Il rischio di assomigliarsi tutti: la crisi dell’identità dei brand


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Scorrendo i feed dei diversi social o navigando tra siti aziendali (indipendentemente dal settore), la sensazione è spesso la medesima: colori simili, linguaggi ripetuti, messaggi quasi intercambiabili. Cambiano i loghi, ma il modo di raccontarsi appare sempre più uniforme. È il segnale di una crisi silenziosa che riguarda inesorabilmente molti brand: la perdita di identità. Ne parliamo con la Marketing House ProUp Media.

Negli ultimi anni la comunicazione si è fatta più accessibile e immediata. Template, format preconfezionati, trend globali e strumenti digitali volutamente sempre più intuitivi hanno abbassato la soglia di ingresso, permettendo a chiunque di “esserci”. Ma questa democratizzazione ha avuto anche un effetto collaterale piuttosto evidente: l’omologazione di identità e comunicazione.

Quando i trend diventano una scorciatoia

Inseguire ciò che sta funzionando al momento sembra sempre la scelta più logica. Se un formato, un trend o un argomento performa, viene replicato. Se un linguaggio ottiene attenzione e mediaticità, viene imitato. Il risultato? Molti brand e creator finiscono per parlare in modo incredibilmente simile, utilizzando addirittura gli stessi sostantivi e gli stessi schemi narrativi.

L’adozione quasi massiva di format standardizzati – amplificata oggi anche dall’uso indiscriminato dell’intelligenza artificiale – rende la comunicazione certamente più rapida, ma spesso anche più superficiale. I contenuti diventano corretti dal punto di vista formale ed usufruibili, ma poveri di personalità. Funzionano nel breve periodo, ma faticano a costruire valore nel tempo e a distinguersi.

Il vero rischio: diventare intercambiabili

Quando un brand non riesce più a distinguersi cosa succede? Il problema non è solo estetico; l’assenza di un’identità chiara e riconoscibile porta a una percezione di scarsa e autenticità e, nel lungo periodo, a sempre meno fiducia da parte del pubblico. In poche parole: se un’azienda appare uguale a molte altre, diventa facilmente sostituibile.

In un mercato ormai saturo, la riconoscibilità non nasce più dalla quantità di contenuti prodotti, ma dalla coerenza del messaggio e della particolarità dello storytelling. Senza una visione solida e soprattutto distinta, anche le campagne di comunicazione e le uscite più curate rischiano di perdersi nell’oceanico brusio di fondo.

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Tornare all’identità prima della comunicazione

Secondo il parere della Marketing House ProUp Media, il nodo centrale della questione non è tanto l’utilizzo dei trend in sé quanto l’assenza di una vera strategia identitaria: “Molte aziende comunicano bene i propri prodotti e i propri servizi al mercato, ma non comunicano chi sono. Senza un’identità chiara e unica, anche il contenuto migliore diventa dimenticabile”.

Bisogna quindi rinunciare ai nuovi strumenti o ai linguaggi contemporanei? Assolutamente no (significherebbe, del resto, rimanere indietro), ma bisogna saperli integrare all’interno di un arco di narrazione coerente. L’essenza dell’identità di un brand non nasce da un format, ma da un lavoro strategico che definisce valori, tono di voce, posizionamento e obiettivi.

Distinguersi in un mercato che spinge all’omologazione

In un contesto in cui, sempre di più, tutto invita a replicare modelli già visti, scegliere di essere riconoscibili diventa un atto poco semplice e quasi controcorrente. Richiede tempo, metodo e una visione di lungo periodo. Ma è proprio questa scelta che permette ai brand di costruire relazioni più solide e durature con il proprio pubblico.

Distinguersi, oggi più che mai, non significa urlare più forte degli altri, ma raccontarsi meglio ed in maniera unica. In un panorama comunicativo sempre più affollato, l’identità resta l’unico vero elemento non replicabile.