“L’anarchico conservatore”: in prima serata su Rai Storia la vita di Giuseppe Prezzolini, fondatore de “La Voce”, scomparso il 14 luglio 1982

Un personaggio complesso, singolare e originale, scrittore arguto e sarcastico, capace di una prosa efficace, giornalista senza retorica, inventore geniale di riviste e di relazioni culturali, tanto che sia Longanesi, sia Missiroli e Montanelli lo elessero al rango di loro maestro. E’ Giuseppe Prezzolini – fondatore de “La Voce”, scomparso il 14 luglio 1982 – il protagonista deTg2 Dossier, curato dal direttore Gennaro Sangiuliano, “L’anarchico conservatore” che Rai Cultura ripropone martedì 18 ottobre alle 22.10 su Rai Storia.
Attraverso immagini inedite e l’intervento di storici e giornalisti, Sangiuliano narra la lunga vita intellettuale di Prezzolini, che senza che lui lo abbia ricercato, è un crocevia ineguagliabile di personaggi, esperienze, tendenze di arte, di letteratura, di filosofia. Dalle avanguardie culturali del primo Novecento, all’interventismo, dalla filosofia di Bergson a quella di Croce, all’amicizia con Papini e Gobetti, al lungo tratto di vita negli Stati Uniti.
Il suo nome resta legato soprattutto all’esperienza de La Voce, che fonda nel 1908 insieme all’amico e sodale Giovanni Papini. Sarà giudicata da una vasta critica come la più prestigiosa rivista culturale della prima metà del Novecento. Prezzolini vi coinvolge intellettuali del calibro di Giovanni Amendola, Benedetto Croce, Giovanni Gentile, Luigi Einaudi, Romolo Murri, Giuseppe Lombardo-Radice, Gaetano Salvemini, Ardengo Soffici, Piero Gobetti, Emilio Cecchi.
Con l’esperienza della Voce nasce l’esperienza dell’intellettuale moderno che vuole immergersi nelle contraddizioni del suo tempo, l’ambizione è quella di sprovincializzare la cultura italiana e con esso lo Stato italiano che sembra aver tradito gli ideali del Risorgimento. Giovanni Amendola, uno dei collaboratori più attivi della rivista, conia il motto che assume un tono programmatico: «L’Italia come oggi è non ci piace». Il trascorrere del tempo ha mostrato l’acutezza, l’originalità e la capacità predittiva di alcune sue analisi, in particolare quando si parla del carattere italiano. La denuncia di quella marcata tendenza all’uniformità conformista, alle zone grigie e indistinte, al politically correct, alla fiacca comodità della vita quotidiana in luogo della difesa dei propri ideali, alla ricerca del compromesso quando non del voltafaccia. Prezzolini è stato forse prima di ogni altra cosa la risposta di un conservatore al conformismo italiano.