“Board of Peace”, Trump monopolizza Davos e presenta il nuovo organismo internazionale


La cerimonia della firma “rompe” il galateo diplomatico. Sul palco c’è lui al centro e dietro un’alleanza molto poco occidentale.

President Donald J. Trump
Donald J. Trump (foto by X, The White House)

Davos, World Economic Forum. Sul palco non c’è solo Donald Trump: c’è la sua idea di mondo. Si chiama “Board of Peace”, Consiglio per la Pace, e nasce ufficialmente in Svizzera con una cerimonia di firma che ha lasciato più di un diplomatico a bocca aperta. Per l’ambizione, per l’improvvisazione e per un dettaglio non secondario: al centro di tutto c’è sempre e solo lui.

Trump presenta il nuovo organismo come una piattaforma che “collaborerà con molti altri, comprese le Nazioni Unite”. Poi, senza troppi giri di parole, ai giornalisti aveva già spiegato che il Consiglio “potrebbe” anche sostituirle.

Sul palco salgono rappresentanti e leader di un gruppo eterogeneo di Paesi: Mongolia, Uzbekistan, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Pakistan, Kosovo, Kazakistan, Giordania, Indonesia, Ungheria, Azerbaigian, Armenia, Argentina, Marocco, Bahrein e altri. Un’alleanza larga, ma non esattamente occidentale. Tra i presenti spicca Viktor Orbán, primo ministro ungherese e alleato politico di ferro di Trump in Europa.
Il presidente americano scherza, a modo suo: nel Consiglio ci sono “leader molto popolari” e “in alcuni casi non così popolari”, battuta accolta da qualche risata in sala. Aveva invitato anche Vladimir Putin, ma dal Cremlino non è arrivata alcuna risposta ufficiale. Silenzio eloquente.

I dettagli sul funzionamento del Board of Peace restano vaghi. In origine, l’idea sembrava legata alla visione trumpiana per la ricostruzione della Gaza del dopoguerra. Ora, invece, l’organismo viene presentato come qualcosa di molto più grande: una nuova architettura della sicurezza globale, alternativa al sistema multilaterale nato dopo la Seconda guerra mondiale.

La sala è piena, ma meno di ieri, quando Trump teneva il suo discorso programmatico. Qualche posto vuoto in fondo racconta lo scetticismo che circonda l’iniziativa. Trump, però, va dritto: rivendica la vittoria alle elezioni del 2024, si attribuisce il merito di aver “mediato la pace in diverse guerre” e trasforma l’evento in un lungo spot della sua agenda di politica estera.

“Tutti vogliono farne parte”, assicura dal palco. In realtà non proprio. Grandi alleati storici degli Stati Uniti, come Regno Unito e Francia, hanno già fatto sapere che non aderiranno, giudicando il Consiglio un fattore di indebolimento dell’ordine internazionale esistente. Molti altri Paesi prendono tempo, osservano, valutano.

Alla fine, il momento formale: i rappresentanti di Bahrein e Marocco si siedono al tavolo per firmare la Carta. “La Carta è ora pienamente in vigore e il Board of Peace è ufficialmente un’organizzazione internazionale”, annuncia la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, mentre invita gli altri leader a sottoscrivere lo statuto.

Almeno un Paese è assente: Israele, che ha dichiarato che aderirà. Isaac Herzog, presidente israeliano, è a Davos, ma un suo portavoce ha confermato che non avrebbe partecipato alla cerimonia, senza fornire ulteriori dettagli.

Jared Kushner, genero del presidente, mostrato una diapositiva intitolata “Nuova Gaza”, nella quale si vede una città dall’aspetto futuristico con grattacieli sulla costa. Ma dice che per ricostruire Gaza, Hamas deve smilitarizzare.

Trump chiude ribadendo il concetto chiave: il presidente del Consiglio è lui. “Sono tutti miei amici”, dice guardando il palco. Più che un’assemblea multilaterale, per ora, il Board of Peace sembra una fotografia nitida della sua idea di mondo: meno regole condivise, più affari. E una pace a immagine e somiglianza del suo creatore.

 

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)