ALTERS, spettacolo scritto e diretto da Marianna Adamo, in scena dal 12 al 14 gennaio al TeatroTor Bella Monaca
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Approda a Roma, dal 12 al 14 gennaio al Teatro Tor Bella Monaca, ALTERS, spettacolo scritto e diretto da Marianna Adamo, anche in scena con Matteo Fasanella.
Un thriller psicologico che esplora il tema della salute mentale, del trauma e della frammentazione dell’identità.
Una stanza spoglia in una REMS. Filippo e Nina si presentano, entrambi dicono di essere psichiatri chiamati lì per curare l’altro. Chi è “il pazzo”? Chi mente? Inizia un duello verbale serrato dove ogni certezza vacilla, le convinzioni si sgretolano e il confine tra sanità e follia diventa sempre più labile.
Attraverso colpi di scena e rivelazioni progressive, lo spettacolo trascina in un vortice dove vendetta e giustizia, colpa e innocenza, realtà e delirio si confondono fino all’esplosione finale. Un’indagine senza sconti sulla psiche, sulla memoria che si difende spezzandosi, e sul prezzo di essere “sano o pazzo”.
“ALTERS nasce dalla necessità di portare in scena l’invisibile: il territorio della psiche quando le certezze crollano e la verità diventa sfuggente. Ho costruito uno spettacolo che è un’indagine, un thriller dove il pubblico è chiamato a risolvere un enigma che si complica ad ogni scena” _ dichiara Marianna Adamo.
“La drammaturgia è un labirinto. Ogni certezza acquisita viene ribaltata, ogni affermazione contiene il suo opposto, ogni personaggio nasconde qualcosa. Chi è il paziente? Chi è il dottore? Chi mente e chi dice il vero? Lo spettatore procede per ipotesi che verranno puntualmente sovvertite, fino a un finale che rilegge tutto ciò che è accaduto sotto una luce completamente diversa. La scelta scenografica è radicale: un tavolo nero, due sedie nere. Nient’altro. Questa nudità non è minimalismo ma dichiarazione poetica. Sono gli attori a colorare la scena con la loro presenza, le loro capacità interpretative, la loro verità emotiva. La forza dello spettacolo risiede interamente nelle performance: i corpi, le voci, gli sguardi, i silenzi diventano l’unica scenografia necessaria. In uno spazio vuoto, l’intensità attoriale riempie tutto. Il pubblico non è spettatore passivo ma testimone attivo. Deve perdersi insieme ai personaggi, dubitare delle proprie percezioni, riconsiderare continuamente ciò che crede di aver capito. Il disorientamento è il cuore dell’esperienza teatrale. Solo attraverso questo smarrimento si può comprendere cosa significa quando la realtà diventa ambigua, quando sanità e follia non sono più categorie nette.”