Prurigo nodularis: buoni risultati con ruxolitinib in crema all’1,5%


Nei pazienti con prurigo nodularis il trattamento topico con la crema a base di ruxolitinib all’1,5% ha ridotto significativamente il prurito e le lesioni cutanee dopo 12 settimane

Nei pazienti con prurigo nodularis e dermatite atopica, l'anticorpo monoclonale sperimentale nemolizumab ogni 4 settimane si è dimostrato efficace

Nei pazienti con prurigo nodularis il trattamento topico con la crema a base di ruxolitinib all’1,5% ha ridotto significativamente il prurito e le lesioni cutanee dopo 12 settimane, come evidenziato dai risultati degli studi di fase III TRuE-PN1 e TRuE-PN2 presentati al congresso 2025 dell’American Academy of Dermatology (AAD).

La prurigo nodularis è una malattia infiammatoria cronica della pelle caratterizzata da un prurito intenso e protuberanze rosse ispessite su braccia, gambe e tronco, che interessa circa 200mila statunitensi. Può colpire persone di tutte le età, anche se è più comune tra i 40 e i 69 anni. Il grattamento intenso e persistente provoca la formazione di noduli cutanei pruriginosi che hanno spesso un impatto sostanziale sul sonno e sulla qualità della vita generale del paziente.

La formulazione in crema di ruxolitinib, un inibitore selettivo JAK1/JAK2, è attualmente approvata dalla FDA per il trattamento topico della vitiligine non segmentale nei pazienti di almeno 12 anni di età e per il trattamento topico a breve termine e non continuativo della dermatite atopica da lieve a moderata in pazienti non immunocompromessi a partire dai 12 anni la cui malattia non è adeguatamente controllata dalle terapie topiche prescritte o quando le stese non sono consigliabili. In Europa è approvata per il trattamento della vitiligine non segmentale con coinvolgimento facciale in adulti e adolescenti a partire dai 12 anni di età.

Due sperimentazioni cliniche di fase III 
Il programma di sperimentazione clinica TRuE-PN include due studi di fase III, TRuE-PN1 e TRuE-PN2, che valutano la sicurezza e l’efficacia della crema ruxolitinib 1,5% due volte al giorno nei pazienti con prurigo nodularis. Entrambi prevedono un periodo di trattamento di 12 settimane in doppio cieco, controllato con veicolo, seguito da un’estensione in aperto di 40 settimane e un follow-up di sicurezza di 30 giorni.

Gli studi hanno arruolato circa 180 pazienti di almeno 18 anni di età la cui prurigo nodularis soddisfaceva determinati criteri, ovvero almeno 6 lesioni pruriginose su almeno 2 diverse aree del corpo allo screening e al basale con un’area di trattamento inferiore al 20% della superficie corporea (BSA), un punteggio IGA-CPG-S (Investigator’s Global Assessment for Stage of Chronic Prurigo Treatment Success) di almeno 2 allo screening e al basale e un punteggio WI-NRS (Worst-Itch Numeric Rating Scale) di almeno 7 al basale.

L’endpoint primario per entrambi è la riduzione della risposta WI-NRS4 alla settimana 12, definita come una diminuzione di almeno 4 punti nella scala WI-NRS rispetto al basale. Gli endpoint secondari chiave includono il successo complessivo del trattamento (sia risposta WI-NRS4 che IGA-CPG-S-TS) alla settimana 12, risposta IGA-CPG-S-TS alla settimana 12 e risposta WI-NRS4 al giorno 7 e alla settimana 4. Gli studi monitorano anche la frequenza, la durata e la gravità degli eventi avversi associati all’uso di crema ruxolitinib.

Efficacia significativamente superiore rispetto al placebo
Lo studio TRuE-PN1 ha raggiunto l’endpoint primario, dimostrando che una percentuale significativamente maggiore di pazienti che hanno applicato ruxolitinib crema all’1,5% rispetto al veicolo ha ottenuto una risposta WI-NRS4 alla settimana 12 (44,6% vs 20,6%; P=0,0003). Sono stati osservati miglioramenti significativi del prurito con la crema attiva rispetto al veicolo al giorno 7 (22,4% vs 8,0%; P=0,0064).

La sperimentazione ha inoltre soddisfatto tutti gli endpoint secondari chiave:
una quota significativamente maggiore di pazienti in trattamento attivo ha ottenuto il successo IGA-CPG-S-TS alla settimana 12 (15,8% vs 3,9%; P=0,0048),
pertanto un quota significativamente superiore di pazienti trattati con ruxolitinib crema rispetto al veicolo ha ottenuto un successo complessivo del trattamento (WI-NRS4 più IGA-CPG-S-TS; 11,9% vs 2,9%; P=0,0164) alla settimana 12
una percentuale significativamente maggiore di pazienti trattati con ruxolitinib crema rispetto al veicolo ha ottenuto anche la risposta WI-NRS4 alla settimana 4 (29,7% vs 12,7%, P=0,0034).

I risultati principali dello studio TRuE-PN2 hanno dimostrato un forte trend positivo in tutti gli endpoint secondari chiave, in particolare per IGA-CPG-S-TS alla settimana 12 e WI-NRS4 al giorno 7 (valore P nominale <0,05 per entrambi). L’endpoint primario, pur essendo a favore della crema ruxolitinib rispetto al veicolo, non ha raggiunto la significatività statistica per via dell’elevata risposta al placebo. I dati saranno presentati in un prossimo incontro scientifico.

Il profilo di sicurezza complessivo della crema ruxolitinib 1,5% nel programma di sperimentazione clinica TRuE-PN è coerente con quanto rilevato in precedenza, senza nuovi segnali di sicurezza.

«Questi sono i primi studi clinici che valutano un JAK inibitore topico per il trattamento di pazienti con prurigo nodularis, una condizione associata alla formazione di noduli cutanei in tutto il corpo che causano prurito persistente e disagio» ha affermato Shawn Kwatra, Joseph W. Burnett Endowed Professor e responsabile del servizio di dermatologia presso lo University of Maryland Medical Center. «In TRuE-PN1, ruxolitinib in crema ha dimostrato di migliorare significativamente il prurito e le lesioni cutanee e ritengo che abbia il potenziale per essere un approccio nuovo e necessario per questi pazienti».