisco, Boston, Philadelphia, Seattle; tutte finite nella ‘lista nera’ dove l’Ice è libera di agire, in quanto agenzia federale che può operare in tutti gli Stati, senza dover rendere conto a sindaci, governatori e polizie locali. Insomma l’Ice è di fatto un cavallo di Troia del governo centrale Trumpiano in città, come Minneapolis, a bandiera democratica.

 

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)