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Perdita di peso via telefono e senza farmaci: uno studio negli USA

Un BMI elevato determina rischi maggiori di insorgenza di malattie reumatiche: effetto più pronunciato nelle donne sia per la gotta che per l'artropatia psoriasica

Studio ha valutato l’utilità di un programma di coaching per la perdita di peso attraverso il coinvolgimento di oltre 3000 donne, arruolate per via esclusivamente telefonica

Un lavoro scientifico statunitense pubblicato nel 2023 (www.onclive.com/view/telephone-based-weight-loss-program-is-effective-for-breast-cancer-survivors) ha valutato l’utilità di un programma di coaching per la perdita di peso attraverso il coinvolgimento di oltre 3000 donne, arruolate per via esclusivamente telefonica. I dati confermano la capacità del programma telefonico di indurre un calo ponderale significativo nelle partecipanti, anche in assenza di interventi farmacologici e visite e follow up in presenza. Un bel risultato, anche se da valutare nel tempo, che si allinea al concetto di semplificazione della vita della paziente, quando possibile, alleggerendola da impegni e  controlli in presenza.

IL COMMENTO DI MASSIMO DI MAIO, SEGRETARIO NAZIONALE AIOM, L’ASSOCIAZIONE CHE RIUNISCE GLI ONCOLOGI, E DIRETTORE S.C.D.U. ONCOLOGIA, A.O. ORDINE MAURIZIANO, OSPEDALE UMBERTO I DI TORINO

Lo studio di fase 3 presentato all’ASCO esplorava la possibilità di ottenere una riduzione di peso nelle pazienti affette da tumore della mammella operato. È noto che il sovrappeso e l’obesità sono associati a una prognosi peggiore, sia in termini di mortalità complessiva sia in termini di rischio di recidiva della malattia. L’effetto negativo dell’obesità non è soltanto legato ai rischi di patologie cardiovascolari sulla mortalità, ma anche alla biologia stessa del tumore, in quanto il tumore della mammella è una malattia ormono-sensibile ed è noto che esistono importanti relazioni tra il peso, il metabolismo, gli ormoni.

COME È STATO CONDOTTO LO STUDIO

Lo studio è molto interessante, perché un conto è limitarsi a “fotografare” la prognosi delle pazienti descrivendo l’associazione tra il peso e l’andamento della malattia (si tratterebbe in questo caso di un semplice studio osservazionale, in cui ci si limita a registrare i dati clinici delle pazienti studiate), cosa diversa è provare a modificare la storia della malattia, con un intervento sperimentale che in questo caso prova a determinare una riduzione del peso, sperando che si traduca in una migliore prognosi. È la prova che gli studi sperimentali in oncologia non sono solo quelli che studiano farmaci: in questo caso, l’intervento oggetto dello studio era l’educazione sull’importanza di evitare il sovrappeso, insieme ad un intervento telefonico periodico, per una durata di 2 anni, che mirava a ridurre il peso tramite consigli sulla dieta e sull’esercizio fisico.

CARATTERISTICHE DELLO STUDIO

Si è trattato di uno studio di grandi dimensioni, che ha incluso oltre 3000 pazienti, accomunate dall’essere in sovrappeso (indice di massa corporea, BMI, pari o superiore a 27) e da una diagnosi di carcinoma della mammella in stadio I, II o III, con recettori ormonali positivi e negativo per HER-2, oppure “triplo negativo”, vale a dire negativo sia per recettori ormonali che per HER2. Le pazienti dovevano essere incluse entro 14 mesi dalla diagnosi, proprio perché l’obiettivo è quello di impattare significativamente sulla prognosi di malattia, e quindi la perdita di peso deve essere sufficientemente tempestiva rispetto alla storia di malattia tumorale. Lo studio era randomizzato, le pazienti erano assegnate in maniera casuale al gruppo di controllo, che riceveva le sole informazioni di educazione sanitaria (lasciando poi all’iniziativa delle pazienti l’eventuale attenzione alla dieta e l’eventuale esercizio fisico), oppure al gruppo sperimentale (nel quale le donne, oltre alle informazioni di educazione sanitaria entravano nel programma telefonico con un “coach” che forniva loro un programma mirato alla perdita di peso, monitorandole per 2 anni.

I RISULTATI OTTENUTI

I risultati dello studio sono ancora preliminari, ma incoraggianti. L’intervento telefonico è attivo, nel senso che le donne assegnate al braccio sperimentale effettivamente hanno avuto una riduzione di peso rispetto alle pazienti del braccio di controllo. A 6 mesi dall’inizio, le donne del braccio sperimentale avevano perso in media 4,4 kg, a fronte di +0.2 kg mediamente acquistati dalle donne del braccio di controllo. Anche a 12 mesi dall’inizio, i dati erano simili, a favore del braccio sperimentale. Naturalmente, non è ancora noto se la perdita di peso, che effettivamente si riesce ad ottenere con l’intervento telefonico, si traduca anche in una migliore prognosi. Sarà la prosecuzione dello studio a dirlo, e sarebbe un bell’esempio di intervento efficace basato non sui farmaci ma sullo stile di vita. Ricordiamo che, indipendentemente dai risultati di questo studio, esistono evidenze che dimostrano l’importanza dell’esercizio fisico nel migliorare la prognosi delle donne operate per un tumore della mammella.

IN CONCLUSIONE

Non solo chemioterapia, quindi, non solo trattamenti farmacologici. L’obiettivo del follow-up non deve essere solo quello di monitorare l’eventuale ripresa di malattia, ma anche quello di ricordare alle pazienti l’importanza dello stile di vita. Questi concetti sono stati ribaditi nel documento recante le “Linee di indirizzo sull’attività fisica. Revisione delle raccomandazioni per le differenti fasce d’età e situazioni fisiologiche e nuove raccomandazioni per specifiche patologie”, redatto dal Tavolo di lavoro del Ministero della Salute per la promozione dell’attività fisica e la tutela della salute nelle attività sportive, con la partecipazione dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) tra i diversi Enti coinvolti. Nel documento è contenuto un capitolo dedicato proprio al tumore della mammella. Qui si ribadisce che nel caso delle pazienti operate, è opportuno motivarle, dopo l’intervento chirurgico, a riprendere (o adottare, se prima erano comunque sedentarie) uno stile di vita attivo. Al fine di evitare la sedentarietà assoluta che spesso si accompagna alle diverse fasi della malattia.

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