Leucemia mieloide acuta: buona risposta anticorpale con vaccino Moderna


Leucemia mieloide acuta e sindrome mielodisplastica: la seconda dose di vaccino anti-Covid a mRNA di Moderna produce una forte risposta anticorpale

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Nei pazienti con leucemia mieloide acuta e sindrome mielodisplastica, la somministrazione del vaccino anti Covid-19 mRNA-1273 (il vaccino sviluppato dalla biotech statunitense Moderna) è in grado di produrre una forte risposta anticorpale. È quanto emerge dai risultati di uno studio osservazionale presentato all’ultimo congresso dell’American Society of Hematology (ASH).

Secondo questo studio, che è ad oggi il più ampio sulla risposta al vaccino anti-Covid-19 nei pazienti affetti da queste due neoplasie mieloidi, il 69,6% dei pazienti ha raggiunto la sieropositività dopo la prima dose di vaccino e il 95,7% dopo la seconda dose.

I titoli anticorpali ottenuti con la seconda dose sono stati in media oltre 12 volte quelli misurati dopo la prima dose (3806 contro 315, P < 0,0001) e questi livelli non hanno mostrato differenze fra i pazienti con leucemia mieloide acuta e quelli con sindrome mielodisplastica.

«Il fatto che i livelli di anticorpi siano aumentati così drasticamente dopo la seconda dose di vaccino suggerisce la potenziale utilità di una somministrazione aggiuntiva, anche per i pazienti che rispondono poco al vaccino dopo la prima dose», ha dichiarato uno degli autori della ricerca, Jeffrey E. Lancet, del Moffitt Cancer Center and Research Institute di Tampa, in conferenza stampa.

Pazienti con neoplasia mieloidi ad alto rischio di contagio da SARS-CoV-2
«I pazienti con neoplasie mieloidi maligne, comprese la leucemia mieloide acuta e la sindrome mielodisplastica, sulla base dei dati dipsonibili, che sono in continuo aggiornamento, sono ad alto rischio di infezione grave da SARS-CoV-2 e di morte», ha dichiarato l’autore.

«I pazienti con leucemia mieloide acuta e sindrome mielodisplastica hanno spesso carenze quantitative e/o qualitative dei globuli bianchi, compresi i neutrofili, e talvolta anche dei linfociti, come risultato della malattia stessa o dei trattamenti a cui son sottoposti. Non è chiaro se questi deficit possano causare una scarsa risposta immunitaria al vaccino anti-Covid-19, e si sa ancora molto poco sull’efficacia del vaccino nei pazienti con leucemia mieloide acuta o sindrome mielodisplastica» ha aggiunto Lancet.

Analisi su una coorte con neoplasie mieloidi
Lancet e i colleghi hanno presentato all’ASH i dati di una coorte di pazienti con leucemia mieloide acuta o sindrome mielodisplastica che facevano parte di un’indagine più ampia sulla risposta immunitaria dopo la vaccinazione mRNA-1273 valutata in tutti i pazienti oncologici.

I 46 pazienti con neoplasie mieloidi incluse nella ricerca (32 affetti da leucemia mieloide acuta e 14 da sindrome mielodisplastica) hanno ricevuto la vaccinazione anti-Covid-19 tra il 12 e il 25 gennaio 2021.

L’età mediana al momento della vaccinazione per l’intera coorte era di 68 anni (range: 37-85), i pazienti erano in maggioranza di sesso maschile (58,7%) e caucasici (95,7%). Il tempo mediano intercorso fra la diagnosi e l’inizio della serie di vaccinazioni è risultato di 24,3 mesi (range: 4,5-105 mesi)

Circa un terzo dei pazienti (15) è stato vaccinato mentre era in trattamento attivo per la patologia oncologica. Le terapie somministrate entro 3 mesi dalla vaccinazione includevano agenti ipometilanti, agenti di maturazione eritroide come luspatercept, farmaci immunomodulatori e farmaci a bersaglio molecolare.

Quasi il 70% dei pazienti era stato sottoposto a trapianto allogenico di cellule staminali per la patologia oncoematologica e il tempo mediano intercorso fra il trapianto allogenico e la vaccinazione nell’intera coorte è risultato di 17 mesi.

L’87% dei pazienti era in remissione al momento dell’immunizzazione e due pazienti con leucemia mieloide acuta sono recidivati dopo aver ricevuto il vaccino.

Sieroconversione elevata dopo la seconda dose
Le analisi del titolo anticorpale sono state eseguite su campioni di sangue raccolti prima della somministrazione di ciascuna dose di vaccino (giorni 1 e 29) e circa 28 giorni dopo la somministrazione della seconda dose (giorno 57).

Il tasso di sieroconversione non è risultato influenzato da fattori quali età, sesso, razza, stato della malattia (in remissione o in fase attiva), tempo intercorso dalla diagnosi della patologia onco-ematologica, numero di linee di terapia precedenti, trattamento attivo al momento della vaccinazione (comprese farmaci target), conta dei neutrofili e dei linfociti o un precedente trapianto di cellule staminali.

I fattori che potrebbero contribuire alla mancata produzione anticorpale dopo la prima dose, ha spiegato Lancet, potrebbero includere le terapie con steroidi o immunosoppressori. «Ma quasi tutti i pazienti hanno mostrato una sieroconversione dopo la seconda dose» ha riferito l’autore.

Le analisi hanno evidenziato che dopo la prima dose di vaccino si sono raggiunti titoli anticorpali significativamente più alti nei pazienti con tumori solidi rispetto quelli raggiunti nei pazienti con leucemia mieloide cronica e sindrome mielodisplastica. «Ma questa differenza nella risposta anticorpale è scomparsa dopo la seconda dose», ha dichiarato Akriti G. Jain, anche lei del Moffitt Cancer Center e coautrice della ricerca, durante la presentazione dei risultati.

Gli eventi avversi più comuni raccolti dopo l’inoculazione del vaccino sono stati dolore lieve al sito di iniezione (57,5%), affaticamento (40%), gonfiore al braccio (27,5%) cefalea (25%).

Sebbene i dati abbiano mostrato che la terapia antitumorale effettuata prima della vaccinazione non influenza i livelli anticorpali, l’esiguo numero di pazienti in trattamento attivo inclusi nello studio potrebbe costituire una limitazione dello studio, ha detto Lancet. Va inoltre aggiunto che, nel periodo considerato dalla ricerca, i pazienti in trattamento con terapie aggressive (come gli inibitori di BCL-2) non sono stati inclusi nello studio perché questi pazienti in quel momento non venivano vaccinati.

Sviluppi futuri
Gli autori hanno concluso che, sebbene i risultati di questa ricerca debbano essere confermati in una coorte più ampia e diversificata, il vaccino anti SARS-CoV-2 mRNA-1273 sembra indurre una forte risposta umorale nei pazienti con leucemia mieloide acuta o sindrome mielodisplastica.

Inoltre, i ricercatori stanno raccogliendo altri dati che potranno chiarire quali siano la reale protezione fornita dall’immunizzazione e le risposte delle cellule T al vaccino in questa popolazione di pazienti.

Infine, gli autori stanno seguendo la stessa coorte di pazienti per determinare se la somministrazione della terza dose del vaccino possa dar luogo alla produzione di livelli di anticorpi ancora più elevati di quelli raggiunti dopo la seconda dose.

Bibliografia
A.G. Jain, et al. Responses to SARS-CoV-2 vaccines in patients with myelodysplastic syndrome and acute myeloid leukemia. Blood (2021) 138 (Supplement 1): 217. Link