Ictus: iperglicemia al ricovero fattore predittivo di nuovi eventi


L’iperglicemia al momento del ricovero ospedaliero per ictus risulta collegata a un elevato rischio di un evento secondario a 90 giorni

L'iperglicemia al momento del ricovero ospedaliero per ictus risulta collegata a un elevato rischio di un evento secondario a 90 giorni

Secondo una ricerca pubblicata sul “Journal of American Heart Association”, la presenza di iperglicemia al momento del ricovero ospedaliero per ictus risulta collegata a un elevato rischio di ictus successivo a 90 giorni, un aumento che la doppia terapia antipiastrinica (DAPT) apparentemente non è riuscita a ridurre.

In particolare, riferiscono gli autori, guidati da Brian Mac Grory, docente di neurologia presso la Duke University School of Medicine di Durham, la misurazione del glucosio sierico può rappresentare un test rapido e semplice per identificare i pazienti ricoverati in ospedale per attacco ischemico transitorio (TIA) o ictus ischemico minore che sono particolarmente ad alto rischio di ictus successivo.

«Tale rischio è elevato fino al 17% nei 90 giorni successivi all’evento indice, ma è soprattutto evidente entro i primi sette giorni. Per questo motivo è necessario incorporare metriche fisiologiche dinamiche negli schemi di stratificazione del rischio, e non basarsi semplicemente su fattori di rischio a lungo termine»  specificano  Mac Grory e colleghi.

«Il glucosio sierico è un interessante predittore potenziale del rischio di ictus ricorrente, perché è già valutato nella maggior parte dei pazienti con ictus acuto utilizzando esami ampiamente disponibili e a basso costo» sottolineano gli autori.

Analisi post hoc dello studio POINT
I ricercatori hanno condotto un’analisi secondaria dello studio POINT per valutare la relazione tra iperglicemia (180 mg/dL) rispetto alla normoglicemia (< 180 mg/dL) e gli esiti a 90 giorni dopo l’ospedalizzazione per ictus. Inoltre, hanno valutato gli effetti della DAPT in questa popolazione. L’endpoint primario era il successivo ictus ischemico.

POINT è stato uno studio randomizzato controllato che ha valutato gli effetti dell’aspirina più clopidogrel rispetto all’aspirina da sola per la prevenzione dell’ictus ricorrente tra i pazienti con TIA o ictus ischemico minore. Occorre che ricordare che, sebbene la DAPT possa ridurre il rischio di ictus ricorrente rispetto alla sola aspirina, può aumentare il rischio di sanguinamento emorragico maggiore.

Tra i 4.878 partecipanti allo studio POINT, 267 hanno avuto un ictus ricorrente entro 90 giorni, con un’incidenza cumulativa del 9,7% nei pazienti con iperglicemia e del 5,2% in quelli normoglicemici (log-rank P < 0,001).

Dopo aggiustamento per età, genere, etnia, assegnazione al trattamento, classificazione per evento indice e fattori di rischio vascolare come covariate, i ricercatori hanno osservato un’associazione significativa tra iperglicemia al ricovero ospedaliero per TIA o ictus ischemico minore e rischio di ictus successivo rispetto alla normoglicemia (HR = 1,5; IC 95%, 1,05-2,14; P = 0,01).

Secondo lo studio, l’iperglicemia al momento dell’ammissione dell’ictus era anche legata a un composito di ictus ischemico, infarto miocardico o morte vascolare rispetto alla normoglicemia (HR = 1,55; IC 95%, 1,1-2,2; P = 0,01).

In un modello aggiustato in modo simile, i ricercatori non hanno trovato alcuna associazione tra iperglicemia ed emorragia maggiore rispetto alla normoglicemia (HR = 0,47; IC 95%, 0,11-1,99; P = 0,31).

Gli esiti successivi all’avvio della DAPT
I ricercatori non hanno riportato alcuna riduzione del rischio per ictus successivo con inizio della DAPT nei pazienti con iperglicemia (HR = 1,18; IC 95%, 0,69-2,03), ma hanno scoperto che c’era un rischio inferiore nei pazienti con normoglicemia (HR = 0,63; IC 95%, 0,48-0,83; P per interazione = 0,04).

«I benefici di clopidogrel/aspirina non erano evidenti nel piccolo sottogruppo di pazienti con iperglicemia, con un’interazione osservata tra clopidogrel e glucosio sierico al successivo ictus» scrivono i ricercatori.

In un’analisi di sensibilità che incorporava il glucosio sierico come variabile continua, i ricercatori hanno visto prove di una relazione non lineare tra glucosio sierico e rischio di ictus successivo (P <0,001).

«Il glucosio sierico può essere una misura utile per identificare i pazienti ad alto rischio di recidiva precoce. Al contrario, il test dell’emoglobina glicata riflette solo il controllo glicemico per un periodo di circa 2,5 mesi» precisano i ricercatori.

«Inoltre, la misurazione del glucosio sierico può essere eseguita rapidamente, è economica e non richiede calcoli. Per questo motivo, il suo utilizzo è proposto in due sistemi di punteggio per prevedere l’emorragia dopo l’uso di attivatori di plasminogeno tissutale per via endovenosa, i punteggi TAG e SEDAN» ricordano Mac Grory e colleghi.

Riferimento bibliografico:
Mac Grory B, Piccini JP, Yaghi S, et al. Hyperglycemia, Risk of Subsequent Stroke, and Efficacy of Dual Antiplatelet Therapy: A Post Hoc Analysis of the POINT Trial. J Am Heart Assoc. 2022;11:e023223. doi: 10.1161/JAHA.121.023223. Link