Il film “La terra promessa” stasera su Rai 3: ecco la trama


Adattamento cinematografico del romanzo Kaptajnen og Ann Barbara (2020) scritto da Ida Jessen, il film “La terra promessa” stasera su Rai 3: la trama

La terra promessa

Mercoledì 7 gennaio 2026 alle 21.20 su Rai 3 in onda La terra promessa (Bastarden), un film del 2023 diretto da Nikolaj Arcel.

Nel 1755, il regno di Danimarca cerca di colonizzare e rendere produttiva una delle sue zone più inospitali: la brughiera dello Jutland, una vasta distesa selvaggia, spazzata dal vento, pressoché disabitata e ritenuta improduttiva. Qui arriva Ludvig von Kahlen, un ex soldato di umili origini, senza titolo né terra, ma con un sogno ambizioso: trasformare quel deserto verde in campi coltivati e guadagnarsi così un posto tra la nobiltà.

L’impresa è ardua. Le condizioni climatiche sono estreme, il terreno è duro e paludoso, e intorno a lui vivono solo nomadi, servi fuggitivi, poveri, diseredati e sbandati. Ma Kahlen è determinato. Con rigore militare e una fede ostinata nel progresso, inizia a costruire la sua fattoria, aiutato da pochi collaboratori fedeli.

Ben presto, però, entra in conflitto con Frederik de Schinkel, un ricco e spietato proprietario terriero che si ritiene padrone della regione, sebbene non ne possieda legalmente ogni parte. Schinkel vede nell’arrivo di Kahlen una minaccia al suo dominio. Le tensioni crescono quando Ann Barbara, una giovane donna fuggita dalla brutalità di Schinkel, trova rifugio presso il soldato.

Mentre Kahlen cerca di difendere la sua terra e coloro che lo circondano, Schinkel scatena tutta la sua potenza e crudeltà per schiacciarlo: minacce, soprusi, incendi, violenza fisica e psicologica. Ma contro ogni previsione, quello che doveva essere un semplice soldato dimostra di avere il coraggio, l’intelligenza e il senso della giustizia di un vero leader.

Nel cuore di quella landa desolata, tra vendette personali, ambizione, dolore e speranza, si sviluppa una lotta epica tra due visioni del mondo: da una parte la tirannia e l’arroganza ereditaria, dall’altra il riscatto personale, il lavoro e la dignità. La brughiera diventa così il campo di battaglia di una promessa fatta a sé stessi: costruire qualcosa di duraturo, anche dove sembra impossibile.