Calcio, Edoardo Bove riparte dall’Inghilterra: da Kanu a Eriksen, i precedenti. L’ex di Roma e Fiorentina ha firmato per il Watford, in Championship
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È domenica 1 dicembre 2024, sono da poco passare le 21. In campo a Firenze, allo stadio Artemio Franchi, si sfidano Fiorentina e Inter per la 14esima giornata di Serie A. Sono da poco passate le 21, il minuto è il 17′ del primo tempo, quando il centrocampista della Fiorentina Edoardo Bove improvvisamente crolla a terra da solo, senza essersi scontrato con altri giocatori. Viene ricoverato d’urgenza all’ospedale Careggi, viene sottoposto ad esami e il referto medico parla di “un arresto cardiaco dovuto ad una aritmia”. Il 10 dicembre gli viene impiantato un defibrillatore sotto cute, motivo per cui in Italia non potrà più giocare a calcio come previsto dalle regole della Federazione italiana gioco calcio. Per questo, così, Bove rescinde il contratto che lo legava alla Roma, che lo aveva prestato alla Fiorentina, con l’obiettivo di trasferirsi in Inghilterra dove le regole sono meno stringenti. Ripartirà dalla Championship, la serie B inglese, con il Watford con il quale firma un contratto fino al 2031.
“Ero impaziente di tornare in campo- sono state le prime parola di Bove dopo l’ufficializzazione del passaggio al club inglese- e farlo con un club storico come il Watford mi riempie di immenso orgoglio. Sono entusiasta di allenarmi con i miei nuovi compagni di squadra e di giocare, e non vedo l’ora di mostrare la mia gratitudine per la fiducia che mi è stata riposta”. Il calciatore italiano, soprattutto, ha ringraziato il Watford per avergli dato, dal primo giorno, “le migliori condizioni possibili per compiere questo passo importante nella mia carriera”. Ma quello di Bove non è stato l’unico caso nel mondo del calcio di atleta costretto a fermarsi per motivi di salute, problemi cardiaci soprattutto: diversi hanno ripreso, altri non hanno avuto la stessa fortuna. Tre anni prima, era il 2021, era toccato a Christian Eriksen, centrocampista offensivo dell’Inter e della Danimarca. Proprio con la sua nazionale è vittima di arresto cardiaco dovuto ad aritmia. Succede durante gli Europei 2020, rinviati al 2021 a causa del covid: il 12 giugno allo Stadio Parken di Copenaghen contro la Finlandia, crolla a terra privo di sensi. Riprende conoscenza grazie al compagno di squadra Kjaer e soprattutto dello staff sanitario e viene portato immediatamente in ospedale. Il 17 giugno 2021 viene operato presso l’ospedale di Copenaghen dove gli viene impiantato un defibrillatore sottocutaneo. Come sarà poi per Bove, dovrà lasciare l’Italia, dove non ottiene l’idoneità sportiva, per poter continuare a giocare. Rescinde con l’Inter e a gennaio 2022 firma il club inglese di Premier del Brentford con cui tornerà poco dopo a giocare e a segnare. Non solo. Negli anni successivi passerà al Manchester United, ancora nella serie A inglese, e successivamente si trasferirà in Germania, in Bundesliga, al Wolfsburg dove ancora gioca. Nel frattempo ha rivestito anche la maglia della Danimarca con cui ha ripreso a giocare e a segnare.
Bisogna tornare indietro con gli anni per il caso di Nwanko Kanu, altro calciatore con problemi di cuore e sempre legato all’Inter. Attaccante nigeriano, nel 1996 il club nerazzurro lo acquistò dall’Ajax. Al momento di sottoporsi alle visite mediche di rito, lo staff interista lo bloccò diagnosticandogli una grave insufficienza cardiaca derivante da una malformazione della valvola aortica. L’Inter scelse di farlo operare negli Stati Uniti e dopo tornò a giocare, per un breve periodo con i nerazzurri prima di trasferirsi ancora in Inghilterra dove chiuderà la carriera. Ma c’è stato anche chi, sempre per problemi cardiaci, non è riuscito a proseguire la propria carriera. Come l’ex difensore francese di Parma e Juventus Lilian Thuram. Nel 2008, dopo due anni passati al Barcellona dove si era trasferito lasciando il campionato italiano, era ad un passo dal trasferirsi in Francia al Paris Saint-Germain quando durante le visite mediche gli fu riscontrata una malformazione cardiaca, si pensò fosse la stessa per la quale anni prima aveva perso il fratello. Dopo mesi di riflessione l’1 agosto annunciò il ritiro dal calcio giocato.
Un caso limite quello di Daley Blind, figlio dell’ex difensore dell’ex ct dell’Olanda Danny Blind, ed ancora in attività. È il 10 dicembre 2019 quando durante la sfida di Champions League tra il Valencia e l’Ajax, club dove è cresciuto e con il quale ha esordito nel calcio professionistico, iniziò a percepire delle vertigini e una successiva visita medica evidenziò una miocardite, ovvero una infiammazione del miocardio. Gli venne quindi installato un defibrillatore sottocutaneo. Dopo un breve stop, il 12 febbraio tornò in campo durante la partita Vitesse-Ajax, quarti di finale di Coppa d’Olanda. Il 25 agosto dello stesso anno, durante l’amichevole con l’Hertha Berlino, il defibrillatore si spense e Blind si accasciò al suolo tenendosi una mano sul petto. Dopo l’intervento dei medici uscì sulle proprie gambe e tornerà poi ad allenarsi due settimane dopo. Oggi gioca in Spagna, con il Girona.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)