Bronchite cronica e Bpco: speranze dal farmaco icenticaftor


Icenticaftor è un possibile agente terapeutico aggiuntivo da utilizzare nei pazienti con BPCO e bronchite cronica

Icenticaftor è un possibile agente terapeutico aggiuntivo da utilizzare nei pazienti con BPCO e bronchite cronica

I risultati di uno studio presentato nel corso del recente Congresso ERS hanno individuato in icenticaftor, un farmaco “potenziatore” della proteina CFTR coinvolta nell’eziologia della fibrosi cistica, un possibile agente terapeutico aggiuntivo da utilizzare nei pazienti con BPCO e bronchite cronica già in terapia con terapia triplice inalatoria.

Per quanto il farmaco non sia stato in grado di soddisfare l’endpoint primario dello studio (evidenza di una relazione dose-risposta per la FEV1 “a valle” dopo 12 settimane di trattamento, il suo impiego è risultato associato ad un miglioramento della sintomatologia a 24 settimane in pazienti con BPCO e bronchite cronica sottoposti a terapia triplice inalatoria.

Razionale e disegno dello studio
La proteina CFTR, coinvolta nell’eziologia della fibrosi cistica, è risultata associata in osservazioni precedenti di letteratura al peggioramento della sintomatologia associata alla BPCO.

Icenticaftor è un potenziatore orale della proteina CFTR, messo a punto da Novartis, che ripristina la funzione polmonare con benefici sulla funzione delle cellule delle vie aeree respiratorie, la salute polmonare, l’ostruzione del muco, e con vantaggi anche per i pazienti, in termine di riduzione della sintomatologia e delle riacutizzazioni di malattia.

“La bronchite cronica rappresenta un fenotipo chiave nei pazienti con BPCO. Tuttavia, i trattamenti attualmente disponibili per la BPCO non si indirizzano sulla sintomatologia quotidiana associata alla BPCO, come tosse ed espettorato nella BPCO”, ha dichiarato Frits M.E. Franssen, PhD, professore di gestione personalizzata della BPCO presso il dipartimento di medicina respiratoria del Centro Medico Universitario di Maastricht, nei Paesi Bassi, durante la presentazione al Congresso. “Sappiamo, tuttavia, che livelli più elevati di tosse ed espettorato sono associati ad outcome scadenti nella BPCO in termini di qualità di vita, accelerazione del declino della funzione polmonare, riacutizzazioni e mortalità”.

Lo studio presentato al Congresso, multicentrico, in doppio cieco e controllato con placebo, ha incluso 974 pazienti con BPCO e bronchite cronica (età media 66,6 anni; 61,7% uomini). Tutti i pazienti avevano una storia di tabagismo da almeno 10 anni, erano in trattamento con una triplice terapia inalatoria con beta 2 agonisti a lunga durata d’azione/antagonisti muscarinici a lunga durata d’azione/corticosteroidi (LABA/LAMA/ICS) da almeno 3 mesi, totalizzavano un punteggio superiore a 10 al test CAT di valutazione della BPCO ed erano classificati allo stadio 2 o 3 della Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease (GOLD), con almeno un episodio di riacutizzazione di malattia occorso nell’ultimo anno.

I pazienti sono stati randomizzati a trattamento giornaliero con icenticaftor per os ai dosaggi di 450 mg (n = 99), 300 mg (n = 250), 150 mg (n = 124), 75 mg (n = 126) o 25 mg (n = 124) oppure a  trattamento con placebo per 24 settimane.

L’outcome primario dello studio era rappresentato dalla variazione di FEV1 “a valle” dal basale alla 12a settimana. Tra gli outcome secondari considerati vi erano la variazione, dal basale alla settimana 24, della FEV1 “a valle”, del punteggio totale EXACT-Respiratory Symptoms (E-RS), del punteggio E-RS della tosse e dell’espettorato. I ricercatori hanno anche valutato l’uso di farmaci di soccorso e i livelli di fibrinogeno alla settimana 24 come endpoint esplorativo.

Risultati principali
Analizzando i risultati principali, i ricercatori non sono stati in grado di documentare l’esistenza di una relazione “dose-risposta” per quanto riguarda la FEV1 “ a valle” a 12 settimane.

Tuttavia, a 24 settimane è stata dimostrata l’esistenza di una relazione dose-risposta per la FEV1 “a valle”, i punteggi totali E-RS, quelli E-RS relativi alla tosse e all’espettorato E-RS, nonché relativamente all’impiego dei farmaci di soccorso.

A 24 settimane, il dosaggio di icenticaftor pari a 300 mg si è dimostrato essere costantemente quello più efficace, ha dichiarato Franssen, con un miglioramento di 0,035 L della FEV1 “a valle” rispetto al placebo.
Tendenze simili sono state osservate per il punteggio totale E-RS e per i punteggi E-RS relativi a tosse ed espettorato per icenticaftor 300 mg.

Da ultimo, i risultati dello studio hanno anche mostrato una riduzione del fibrinogeno e del ricorso giornaliero ai farmaci nelle 24 settimane dello studio.

Quanto alla safety, icenticaftor ha mostrato un profilo di sicurezza e di tollerabilità favorevole a tutti i dosaggi utilizzati, in assenza di eventi avversi seri. Quasi il 60% dei pazienti ha sperimentato almeno un AE e quelli di più frequente riscontro erano tutti legati alla BPCO.

Riassumendo
Nel commentare i risultati, il prof. Franssen ha tenuto a sottolineare come “…il beneficio del trattamento con icenticaftor sugli endpoint considerati sia stato documentato al top della terapia triplice inalatoria utilizzata, attualmente considerata l’opzione terapeutica in grado di assicurare la massima broncodilatazione e il miglior beneficio anti-infiammatorio”.

I risultati suggeriscono di impiegare il dosaggio di icenticaftor pari a 300 mg come base per l’implementazione di ulteriori studi focalizzati sul beneficio del trattamento add on in pazienti con BPCO e un fenotipo di bronchite cronica.

Bibliografia
Franssen F et al. Dose response of icenticaftor in patients with COPD and chronic bronchitis on triple inhaled therapy. Poster session; ERS2022.