L’odio verso i vegani arriva da lontano: la storia della vegafobia


L’antipatia verso vegani e vegetariani viene da lontano: ecco la storia della vegafobia, l’odio irrazionale verso chi decide di non mangiare più carne

Seguire una dieta vegana per almeno 3 mesi ha aiutato le persone in sovrappeso o con diabete di tipo 2 a perdere peso ma senza effetti sulla malattia

“Vi avverto, tuttavia, che se smetterete di mangiar carne, incontrerete una fortissima resistenza, anzi un’irritazione, da parte dei vostri familiari”. Parola di Lev Nikolaevic Tolstoj, che negli ultimi 25 anni della propria vita decise di diventare vegetariano.

L’8,2% DEGLI ITALIANI È VEGETARIANO

La scelta dello scrittore, filosofo ed educatore russo avvenne nel 1885. Oggi, in Italia, sceglie lo stesso quasi una persona su dieci: secondo il Rapporto Italia 2021 dell’Eurispes, l’8,2% della popolazione è vegetariana o vegana. I vegetariani sono più del doppio dei vegani (5,8% della popolazione contro il 2,4%) e la maggior parte è costituita da donne, mentre i vegani fanno registrare una sostanziale parità tra i sessi.

IL FENOMENO DELLA VEGAFOBIA (O VEGEFOBIA)

Nei confronti di vegetariani e vegani, negli ultimi tempi, si sta diffondendo sempre di più il fenomeno della vegafobia (o vegefobia), una vera e propria discriminazione verso le persone che non aderiscono all’ideologia carnista, ovvero le persone che dicono ‘no’ al consumo di carne per motivi etici. Il termine ‘vegafobia’ (o ‘vegefobia’) è entrato a far parte dell’Accademia della Crusca, che lo indica come ‘Avversione nei confronti di vegetariani e/o vegani, che si manifesta mediante atti o atteggiamenti di stigmatizzazione, ridicolizzazione o svalutazione, specialmente in relazione alle ideologie antispeciste’.

UN ASTIO IRRAZIONALE CHE SI PERDE NELLA NOTTE DEI TEMPI

La storia di questo astio irrazionale risale addirittura al III e IV secolo a.C, quando in alcune commedie greche il filosofo e matematico Pitagora viene deriso per aver deciso di non mangiare carne. La Cina del XII secolo e l’Europa medievale sono teatro di episodi ben più cruenti: nel continente asiatico si registrano casi di persecuzione nei confronti di vegetariani, che nel Vecchio continente vengono invece bollati come eretici e perseguitati dalla Santa Inquisizione.

I VEGETARIANI E LA GERMANIA NAZISTA

Non hanno certamente vissuto bene la propria condizione i vegetariani nella Germania nazista. Nel 1933 Adolf Hitler bandisce tutte le associazioni vegetariane, arresta i dirigenti e chiude le più importanti riviste vegetariane di Francoforte. A seguito delle persecuzioni, i vegetariani sono inoltre costretti a lasciare il Paese o a vivere in condizione di clandestinità.

LA VEGAFOBIA IN AMBITO SOCIOLOGICO

La parola ‘vegafobia’ fa la propria comparsa nel XXI secolo e il fenomeno comincia ad essere inquadrato in ambito sociologico. È del 2007 l’indagine realizzata nel Regno Unito dal titolo ‘Vegafobia: discorsi dispregiativi sul veganismo nei giornali nazionali britannici’. Dallo studio, che mette sotto la luce d’ingrandimento 397 articoli contenenti le parole ‘vegano’, ‘vegani’ e ‘veganismo’, emerge che il 74,3% degli articoli è classificabile come ‘negativo’, il 20,2% come ‘neutrale’ e solamente il 5,5% come ‘positivo’.

Nel 2011, in Francia, si tiene una conferenza dal titolo ‘Violenza sociale contro il vegetarianismo per gli animali e l’analisi della vegafobia’, mentre nel 2013, in Lussemburgo, nel corso della ‘Animal Rights Conference’, l’attrice e produttrice Jola Cora, organizzatrice del primo Veggie Pride, parla del fenomeno durante il suo intervento ‘Vegafobia, che cos’è?’. Andrea Romeo e Ivonne Citarella si soffermano sul termine vegafobia nel 2014, quando pubblicano il testo ‘La rete e la diffusione della cultura antispecista’, collegando il fenomeno della vegafobia all’atteggiamento ‘superficiale e derisorio’ di quanti si concentrano sullo ‘stile di vita dei vegani piuttosto che sulle reali motivazioni che inducono a questa scelta’.

