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Artrite reumatoide ACPA+/SE+: abatacept più efficace degli anti-TNF

Artrite reumatoide: nuovo studio suggerisce che i livelli di calprotectina sierica potrebbero rappresentare un biomarcatore di infiammazione

In pazienti affetti da artrite reumatoide con sieropositività agli anticorpi ACPA (ACPA+) e portatori dell’epitopo condiviso (SE+) HLA-DRB1 benefici da abatacept

I risultati di uno studio real world pubblicato sulla rivista Advances in Rheumatology hanno dimostrato che, nei pazienti affetti da artrite reumatoide (AR) con sieropositività agli anticorpi ACPA (ACPA+) e portatori dell’epitopo condiviso (SE+) HLA-DRB1, il trattamento con abatacept risulta essere più efficace dei farmaci anti-TNF (TNF-i) nel trattamento di questi pazienti.

Razionale e obiettivo dello studio
Studi recenti hanno dimostrato che la sieropositività agli ACPA è associata ad una diversa risposta ai farmaci biologici, con i pazienti sieropositivi trattati con abatacept che presentano una risposta di entità maggiore rispetto ai pazienti sieronegativi. Tuttavia, non è stata documentata una risposta maggiore tra i pazienti sieropositivi trattati con anti-TNF rispetto ai sieronegativi.

Il più importante fattore di rischio genetico per l’AR è rappresentato dagli alleli dell’epitopo condiviso (SE) che risiedono nella regione del complesso maggiore di istocompatibilità (MHC) di classe II ed esprimono le molecole dell’antigene leucocitario umano di classe II codificate da DR (HLA-DR).

Alcuni studi indicano che molti pazienti con AR e sieropositività ACPA presentano l’epitopo condiviso SE sull’allele HLA-DRB1. Pertanto, sarebbe opportuno un approfondimento del contributo di HLA-DRB1 alla patogenesi dell’AR al fine di esplorare i molteplici fattori interconnessi che contribuiscono, come le esposizioni genetiche, epigenetiche e ambientali che portano alla malattia.

Lo scopo di questo studio, condotto nella reali life, è stato quello di capire se la presenza di un SE sull’allele HLA-DRB1 correli con una risposta differenziale ai farmaci abatacept o TNFi.

A tal scopo, i ricercatori hanno messo a confronto gli outcome di malattia nei pazienti con AR e sieropositività ad un sottotipo di anticorpi ACPA (gli anticorpi CCP) in pazienti con SE trattati con abatacept rispetto agli anti-TNF.

Disegno dello studio e risultati principali
Per questo studio i ricercatori hanno utilizzato i dati dei pazienti arruolati nello studio CorEvitas Comparative Effectiveness Registry to Study Therapies for Arthritis and Inflammatory Conditions. che era un sottostudio del CorEvitas RA Registry che prevedeva la raccolta regolare di dati a intervalli di 3 mesi, con una raccolta uniforme di campioni di sangue per tutti i pazienti che iniziavano un trattamento biologico.

I ricercatori hanno identificato i pazienti iniziatori di un trattamento con abatacept o TNFi che erano SE + e anti-CCP3+ (> 20 U/mL) al momento o prima del trattamento e che avevano un punteggio CDAI di attività di malattia da moderato a elevato (> 10) al basale.

L’outcome primario era rappresentato dalla variazione media del punteggio CDAI nell’arco di 6 mesi.

Per prima cosa, i ricercatori sono ricorsi ad un modello di omogenizzazione dei gruppi in studio basato sul propensity score (PS) per identificare i pazienti con un’attività di malattia simile ed un numero simile di farmaci biologici pregressi al basale, per determinare quali campioni di DNA inviare per la genotipizzazione. Tra i pazienti identificati per la presenza di SE, è stato effettuato un trimming basato sul confronto della distribuzione dei propensity score tra gli iniziatori di abatacept e TNFi all’interno della linea di terapia, e le osservazioni che non rientravano nell’intervallo di sovrapposizione sono state escluse dalla coorte di studio.

Nelle coorti complessive PS-trimmed (abatacept, n = 170; TNFi, n = 157) e PS-matched (abatacept, n = 111; TNFi, n = 111), si sono registrati miglioramenti numericamente  di entità maggiore nella variazione media del CDAI tra abatacept e TNFi, ma non statisticamente significativi. Tendenze simili sono state osservate per i pazienti non naive ai biologici, con l’eccezione che la significatività statistica è stata raggiunta per la variazione media del CDAI nella coorte PS-trimmed (abatacept: 12,22 [IC95%: 10,13- 14,31]; TNFi: 9,28 [IC95%:7,08-11,48]; p = 0,045).

Riassumendo
Questa analisi real-world ha confrontato l’efficacia clinica di abatacept rispetto al TNFi nell’arco di sei mesi in pazienti con AR SE+, utilizzando il PS-trimming e il matching per ridurre i bias di selezione, date le differenze nell’utilizzo di questi farmaci.

Sebbene la maggior parte dei confronti non fosse statisticamente significativa, i ricercatori hanno riscontrato un miglioramento numerico di entità maggiore nella maggior parte degli outcome di efficacia con abatacept rispetto al TNFi nei pazienti con AR di lunga durata che erano SE + nell’arco di sei mesi nella popolazione complessiva, sia per la coorte PS-trimmed che per quella -matched.

Questi risultati son risultati simili a quelli di un precedente studio clinico e confermati nelle analisi di sensibilità, che si sono concentrate su una coorte di pazienti non naive ai biologici.

Dato che sono state documentate prevalentemente differenze numeriche, ma non la significatività statistica per la maggior parte dei confronti, sono necessari ulteriori studi per confermare questi risultati in una popolazione di pazienti più ampia e diversificata, al fine di esplorare appieno la relazione tra lo stato SE+ e la risposta differenziale ai farmaci.

Bibliografia
Harrold, L.R., Wittstock, K., Kelly, S. et al. Comparative effectiveness of abatacept versus TNF inhibitors in rheumatoid arthritis patients who are ACPA and shared epitope positive. Adv Rheumatol 64, 10 (2024). https://doi.org/10.1186/s42358-024-00352-4
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