In prima visione su Rai 5 Daniele Gatti e l’Orchestra Rai


Tutte le sinfonie di Mendelssohn con Daniele Gatti e l’Orchestra Rai in tre appuntamenti in prima visione su Rai 5

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Un nuovo integrale sinfonico per Daniele Gatti e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai: quello di Felix Mendelssohn-Bartholdy, che Rai Cultura propone per tre venerdì consecutivi, il 14, 21 e 28 aprile alle 21.15 su Rai 5. Dopo le quattro sinfonie di Brahms e quelle di Schumann, Gatti ha affrontato il nuovo corpus sinfonico completo con la compagine della Rai nei tre concerti registrati all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino nel gennaio 2023.

Programmare tutte assieme le cinque sinfonie di Mendelssohn offre l’occasione di indagare l’immagine corrente del compositore, tradizionalmente considerato come “il più classico dei romantici”. Quest’idea, infatti, è al tempo stesso confermata e smentita dal suo corpus sinfonico. Composte in un arco di sedici anni, fra un’adolescenza prodigiosa e una fiorente maturità, i cinque capolavori procedono tra l’accettazione dei modelli storici e la sperimentazione di forme e linguaggi nuovi. Rispecchiano tanto l’evoluzione artistica di Mendelssohn quanto il passaggio di un’intera cultura dalla classicità al romanticismo, che ha in lui uno dei protagonisti più autentici e originali, oltre che una delle sue voci più alte.

Si inizia venerdì 14 aprile con la Sinfonia n. 1 in do minore op. 11. Composta nel 1824, quando Mendelssohn aveva quindici anni, arriva dopo una serie di tentativi, 12 per l’esattezza, di sinfonie per orchestra d’archi, eseguite in ambito domestico. Quattro anni dopo, nel 1828, l’opera ebbe il suo battesimo a Londra con il compositore stesso sul podio, che ottenne uno straordinario successo. Subito dopo Mendelssohn partì per un viaggio in Scozia, tra Edimburgo e i luoghi di Maria Stuarda, dove trovò l’ispirazione per quella che divenne la sua Sinfonia n. 3 in la minore op. 56 detta appunto “Scozzese”, che chiude la serata.

Segue, venerdì 21 aprile, la Sinfonia n. 2 in si bemolle maggiore op. 52 detta “Lobgesang” (Canto di lode), interpretata dal soprano Sara Blanch, dal mezzosoprano Michèle Losier, dal tenore Bernard Richter e dal Coro del Teatro Regio di Torino istruito da Andrea Secchi. Nel 1840 il compositore ricevette la richiesta di un’opera che celebrasse il quarto centenario dell’invenzione della stampa: uno dei momenti più alti della cultura rinascimentale tedesca, che non poteva non essere adeguatamente ricordato in una capitale dei libri e delle lettere come Lipsia.

Si chiude venerdì 28 aprile con la Sinfonia n. 4 in la maggiore, definita da Mendelssohn «il lavoro più gaio che io abbia mai finora composto». Fu scritta durante il viaggio di formazione che il compositore fece in Italia tra il 1830 e il 1831. Da qui il soprannome “Italiana”. Accanto a essa, nella seconda parte del concerto, è proposta la Sinfonia n. 5 in re minore op. 107 detta “La Riforma”, scritta nel 1830 per il trecentesimo anniversario della Confessione di Augusta, prima esposizione ufficiale dei principi del Protestantesimo.