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Cura dell’artrite psoriasica: negli Usa approvato risankizumab

dattilite

Artrite psoriasica: la Food and Drug Administrazione (Fda) approva risankizumab per il trattamento di questa condizione

La Food and Drug Administrazione (Fda) ha recentemente approvato risankizumab, inibitore di IL-23, nel trattamento di pazienti adulti affetti da artrite psoriasica attiva (PsA).

L’approvazione di risankizumab in questa indicazione da parte dell’ente regolatorio statunitense segue di pochi mesi l’approvazione del farmaco da parte della Commissione europea, da solo o in associazione con metotrexato (MTX), per il trattamento dell’artrite psoriasica attiva negli adulti che hanno avuto una risposta inadeguata o una intolleranza a uno o più farmaci antireumatici modificanti la malattia (DMARDs) (2).

Risankizumab è, ad oggi, il solo inibitore di IL-23 approvato negli adulti con psoriasi a placche di grado moderato-severo che può essere somministrato con una singola iniezione 4 volte l’anno (dopo due dosi iniziali a 0 e a 4 settimane).

L’approvazione da parte dell’ente regolatorio Usa è stata supportata, come nell’area europea, dai dati dei due studi registrativi KEEPsAKE-1 e 2 che hanno valutato l’efficacia e la sicurezza di risankizumab in pazienti adulti con PsA attiva – sia quelli con risposta non soddisfacente o intolleranti ai farmaci biologici che quelli con risposta non soddisfacente o intolleranti ai DMARDcs.

In entrambi gli studi di fase 3, risankizumab ha soddisfatto l’endpoint primario della risposta ACR20 a 24 settimane rispetto al placebo e ha indotto miglioramenti significativi di alcune manifestazioni della PsA, quali la presenza di articolazioni tumefatte e dolenti e di dattilite ed entesite.

Informazioni su risankizumab
Risankizumab  nasce da una collaborazione tra Boehringer Ingelheim e AbbVie; quest’ultima si occuperà dello sviluppo e della commercializzazione del farmaco a livello globale.
L’anticorpo monoclonale in questione è un inibitore selettivo dell’interleuchina-23 (IL-23) che blocca selettivamente l’IL-23 legandosi alla sua subunità p19. Si ritiene che l’IL-23, una citochina coinvolta nei processi infiammatori, sia correlata a diverse malattie croniche immunomediate, inclusa la psoriasi.

Il dosaggio approvato di risankizumab è di 150 mg, due iniezioni da 75 mg, somministrate  mediante iniezione sottocutanea alla settimana 0 e 4 e successivamente ogni 12 settimane.

Sono tuttora in corso trial di fase 3 con risankizumab nella malattia di Crohn e nella colite ulcerosa.

Studi KEEPsAKE 1 e 2
Caratteristiche, disegno e obiettivi
I due trial, di fase III, multicentrici, randomizzati, in doppio cieco e controllati con placebo (alla base dell’approvazione del farmaco nella nuova indicazione) erano stati disegnati allo scopo di valutare l’efficacia e la sicurezza di risankizumab in pazienti adulti affetti da PsA attiva.

KEEPsAKE-1 ha coinvolto soggetti con una risposta insoddisfacente, intolleranza o controindicazione manifesta ad almeno un  DMARDcs; KEEPsAKE-2, invece, ha considerato pazienti con risposta insoddisfacente o intolleranti ai DMARDb e/o a DMARDcs.

Entrambi i trial prevedevano una fase di screening, una fase in doppio cieco, controllata vs placebo, a gruppi paralleli, della durata pari a 24 settimane (periodo 1) e una fase di estensione in aperto (periodo 2).

I pazienti eleggibili avevano un’età superiore ai 18 anni, con una diagnosi di PsA attiva da almeno 6 mesi e soddisfacenti i criteri di classificazione per la malattia (CASPAR), con almeno 5 articolazioni tumefatte e almeno 5 dolenti.

Nella prima fase degli studi (periodo 1), i pazienti sono stati randomizzati, secondo uno schema 1:1, a ricevere risankizumab 150 mg o placebo alle settimane 0, 4 e 16. La fase di estensione in aperto (periodo 2) è iniziata alla settimana 24 e i partecipanti sono passati a ricevere risankizumab 150 mg ogni 12 settimane fino alla settimana 208.

L’endpoint primario per entrambi era rappresentato dal raggiungimento della risposta  ACR20  alla settimana 24. Tra gli endpoint secondari considerati vi erano le risposte ACR50/70, il cambiamento rispetto al basale nell’Health Assessment Questionnaire Disability Index (HAQ-DI), la risposta PASI 90 e il raggiungimento della Minimal Disease Activity (MDA) alla settimana 24.

Risultati principali
Dall’analisi dei dati dei due studi è emerso che il 57,3% dei pazienti dello studio KEEPsAKE-1 e il 51,3% dei pazienti del trial KEEPsAKE-2 in trattamento con risankizumab ha raggiunto l’endpoint primario della risposta ACR20 a 24 settimane, vs. il 33,5% e il 26,5% dei pazienti del gruppo placebo, rispettivamente. Non solo: il trattamento con risankizumab ha indotto anche un miglioramento deciso delle risposte ACR50/70 vs. placebo a 24 settimane.

Passando alle altre manifestazioni chiave di PsA, il trattamento con l’inibitore di IL-23 ha indotto miglioramenti della dattilite ed entesite rispetto al placebo nei pazienti con queste condizioni pre-esistenti. Inoltre, una proporzione maggiore di pazienti con coesistenza di psoriasi a placche, trattati con risankizumab, ha raggiunto la risposta cutanea PASI90 rispetto al gruppo di controllo a 24 settimane e ottenuto un miglioramento statisticamente significato della funzione fisica (punteggio HAQ-DI), con un differenza media pari a 0,2 nello studio KEEPsAKE-1 e pari a 0,16 nello studio KEEPsAKE-2.

Da ultimo, il profilo complessivo di safety osservato nei pazienti dei due studi è risultati generalmente sovrapponibile con quello di safety dei pazienti trattati per psoriasi a placche.

In conclusione, l’approvazione Usa di risankizumab nel trattamento della PsA attiva (che segue l’approvazione europea fatta a novembre dalla Commissione Europea) amplia le possibilità terapeutiche disponibili per questa condizione, offrendo, sia ai dermatologi che ai reumatologi, un’opzione di trattamento in grado di migliorare i sintomi cutanei e quelli articolari (e non solo) nei pazienti affetti da PsA attiva, il tutto utilizzando lo stesso un regime di trattamento utilizzato nei pazienti con sola psoriasi a placche.

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