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Artrite reumatoide: ORIGAMI conferma abatacept

Artrite reumatoide: nuovo studio individua un aumento del rischio di eventi avversi cardiovascolari maggiori e neoplasie maligne con l’uso di tofacitinib

Artrite reumatoide: lo studio ORIGAMI conferma fattori di efficacia di abatacept tra cui durata di malattia inferiore a 1 anno

Durata di malattia inferiore ad un anno, sieropositività agli anticorpi anti-citrullina (ACPA): sono questi, stando ai risultati di un’analisi post-hoc dello studio ORIGAMI sull’impiego di abatacept nella pratica clinica reale (presentata al congresso EULAR), i fattori predittivi di maggiore efficacia del trattamento.

Razionale, obiettivi e disegno dell’analisi
Abatacept è un farmaco molto efficace nei pazienti affetti da artrite reumatoide (AR) associata a sieropositività agli ACPA (ACPA+) e in quelli con titoli elevati di questi auto-anticorpi. Dato, però, che l’accuratezza dell’efficacia di abatacept predetta dallo stato ACPA è relativamente insufficiente, la ricerca nel campo si è focalizzata sull’individuazione di predittori di malattia più affidabili.

Stando ad alcune osservazioni precedenti di letteratura, peraltro, il farmaco in questione si è rivelato maggiormente efficace, oltre che nei pazienti sieropositivi, anche in quelli con AR all’esordio.

Pertanto, in base a quanto detto finora, è stata avanzata l’ipotesi secondo la quale sarebbe possibile aumentare l’accuratezza della predizione di malattia mettendo insieme, in combinazione, i diversi fattori elencati sopra.

Per verificare la fondatezza di questa ipotesi e verificare i predittori di efficacia di abatacept, è stata implementata un’analisi post-hoc dei dati dello studio ORIGAMI, uno studio, tuttora in corso, condotto nella pratica clinica reale che sta valutando l’efficacia e la sicurezza d’impiego del farmaco, somministrato sottocute in pazienti con AR naive ai farmaci biologici e con attività di malattia moderata.

ORIGAMI, uno studio real world multicentrico, prospettico e osservazionale, della durata complessiva prevista pari a 5 anni, prevede la somministrazione di abatacept sottocute al dosaggio di 125 mg a cadenza settimanale (indipendentemente dalla presenza o meno di una dose di carico endovena all’inizio dello studio).

I 270 pazienti inclusi nello studio soddisfacevano i criteri di inclusione seguenti:
– Soddisfacimento criteri di classificazione congiunti EULAR/ACR 2010 per l’AR
– Presenza di attività moderata di malattia (punteggio SDAi >11 e ≤26)
– Pazienti naive ai farmaci biologici, con risposta non soddisfacente ad almeno un DMARDcs
– Conta leucociti periferici ≥4.000/mm3
– Conta linfociti periferici ≥1.000/mm3
– Negatività al beta-D-glucano

I pazienti sono stati suddivisi in 2 gruppi sulla base della sieropositività o della sieronegatività agli ACPA al basale (ACPA + ≥ 4,5 U/ml; ACPA – <4,5 U/ml).

I ricercatori hanno valutato le variazioni di attività di malattia e della funzione fisica (quest’ultima misurata mediante questionario giapponese J-HAQ), come pure i tassi di persistenza alla terapia con abatacept fino ad un anno.

Inoltre, sono state analizzate alcune caratteristiche dei pazienti al basale come pure l’impiego di farmaci concomitanti come variabili indipendenti mediante analisi di regressione multipla, come pure gli effetti di interazione tra lo stato ACPA, lo stato RF e il fattore risultato significativamente associato a variazioni di attività di malattia (in base al punteggio SDAI).

Caratteristiche dei pazienti
Il numero di pazienti ACPA+ e ACPA- reclutati era pari, rispettivamente, a 226 e a 44, con valori medi ACPA al basale pari a 280,3 ± 376,8 (U/ml), e valori medi di RF pari, rispettivamente, a  174,8 ± 302,6 U/ml e 20,9 ± 61,7 U/ml.

