Bpco: doxiciclina 100 mg non riduce frequenza esacerbazioni


Cura a lungo termine con doxiciclina 100 mg al giorno in pazienti con Bpco non riduce in modo significativo la frequenza complessiva delle esacerbazioni

Bpco severa: ialuronato per via inalatoria migliora la funzione polmonare secondo uno studio pubblicato sulla rivista Respiratory Research

Un trattamento profilattico a lungo termine con doxiciclina 100 mg al giorno in pazienti con Bpco moderata non è stata in grado di ridurre in modo significativo la frequenza complessiva delle esacerbazioni. Queste le conclusioni deludenti di uno studio recentemente pubblicato su the American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine.

Razionale e disegno dello studio
Le esacerbazioni di Bpco rappresentano una delle principali cause di morbi- mortalità e la loro prevenzione costituisce, pertanto, un obiettivo terapeutico di primaria importanza.  Il trattamento a lungo termine con macrolidi è efficace nel ridurre le esacerbazioni, ma ci sono poche evidenze per altre classi di antibiotici.

Di qui il nuovo studio che si è proposto di valutare l’efficacia di doxicicilina per 12 mesi nel ridurre il tasso di esacerbazioni nei pazienti con forme moderate di Bpco.

Il trial, randomizzato e controllato vs. placebo, ha reclutato 222 pazienti ambulatoriali provenienti da 3 centri specialistici dislocati nel Regno Unito, affetti da Bpco classificata di grado da 2 a 4 (BPCO da moderata a molto grave) in base ai criteri GOLD.

Tutti i partecipanti allo studio avevano un’età pari o superiore a 45 anni, una storia di fumo (10 pacchetti di sigarette all’anno) ed erano stati sottoposti in precedenza ad un trattamento con antibiotici e/o corticosteroidi per almeno una esacerbazione di Bpco manifestatasi negli ultimi 12 mesi.

I partecipanti allo studio (età media, 67 anni; 57% maschi; 34% fumatori) sono stati randomizzati a trattamento con una dose giornaliera di 100 mg di doxiciclina (n=110) o di placebo (n=112) per 12 mesi.
All’arruolamento nello studio sono state registrate l’anamnesi, le misurazioni spirometriche post-broncodilatazione, i livelli di CRP e la conta degli eosinofili nel sangue.

I pazienti, inoltre, sono stati invitati a compilare 2 questionari sullo stato di salute respiratoria – il St. George’s Respiratory Questionnaire (SGRQ) e il COPD Assessment Tool (CAT) – sia al momento dell’arruolamento che alla fine dello studio.

Inoltre, i pazienti hanno compilato un diario giornaliero dei sintomi per registrare le esacerbazioni, i trattamenti e gli eventi avversi; queste registrazioni sono state riviste dai ricercatori ogni 3 mesi fino alla fine dello studio al mese 12.

L’insorgenza degli episodi di riacutizzazione è stata identificata in base alle informazioni del diario dei sintomi dei partecipanti e alla necessità di ricovero o di trattamento con antibiotici o steroidi.
Sulla base delle informazioni del diario dei sintomi, l’insorgenza della riacutizzazione è stata definita come lo sviluppo o il peggioramento di almeno 2 sintomi (tra cui almeno un sintomo principale) che si è protratto per almeno 2 giorni. I sintomi principali comprendevano la dispnea, l’aumento del volume dell’espettorato e la presenza di pus; i sintomi minori erano classificati come mal di gola, raffreddore, febbre, tosse, respiro affannoso e oppressione toracica.

I ricercatori hanno utilizzato un modello matematico statistico ad hoc per calcolare la differenza relativa al tasso di esacerbazione tra il gruppo doxiciclina e il gruppo placebo. I punteggi SGRQ sono stati utilizzati per misurare la variazione dello stato di salute respiratoria dall’inizio alla fine dello studio.

Risultati principali
Confrontando i tassi di esacerbazione, i ricercatori hanno riscontrato una differenza non significativa tra il tasso mediano complessivo del gruppo doxiciclina e quello del gruppo placebo (2,28 esacerbazioni per persona-anno contro 3,35 esacerbazioni per persona-anno, rispettivamente; P =0,23).

E’ stata rilevata anche l’esistenza di una differenza non significativa nel tasso mediano di esacerbazioni trattate per persona-anno tra i gruppi doxiciclina e placebo (1,27 vs 2,01, rispettivamente; P =0,34).
Gli aggiustamenti per lo stato di fumo al basale, il tasso di esacerbazioni durante l’anno precedente, il sesso, l’SGRQ, la funzione polmonare e la saturazione di ossigeno al basale non hanno influenzato questi risultati.

Per quanto riguarda lo stato di salute respiratoria, il punteggio SGRQ non è cambiato nel gruppo doxiciclina, ma è migliorato significativamente nel gruppo placebo, da 1,44 a 9, alla revisione a 12 mesi (P =.007). In particolare, la comparsa di dispepsia, nausea e vomito è stata maggiore nel gruppo doxiciclina, mentre nel gruppo placebo si sono verificate più infezioni e disturbi del sistema nervoso.

Riassumendo
Pur ammettendo la presenza di alcuni limiti metodologici dello studio (assenza di significatività statistica per molti risultati osservati, assenza di monitoraggio attivo dell’antibiotico-resistenza), nel complesso, i ricercatori hanno concluso che il trattamento profilattico con doxiciclina non ha ridotto in modo statisticamente significativo il tasso di esacerbazioni, a 12 mesi, in pazienti con Bpco soggetti ad andare incontro a riacutizzazioni di malattia. Inoltre, l’impatto del trattamento variava in base alle conte ematiche degli eosinofili al basale: “Il trattamento  – concludono – potrebbe rivelarsi più efficace nei pazienti con conta ematica di eosinofili al basale più bassa o im quelli con malattia severa”.

Bibliografia
Allinson JP et al. A double-blind, randomised, placebo-controlled trial of long-term doxycycline therapy on exacerbation rate in patients with stable copd. Am J Respir Crit Care Med. Published online July 14, 2023. doi:10.1164/rccm.202212-2287OC
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