Quella dei single è una categoria in costante crescita: ecco cosa dicono i numeri ufficiali elaborati da Vamonos Vacanze, tra demografia, famiglie e società.
![]()
La fotografia dell’Italia che emerge dagli ultimi dati demografici non lascia spazio a dubbi: i single sono in aumento strutturale e continueranno ancora a crescere nei prossimi anni. «Ci troviamo difronte a un Paese con meno coppie, più individui che vivono soli, più over-50 attivi e viaggiatori. Una trasformazione sociale profonda, che ridefinisce abitudini, consumi e perfino il modo di viaggiare» commentano gli analisti di Vamonos-Vacanze.it, tour operator specializzato in vacanze di gruppo e per single, che in occasione del nuovo anno traccia un bilancio aggiornato e realisticamente proiettato verso il futuro.
Da quanto osserva il tour operator che è il principale punto di riferimento nazionale per il segmento single, la figura del single entra in una nuova fase: è più adulto, più autonomo e più propenso a investire su di sé. Il ritratto del “single tipo” 2026 secondo Vamonos-Vacanze.it è infatti quello di una persona di età compresa tra 35 e 58 anni, che vive da solo nelle grandi città o in province ad alto reddito, che ha un lavoro stabile o un percorso professionale indipendente, che investe molto in viaggi, benessere, sport e formazione e che privilegia esperienze sociali e relazionali di qualità.
Sempre più persone vivono da sole
Secondo Eurostat, la quota di persone che vivono in nuclei monocomponenti in Italia si attesta al 15,8% della popolazione totale, un valore appena sotto la media dell’area euro (16,8%). Parallelamente, l’Istat rileva che oltre il 36% delle famiglie italiane è composto da una sola persona, sottolineando una crescita marcata dei nuclei unipersonali negli ultimi decenni. «La tendenza è trasversale all’età ed è particolarmente accentuata tra gli anziani: quasi il 40% delle persone con più di 75 anni vive da solo, in larga maggioranza donne» osservano gli analisti di Vamonos-Vacanze.it.
Tendenze e proiezioni: verso il 2050
Le proiezioni demografiche pubblicate da Istat indicano che nei prossimi decenni la struttura delle famiglie italiane continuerà a spostarsi verso le unità monocomponenti. Entro il 2050 circa il 41,1% dei nuclei familiari sarà costituito da una persona sola, mentre la componente rappresentata da coppie con figli scenderà drasticamente.
«Il fenomeno si inserisce in un contesto più ampio di cambiamenti demografici: il calo delle nascite, la crescente speranza di vita e la riduzione della popolazione in età lavorativa, insieme all’aumento degli over-65, stanno contribuendo a rimodellare la società italiana» mettono in evidenza gli analisti di Vamonos-Vacanze.it.
Cosa significa essere “single” oggi
Il concetto di “single” in Italia non coincide univocamente con il vivere da soli, ma include una varietà di situazioni: persone non sposate, divorziate, vedove o in convivenze non formalizzate. Secondo alcune elaborazioni su dati Istat, 9,3 milioni di persone vivono sole, quasi il 36% delle famiglie (dato che include anche alcuni tipi di famiglia non tradizionale).
«Questa ampia base di “single” —spiegano gli analisti di Vamonos-Vacanze.it— comprende insomma fasce di età molto diverse: dai giovani adulti che ritardano l’ingresso nel mercato del lavoro alle persone mature o anziane che vivono da sole per scelta o per dinamiche demografiche».
Impatti sociali ed economici
La fotografia dei single 2026 non è solo uno specchio numerico, ma un indicatore di profonde trasformazioni della società italiana, legate a dinamiche demografiche, culturali e di comportamento individuale.
L’aumento dei single ha effetti sulla struttura dei consumi, sul mercato immobiliare e sui servizi sociali: la domanda di abitazioni di piccole dimensioni, di servizi per anziani autosufficienti e di prodotti pensati per utenze individuali è in crescita. La transizione demografica rappresenta quindi non solo un fenomeno sociale, ma anche un driver di cambiamento nel sistema economico e nei modelli di consumo.
«Questa trasformazione pone nuove sfide e opportunità per la politica sociale, per il mercato del lavoro, ma anche per settori come il turismo, il tempo libero e l’innovazione dei servizi» sottolineano gli esperti di Vamonos-Vacanze.it.
Dati su spesa e consumi
Secondo elaborazioni di Vamonos-Vacanze.it su dati Istat, Banca d’Italia ed Eurostat, le famiglie monocomponenti italiane generano oltre 235 miliardi di euro di acquisti, pari a circa il 26,2% del totale della spesa delle famiglie italiane. Un valore che aumenta di anno in anno, a testimoniare non solo la crescita numerica dei single ma anche l’aumento del loro potere di acquisto complessivo.