VEGAFOBIA E OMOFOBIA SONO COLLEGATE?

Il 2014 è anche l’anno che vede la pubblicazione del ‘Manifesto Queer Vegan’, in cui l’attivista e animalista, Rasmus Rahbek Simonsen, sostiene che la vegafobia sia collegata all’omofobia, perché, spiega l’autore di saggi sul veganismo e sulla liberazione animale, “il discorso omofobo nutre la vegafobia, poiché la scelta di mangiare in modo diverso, per i maschi in particolare, è legata all’effeminatezza e alla mancanza di virilità”.

IL PARERE DELLA PSICOLOGA ANNAMARIA MANZONI

Secondo la psicologa, psicoterapeuta e attivista dei diritti degli animali, Annamaria Manzoni “è più che lecito parlare di vegafobia, o vegefobia, con un termine recente, coniato su quello di omofobia: se quest’ultima designa il pregiudizio verso le persone con un orientamento sessuale diverso dall’unico considerato lecito, e alimenta lo stigma e forme conseguenti di prepotenza, analogamente la vegefobia raccoglie l’opposizione ad una scelta, che non è solo alimentare ma di vita”. “Non si deve dimenticare, però- aggiunge- che questi termini, etimologicamente, parlano di paura: l’opposizione, esibita come disprezzo, ha origine da una paura, che è inconscia, non riconosciuta. La scelta vegana, con ciò che significa in termini di rispetto per tutti gli esseri senzienti, spaventa in quanto è seria minaccia all’ordine delle cose, sovversiva, pur nella assoluta non violenza della sua espressione, in quanto mette in discussione abitudini, basate sullo sfruttamento di chi è debole, che vengono spacciate per stato di natura”.

LA VEGAFOBIA E IL BULLISMO NEI CONFRONTI DEI BAMBINI

Se un adulto è probabilmente in grado di sopportare intolleranza e discriminazione verso la propria scelta di non mangiare carne, altrettanto non può dirsi per i bambini, spesso vittime di forme più o meno gravi di bullismo. Emblematico quanto accaduto nel 2017 in Irlanda, dove il 12enne Louie Tom Fenton, originario di Waterford, si è tolto la vita dopo le continue derisioni subite per la sua alimentazione.
Legato alla vegafobia è poi il divieto di adozione alle coppie vegane e vegetariane. Come accadde, ad esempio, a una mamma e un papà dell’isola di Creta, ai quali fu impedito di adottare un bambino a causa della loro dieta che non prevedeva il consumo di carne.

IL ‘DECALOGO’ DEI ‘VEGAFOBICI’

I cosiddetti ‘vegafobici’, coloro che provano “una fortissima resistenza, anzi un’irritazione”, come scriveva Tolstoj, guardano dunque al mondo vegetariano-vegano con paura e diffidenza. Sono almeno dieci le frasi utilizzate contro coloro che hanno scelto una alimentazione priva di carne.
‘La vegafobia non esiste’ sembra essere la più gettonata, seguita da ‘I bambini vegani sono stati indottrinati dai loro genitori vegani’ e da ‘I vegani sono una setta’. Molto usate sono anche le frasi ‘Il veganismo è una moda per ricchi‘, ‘I vegani sono nazisti’, ‘I vegani sono hippie’ e ‘I vegani sono omosessuali’. Chiudono questa ‘particolare classifica’ le frasi ‘I vegani sono effemminati’, ‘Non sono contro i vegani, ma non devono darmi fastidio‘ e ‘I vegani si credono superiori’.

LO YOUTUBER ‘SV3RIGE’ MANGIA SCOIATTOLI CRUDI IN UN MERCATO VEGANO

Uno dei più famosi ‘vegafobici’ a livello mondiale è Gatis Lagzdinsm, noto come lo YouTuber ‘Sv3rige’: l’uomo è stato condannato per reati di ordine pubblico dopo aver mangiato scoiattoli crudi nei pressi di un mercato vegano al Food Vegan Festival di Amsterdam.

LE PUBBLICAZIONI CONTRO VEGETARIANI E VEGANI

Siamo alla frutta, verrebbe da dire. Eppure contro i vegetariani e i vegani sono stati addirittura scritti numerosi libri. Tra questi spiccano quello del giornalista e conduttore radiofonico Giuseppe Cruciani, dal titolo ‘I fasciovegani’, il volume ‘No vegan’ e il testo ‘Vegano stammi lontano- la Bibbia degli adoratori di carne’.