Il gaming in Italia: un’industria in crescita che richiede talenti tecnologici


Un settore in crescita, domande in aumento e soprattutto ricavi in rialzo. Il mondo del gioco attira nuovi lavoratori, soprattutto quelli che hanno competenze digitali e tecnologiche

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Se il 35% degli italiani, di età compresa tra i 6 e i 64 anni, giocano online, passando davanti ai videogame almeno 8 ore alla settimana in media, non può di certo stupire che quella del gaming sia la filiera più in crescita del nostro paese. E oltre a chi gioca e quindi chi consuma e vive il gioco, c’è anche chi è chiamato al lavoro più difficile: quello di crearli.

Il sostegno del Governo

“Dobbiamo avere i riflettori puntati sull’Italia come Paese produttore, non solo consumatore – ha spiegato in questa intervista Thalita Malagò, direttrice generale di IIDEA, l’associazione di categoria dell’industria di videogiochi in Italia – Abbiamo bisogno di posizionarci nella lista di chi i videogiochi li fa e non solo li compra e ci gioca”. A questo proposito è stato varato, dal passato governo, un particolare incentivo, diventato operativo nel 2021 e con una dotazione finanziaria di 5 milioni di euro. Si tratta dal tax credit per videogiochi, che lo scorso anno ha viso aumentare la propria dotazione fino a 11 milioni di euro. Questo investimento copre il 25% dei costi di produzione, permettendo di attirare altri fondi fino a 44 milioni di euro.

Il ruolo della formazione

Dietro questi numeri si nascondono potenzialità importanti per la nostra economia, soprattutto in termini di occupazione. Per creare giochi online, videogame, slot machine servono infatti competenze, abilità, conoscenze. Lo dimostra, per quanto riguarda il gambling, l’esperienza del casinò di Snai, che offre ai suoi utenti diverse sale virtuali e ben tre software differenti (Playtech, NetEnt e Aristocrat). Dietro ogni titolo, infatti, dietro ogni videogioco c’è una tecnologia complessa, c’è matematica e informatica, abilità di scrittura e di progettazione.

Per rispondere a queste nuove esigenze del mercato servono formazione e un percorso di studi mirati. Di recente proprio IIDEA ha lanciato l’associazione Press Start, per tutti gli studenti che mirano a lavorare nel mondo del gaming, ma sono sempre di più gli atenei e le accademie private che in giro per l’Italia offrono percorsi di studi o corsi professionali dedicati alle nuove figure lavorative del gioco. Un’industria che può agire da volano per tutta la nostra economia e rappresentare una grande opportunità per le generazioni future.