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Diabete di tipo 2: semaglutide mantiene controllo glicemico e perdita di peso

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Diabete di tipo 2: semaglutide somministrato una volta alla settimana ha migliorato significativamente i livelli di emoglobina glicata e il peso corporeo fino a 3 anni

In un’ampia coorte di adulti con diabete di tipo 2, semaglutide somministrato una volta alla settimana ha migliorato significativamente i livelli di emoglobina glicata e il peso corporeo fino a 3 anni, secondo i dati di real life israeliani presentati sotto forma di poster al congresso 2023 dell’European Association for the Study of Diabetes (EASD).

Il trattamento con semaglutide è stato associato a riduzioni sia dei livelli di emoglobina glicata (HbA1c) (-0,77%, P<0,001) che del peso corporeo (-4,7 kg, P<0,001) a 6 mesi di trattamento, che sono state mantenute fino a 3 anni, in particolare nei pazienti con maggiore aderenza alla terapia.

«Nella pratica clinica reale abbiamo riscontrato un miglioramento clinicamente rilevante nel controllo della glicemia e nella perdita di peso dopo 6 mesi di trattamento, paragonabile a quello osservato negli studi randomizzati» ha affermato il ricercatore principale Avraham Karasik, dell’Istituto di ricerca e innovazione del Maccabi Health Services di Tel Aviv, in Israele. «È importante sottolineare che questi effetti si sono mantenuti fino a 3 anni, supportando l’uso di semaglutide una volta alla settimana per la gestione a lungo termine del diabete di tipo 2».

Uno studio su un ampio campione, a lungo termine e di real-world
In un’intervista Karasik ha spiegato che in Israele molti medici hanno dottato prontamente la terapia settimanale con semaglutide, consentendo di costituire un campione di grandi dimensioni e con una durata di utilizzo significativa per questo studio retrospettivo.

Anche se le evidenze provenienti dai trial randomizzati e controllati supportano l’efficacia del farmaco nel trattamento del diabete di tipo 2, questi studi hanno per lo più un follow-up relativamente breve, ha aggiunto, sottolineando la necessità di dati reali a lungo termine e su larga scala. «Nella vita reale le persone si comportano in modo diverso rispetto al contesto dello studio clinico e alcune aderiscono mentre altre no, quindi è stato interessante vedere la durabilità dell’effetto e cosa succede quando le persone interrompono il trattamento o non hanno una buona aderenza, quindi non sorprende che i risultati migliori sono stati osservati nei pazienti che hanno assunto il farmaco in modo più costante».

Lo studio ha incluso un totale di 23.442 pazienti, di cui 6.049 seguiti per almeno 2 anni. La HbA1c media al basale era 7,6%-7,9%, l’indice di massa corporea (BMI) era 33,7-33,8, la metformina è stata assunta dall’84%-88% dei partecipanti, l’insulina è stata assunta dal 30% e il 31% dei soggetti è stato trattato con un altro GLP-1 agonista prima di semaglutide.

L’outcome primario era la variazione della HbA1c dal basale alla fine del follow-up a 6, 12, 18, 24, 30 e 36 mesi. I principali risultati secondari includevano la variazione del peso corporeo dal basale alla fine del follow-up (36 mesi), la variazione della HbA1c e del peso corporeo in sottogruppi di pazienti che erano persistentemente in terapia (a 12, 24, 36 mesi) e le variazione dei due parametri in sottogruppi stratificati in base alle caratteristiche basali, oltre alle loro variazioni dopo l’interruzione del trattamento come risultato esplorativo.

Il follow-up mediano è stato di 17,6 mesi nella popolazione totale e di 29,9 mesi in quanti hanno continuato la terapia per 2 anni.

Effetto mantenuto fino a 3 anni
Nella popolazione totale la HbA1c si è ridotta in media dello 0,77% (da 7,6% a 6,8%) e il peso corporeo di 4,7 kg (da 94,1 kg a 89,7 kg) dopo 6 mesi di trattamento, risultati che si sono mantenute durante i 3 anni di follow-up in circa 1.000 pazienti.

Un significativo 75% dei partecipanti ha aderito a semaglutide una volta alla settimana (PDC, Proportion of Days Covered, superiore al 60%) entro i primi 6 mesi. In quanti hanno utilizzato il farmaco per almeno 2 anni, quelli con aderenza elevata al trattamento (PDC di almeno l’80%) hanno mostrato una riduzione della HbA1c dello 0,76% dopo 24 mesi e dello 0,43% dopo 36 mesi. Il peso corporeo si era ridotto di 6,0 kg dopo 24 mesi e di 5,8 kg dopo 36 mesi.

Le riduzioni sia della HbA1c che del peso sono state minori nei pazienti con PDC inferiore al 60% rispetto a quelli con PDC superiore al 60% (P<0,05 tra i gruppi per entrambi i risultati nel corso del massimo tempo di il follow-up).

Come previsto, tra i pazienti naïve ai GLP-1 agonisti le riduzioni del livello di HbA1c e del peso corporeo erano più pronunciate rispetto ai soggetti già esposti a questi farmaci (rispettivamente riduzione HbA1c -0,87% vs -0,54%, perdita di peso -5,5 kg vs -3,0 kg, P<0,001 per la differenza tra i gruppi per entrambi i risultati).

Effetto residuo dopo la sospensione da approfondire
Come ha riferito Karasik, alcuni pazienti che hanno interrotto l’assunzione di semaglutide non hanno riacquistato peso immediatamente e questo potenziale effetto residuo una volta sospesa la terapia merita ulteriori indagini. «Non è stato rilevato negli studi randomizzati e controllati, e non so come interpretarlo. La HbA1c è aumentata leggermente quando hanno interrotto la terapia rispetto a quelli con PDC maggiore del 60% (P<0,05 per la differenza tra i gruppi per entrambi i risultati nella maggior parte del tempo di follow-up)».

Referenze

European Association for the Study of Diabetes (EASD). October 2-6, 2023. Presented as a poster.

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