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Angola, sì al voto dall’estero: parla Josefa Trindade

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Svolta in Angola, per la prima volta si potrà votare dall’estero. Josefa Trindade, analista angolana che vive in Italia: “Il Governo vuole ottenere consensi ma il paese cambia”

“La consapevolezza della società angolana aumenta e il consenso del partito di governo scende, anche da qui l’apertura al voto della diaspora. Prima l’Mpla temeva il parere degli angolani che vivono all’estero, ma col tempo ha organizzato dei comitati in tutto il mondo e ha cambiato strategia”. A parlare è Josefa Trindade, analista angolana che vive in Italia, a Roma. Trentatré anni, di cui gli ultimi 16 trascorsi nel nostro Paese, una laurea in Scienze politiche e relazioni internazionali, l’agenzia Dire (www.dire.it) la raggiunge per commentare la campagna di registrazione dei cittadini angolani all’estero in vista delle elezioni presidenziali previste per il prossimo agosto.

Grazie all’iniziativa, approvata l’anno scorso e lanciata in settimana dal Sudafrica, dove vivono circa 17mila angolani, i cittadini residenti all’estero potranno depositare la loro preferenza nell’urna per la prima volta nella storia. Le stime parlano di un numero di potenziale elettori compreso tra i 400mila e i 450mila.

“Prima di fare questo passo era necessario modificare la costituzione”, spiega infatti Trinidade. La misura che permetterà alle comunità angolane all’estero di votare è infatti parte di un più ampio pacchetto di emendamenti alla Magna carta angolana approvati l’anno scorso non senza polemiche da parte della società civile. Secondo l’analista è importante evidenziare che prima la formazione di governo, il Movimento Popular de Libertacao de Angola (Mpla) che guida il Paese dall’indipendenza, proclamata nel 1975, “aveva paura del voto delle comunità straniere, tradizionalmente più vicine alle opposizioni”. Trinidade sottolinea che in realtà “i cittadini che vivono all’estero sono ancora in larga parte contrari all’esecutivo” ma spiega che “negli anni l’Mpla ha costituito diversi comitati in giro per il mondo e si è organizzata un suo elettorato”.

Ci sarebbero poi delle ragioni di ordine pratico: “Negli anni passati- afferma l’esponente della diaspora- il partito ha spesso organizzato i viaggi di ritorno in patria dei suoi militanti in occasione del voto, tutto a suo spese. Un’operazione costosa che ora è stata resa ancora più complessa dalle limitazioni imposte per la pandemia di Covid-19”.

Il nodo chiave però, per Trinidade, è tutto di natura politica e sociale. “Negli ultimi anni, fin dalla fine dei 40 anni di governo dell’ex presidente José Eduardo dos Santos nel 2017 e dall’inizio dell’esecutivo dell’attuale capo di Stato, Joao Lourenco, è in corso un processo di maturazione di tutta la società angolana, che ha meno paura di esprimere il suo dissenso, anche di pari passo con la crescita del livello di istruzione e la maggior circolazione di informazioni”.

Prova ne sarebbero, continua Trinidade, “le ondate di mobilitazione delle ultime settimane, prima dei medici, poi dei conducenti dei taxi collettivi e ora dei docenti universitari”. Le elezioni del 2022, per le quali manca ancora una data precisa, possono essere quelle della svolta. “’Joao Lourenco, em 2022 vais gostar’, ‘Joao Laurenco il 2022 ti piacerà’ urlano e scrivono ironicamente sui social i giovani”, dice l’esponente della diaspora in riferimento allo slogan virale contro il presidente che si è diffuso negli ultimi mesi. “Anche il principale partito di opposizione, Unita, incassa sempre più vicinanza ed empatia da parte del popolo angolano, anche da persone che non sono membri attivi”.

A dicembre quest’ultima formazione, avversaria dell’Mpla durante i quasi trent’anni di guerra civile che hanno seguito l’indipendenza del Paese, ha costituito una coalizione con altri gruppi dell’opposizione, denominata Frente Patriotica Unida (Fpu). Prima che queste dinamiche di cambiamento possano estinguersi o concretizzarsi in un cambio di governo, è necessario però che tutto sia pronto per votare. Per i cittadini all’estero potrebbe non essere scontato, sottolinea l’analista, che non esprime il proprio voto dal 2008. “Siamo in ritardo- avverte Trinidade- mancano pochi mesi e ancora non è possibile rinnovare la carta d’identità nella nostra ambasciata, prerequisito fondamentale per poter essere registrati”.

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