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Micropene: l’esperto spiega quando si tratta di una malattia

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Micropene, l’esperto: “Sotto i 7 centimetri in erezione c’è una patologia”. La problematica è al centro della quinta stagione di Skam Italia

L’ipoplasia peniena o ‘micropene’, una problematica particolarmente delicata, è al centro della nuova stagione di ‘SKAM Italia’ 2022. La serie cult, che prese vita dall’omonima versione norvegese nel 2015 e che tratta le vicende quotidiane di alcuni studenti di un liceo di Roma, affrontando tematiche sociali tipiche dell’adolescenza e diretta da Tiziano Russo.

In questa quinta stagione, Elia, il protagonista interpretato da Francesco Centorame, è alle prese con un importante percorso di accettazione. Il ragazzo soffre di ansia da prestazione legata alle dimensioni sotto la media del suo pene.

Cosa significa avere un ‘micropene’? Quanti italiani sono colpiti dal problema? C’è un’età d’esordio specifica? Quali sono le ricadute cliniche e in campo sessuale? Un lavoro d’equipe tra urologo e psicologo è consigliabile? L’agenzia di stampa Dire ha affrontato l’argomento con il dottor Pierluigi Bove, responsabile dell’Unità Operativa di Urologia all’Ospedale San Carlo di Nancy.

QUANDO SI TRATTA DI ‘MICROPENE’

“Si parla di micropene quando le misure in erezione sono inferiori a 7 cm nell’adulto e a 1.5 cm nel neonato. Si tratta di una patologia relativamente diffusa tanto che la sua incidenza è di 1 neonato ogni 200. Non c’è un’età di esordio specifica ma il pediatra sicuramente durante le prime visite può accorgersi della patologia. L’auspicio è che venga appunto intercettata subito l’ipoplasia peniena in modo da somministrare la terapia ormonale precocemente e quindi intervenire con ormoni specifici sostitutivi per quel paziente. Più spesso però il paziente se ne accorge in età post-puberale in concomitanza dei primi approcci sessuali”, dichiara Bove.

“La patologia- precisa l’esperto- porta a diverse disfunzioni se il pene è molto piccolo, come ad esempio la difficoltà ad urinare e alla penetrazione durante l’atto sessuale. Spesso si associa anche ad alterazioni della fertilità. Naturalmente queste riduzioni delle dimensioni peniene inducono nel paziente un senso di frustrazione patologie di tipo psicologico fino a portare ad una depressione maggiore”.

IMPORTANTE CAPIRE PRECOCEMENTE CAUSA DEL PROBLEMA

“Inoltre è fondamentale capire qual è la causa che ha determinato il problema. Si registrano delle forme idiopatiche per le quali non conosciamo la causa e sono quelle più rare. Le forme più ‘comuni’ invece sono legate a deficit di tipo ormonale. La patologia è legata ad una carenza di testosterone perciò bisogna capire che tipo di classificazione dare a questo ipogonadismo attraverso gli esami del sangue. Ripeto nel caso del neonato si opterà per una terapia ormonale sostitutiva del testosterone. Nella fase in cui lo sviluppo puberale è avvenuto, possiamo ricorrere alla chirurgia (falloplatica di allungamento). Sono diverse le tecniche chirurgiche che però, si è visto nel passato, non hanno avuto così successo e non hanno soddisfatto il paziente. Oggi si ricorre molto di più invece alla chirurgia protesica, che eseguiamo anche al San Carlo di Nancy grazie a tecniche e materiali sofisticati ed expertice medica, protesi che sono posizionate all’interno dei corpi cavernosi che sono l’impalcatura scheletrica del pene e che determinano la lunghezza che anatomicamente quel paziente non raggiungerebbe”.

TEMA SPESSO SOVRADIMENSIONATO DAI GIOVANI CHE FREQUENTANO SOCIAL

“Spesso il tema delle dimensioni peniene- aggiunge Bove alla Dire (www.dire.it) – è sovradimensionato, questo fenomeno è purtroppo legato al modello che gira sul web e collegato ad un certo tipo di cinematografia. Inoltre molti ragazzi si recano dallo specialista e credono di avere un micropene ma assolutamente non è così. Un altro dato importante è il fatto che è aumentata l’obesità. Quando il paziente è obeso o ha accumuli di grasso nella zona perineale, osserviamo non tanto la patologia ma piuttosto il caso del ‘pene sepolto’ cioè c’è un eccesso di adipe che maschera il pene. L’esperto dovrà studiare adeguatamente il problema”.

“Oggi vediamo troppi pochi ragazzi. Invito i giovani a recarsi dall’urologo e l’andrologo allo stesso modo in cui la donna, nelle età della pubertà effettua una prima visita dal ginecologo. I controlli per molti maschi sono ancora un tabù”, conclude il chirurgo.

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