Spesa media mensile e meccanismi di scala
I dati più recenti sulle spese per consumi delle famiglie italiane evidenziano una dinamica particolare per chi vive da solo. La spesa media mensile per una famiglia composta da una sola persona è pari a 1.932 euro, ovvero circa il 68% della spesa media delle famiglie di due componenti e il 58% di quella delle famiglie di tre componenti. «Questo riflette la difficoltà di usufruire di economie di scala: molte spese fisse (abitazione, utenze e bollette) incidono in misura maggiore sul budget di un singolo rispetto a una famiglia più numerosa» sintetizzano gli esperti di Vamonos-Vacanze.it.
Una quota consistente del budget dei single è infatti assorbita da costi fissi come affitto, mutuo e utenze. Per i nuclei monocomponenti queste voci rappresentano quasi il 44% della spesa totale, molto più che nelle famiglie numerose dove la percentuale scende sensibilmente.
La spesa per i viaggi
Nel turismo il differenziale di spesa dei single emerge con maggiore evidenza. Secondo una elaborazione Vamonos-Vacanze.it su dati Istat, Banca d’Italia ed Eurostat, la spesa turistica dei residenti italiani (viaggi in Italia + estero) è pari a 86 miliardi di euro annui.
Oltre il 60% della spesa turistica è sostenuta da persone senza figli conviventi, con un peso crescente dei single adulti e over 50. In particolare, i single:
- spendono di più per viaggio, perché non dividono costi di trasporto e alloggio;
- viaggiano più spesso e anche fuori stagione;
- prediligono esperienze organizzate, tour e crociere (il cui costo è più alto).
Secondo i dati elaborati da Vamonos-Vacanze.it, la spesa media per vacanza di un adulto che viaggia senza figli risulta del 35% più alta rispetto a quella di chi viaggia in famiglia, soprattutto nei viaggi:
- a medio-lungo raggio;
- esperienziali e culturali;
- organizzati.
Single e turismo: un segmento strutturale nel 2026
Le proiezioni di Vamonos-Vacanze.it su base Istat indicano che nel 2026:
- i single rappresentano oltre il 38% dei viaggiatori leisure adulti italiani;
- la quota salirà oltre il 45% nella fascia 45–65 anni;
- la spesa media per viaggio continuerà a crescere (a fronte di una riduzione del numero di viaggi brevi).
«Il single non è più un viaggiatore marginale, ma uno dei principali driver del turismo italiano: viaggia meno per necessità, più per scelta. Ed è disposto a spendere di più per esperienze di qualità» concludono gli analisti di Vamonos-Vacanze.it.
La spesa per i viaggi per regione e per provincia
Basandosi sul totale della spesa turistica dei residenti italiani per i viaggi in Italia e all’estero, Vamonos-Vacanze.it ha poi applicato un modello statistico che tiene conto della retribuzione media mensile di ciascuna città italiana, per capire in quali province e in quali regioni la spesa pro capite è maggiore.
Le regioni dove si spende di più? Sul podio troviamo Valle d’Aosta (1.731 euro pro capite), Liguria (1.706 euro) e Trentino-Alto Adige (1.674 euro). Seguono poi Lombardia (1.663 euro), Piemonte (1.659 euro), Emilia Romagna (1.645 euro), Veneto (1.621 euro), Friuli-Venezia Giulia (1.588 euro), Lazio (1.495 euro), Toscana (1.473 euro), Marche (1.472 euro) e Umbria (1.443 euro).
Le più parsimoniose sono invece: Sicilia (1.157 euro pro capite), Calabria (1.195 euro), Sardegna (1.198 euro), Basilicata (1.227 euro), Campania e Molise (entrambi 1.240 euro), Abruzzo (1.267 euro) e Puglia (1.269 euro).
Insomma, le differenze territoriali restano marcate, ma il desiderio di viaggiare attraversa tutto il Paese. In quanto a province e città metropolitane, sul podio troviamo Brescia (1.750 euro pro capite), Aosta (1.731 euro) e Torino (1.725 euro). Seguono poi Genova (1.724 euro), Mantova, Verona e Savona (1.714 euro), Lecco (1.707 euro), Imperia (1.705 euro), Bergamo (1.700 euro) e Modena (1.698 euro).
Tra le città metropolitane dove la spesa pro capite è maggiore, troviamo naturalmente anche Milano (1.672 euro), Roma, (1.600 euro), Bologna (1.591 euro) e Firenze (1.499 euro).
Le 10 province più parsimoniose sono invece: Vibo Valentia (1.105 euro pro capite), Agrigento (1.114 euro), Caltanissetta (1.125 euro), Crotone (1.128 euro), Nuoro (1.130 euro), Trapani (1.136 euro), Ragusa (1.141 euro), Enna (1.147 euro), Oristano (1.165 euro) e Siracusa (1.166 euro).
Il data set completo con tutte le province e città metropolitane è accessibile alla url: https://sharing-media.com/dataset/260123p.pdf