I pazienti ACPA+, pari all’83,7% del totale, erano più giovani e mostravano una conta più elevata di articolazioni tumefatte, nonché livelli più elevati di CRP, di VES e un’attività di malattia più elevata(espressa come punteggio DAS28-CRP) rispetto ai pazienti ACPA-.

Inoltre, i pazienti ACPA+ erano stati sottoposti a trattamento pregresso con un numero maggiore di DMARDcs rispetto ai pazienti ACPA-, mentre i due gruppi erano pressochè sovrapponibili se messi a confronto in termini di uso di MTX e di glucocorticoidi.

Risultati principali
Dall’analisi dei dati è emerso che le variazioni di attività di malattia (SDAI) ad un anno erano pari a:
– -11,3 (-12,4; -10,3) nei pazienti ACPA+
– -8 (-10,5; -5,5) nei pazienti ACPA-

Le variazioni ad un anno relative alla funzione fisica (J-HAQ), invece, sono state pari a:
– -0,27 (-0,34; -0,2) nei pazienti ACPA+
– -0,16 (-0,34; 0,01) nei pazienti ACPA-

I risultati dell’analisi Kaplan-Meier, invece, hanno mostrato che i tassi di persistenza alla terapia con abatacept ad un anno, calcolati in base all’abbandono del trattamento per qualsiasi motivo, erano pari al 72,1% nel gruppo ACPA+ e al 58,7% nel gruppo ACPA-.

Invece, i tassi di persistenza alla terapia calcolati in base all’abbandono del trattamento per mancata efficacia, sono risultati pari, rispettivamente, al 91,6% e al 75,7%.
Passando ai risultati dell’analisi di regressione multipla sui fattori associati all’attività di malattia (SDAI) ad un anno, è emerso, in primis, che una durata di malattia inferiore ad un anno si associava alla variazione del punteggio SDAI a 52 settimane.

Da ultimo, i risultati delle analisi di interazione fattori hanno mostrato che le differenze stimate della variazione del punteggio SDAI erano pari a:
– -3,91 (p=0,035) per i pazienti con presenza contemporanea di sieropositività ACPA e durata di malattia <1 anno vs. pazienti con sieronegatività ACPA e durata di malattia ≥ 1 anno
– -2,12 (p=0,012) per i pazienti con presenza contemporanea di sieropositività ACPA e RF vs pazienti con sieronegatività ACPA e RF

Riassumendo
In conclusione, i risultati di quest’analisi post-hoc dello studio ORIGAMI hanno mostrato che l’efficacia nella real world di abatacept sull’attività di malattia come pure sulla funzione fisica, nonché il tasso di persistenza alla terapia, sono risultati maggiori nei pazienti con sieropositività ACPA rispetto a quelli sieronegativi per questi autoanticorpi.

Dall’analisi è anche emerso che una durata di malattia inferiore ad un anno ha un impatto significativo sulla variazione del punteggio SDAI di attività di malattia a 52 settimane come marker di efficacia clinica real world del farmaco.

Nello specifico, la variazione del punteggio SDAI è risultata significativamente migliore nei pazienti con sieropositività ACPA e durata di malattia inferiore ad un anno rispetto a quelli con sieronegatività ACPA e durata di malattia uguale o superiore ad un anno.

Tali risultati, pertanto, sembrano suggerire una maggiore efficacia di abatacept nei pazienti con sieropositività ACPA e con malattia all’esordio, rendendo sempre più possibile l’ottimizzazione della terapia e il raggiungimento dell’obiettivo di una terapia a misura del singolo paziente.

Bibliografia
Tsuritani K et al. Analysis of factors associated with he effectiveness of abatacept in the ORIGAMI Study; EULAR 2021; Poster POS0603

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