Donald Trump ora fa mezzo passo indietro. Prende tempo sull’uccisione di Alex Pretti da parte di agenti dell’ICE e si rifugia in un “Stiamo esaminando tutto”
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Donald Trump ora fa mezzo passo indietro. Prende tempo sull’uccisione di Alex Pretti e si rifugia in un “Stiamo esaminando tutto”. In una breve intervista telefonica al Wall Street Journal, il presidente degli Stati Uniti ha evitato per due volte di dire se l’agente federale che ha sparato e ucciso il 37enne a Minneapolis abbia agito correttamente. Nessun giudizio, nessuna presa di posizione dopo averne espresse a caldo fin troppe: solo la promessa di una revisione interna.
Il caso però ha superato i confini della solita polemica politica, persino per gli standard americani ormai abituati alla violenza di Stato. Pretti, infermiere, cittadino statunitense e legalmente autorizzato a portare un’arma, è stato ucciso sabato a Minneapolis durante un’operazione federale. Il video della sparatoria, diventato virale, non lo mostra mai con una pistola in mano: si vede invece un agente allungare la mano verso la parte bassa della sua schiena e allontanarsi con quella che sembra un’arma, pochi istanti prima degli spari mortali.
Ma per dare la temperatura dell’eccesso è l’insolita reazione della National Rifle Association. La NRA, storicamente allineata a Trump e ai Repubblicani, ha chiesto un’indagine completa, prendendo le distanze da un commento incendiario di Bill Essayli, nominato da Trump procuratore federale ad interim in California. “Se ti avvicini alle forze dell’ordine con una pistola, è molto probabile che siano legalmente giustificati a spararti”, aveva scritto Essayli sui social. La risposta della NRA è: “Questo sentimento è pericoloso e sbagliato”. Va bene tutto, ma il diritto a comprare e portare armi con sè non si tocca.
Secondo la lobby, figure pubbliche responsabili dovrebbero attendere l’esito di un’indagine, invece di “demonizzare cittadini rispettosi della legge”. Sulla stessa linea anche Gun Owners of America, che ha ricordato come il secondo emendamento tuteli il diritto di portare armi, anche durante manifestazioni, e che questo diritto non autorizza automaticamente l’uso letale della forza da parte degli agenti federali.
Il fronte critico si è allargato ulteriormente quando l’ufficio del governatore californiano Gavin Newsom è intervenuto con sarcasmo: “Wow. Persino la NRA pensa che il tirapiedi di Trump abbia esagerato”. Una frase che riassume bene il paradosso del momento: un’amministrazione che difende l’azione degli agenti, mentre una parte del mondo pro-armi chiede prudenza e trasparenza.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)