Criptovalute “volatili” e rischiose? Il caso dell’Africa


Criptovalute “volatili” e rischiose ma non è così: si scatenano gli attacchi contro chi sta inventando l’alternativa che funziona

Criptovalute "volatili" e rischiose ma non è così: si scatenano gli attacchi contro chi sta inventando l’alternativa che funziona

Per il database ID4D (Identification for development) della Banca Mondiale, più di un miliardo di persone non ha nessuna forma d’identità legalmente riconosciuta. Non possono accedere ai servizi pubblici essenziali, alle più semplici operazioni finanziarie, alla possibilità di gestire beni personali o il proprio lavoro. Si stima inoltre che altri 3,4 miliardi di persone, pur avendo una sorta d’identità legalmente riconosciuta, hanno delle evidenti limitazioni ad usarla digitalmente. Insomma, il problema dell’identità riguarda più di mezzo pianeta. È chiaro che chi non riesce a dimostrare nemmeno chi è, non avrà la possibilità di aprire un conto corrente. Pensando ad un paese come il nostro, sembrano dei numeri stratosferici quelli appena riportati. Eppure per miliardi di persone una certificazione identitaria e l’apertura di un conto corrente sono una chimera.

Chi sembra aver capito benissimo questo problema e, perché no, quest’opportunità è Charles Hoskinson, fondatore del progetto blockchain Cardano. Sulla sua pagina Twitter in alto è fissato un tweet che si sposa perfettamente con questa missione: “Cardano è una piattaforma aperta che cerca di fornire un’identità ai miliardi di persone che non ce l’hanno”. Slegandosi da una visione speculativa che non è raro accompagni alcuni progetti legati alle criptovalute, Cardano non mira solo a decentralizzare la finanza, bensì a fare dei paesi del terzo mondo – soprattutto quelli africani – il suo bacino d’utenza. Secondo Hoskinson i problemi del continente africano rappresentano in maniera speculare un potenziale e un’opportunità senza precedenti.

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Le parole sono diventate fatti quando a febbraio di quest’anno Cardano ha siglato quello che è stato definito il più grande accordo blockchain mai siglato (“the biggest blockchain deal ever”). In partnership con il governo dell’Etiopia. In quel paese Cardano ha creato un sistema d’identità digitale basato su blockchain per cinque milioni tra studenti ed insegnanti etiopi. Atala PRISM, la soluzione decentralizzata pensata da Cardano per fornire le identità digitali a coloro che non ce l’hanno, sarà la tecnologia su cui si registreranno i voti degli studenti, si monitoreranno le performance scolastiche, si certificheranno diplomi e tutto ciò di attinente col sistema scolastico.

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Le “mire africane” di Cardano e del suo fondatore vanno oltre quello che si potrebbe pensare. Le compagnie Internet tradizionali spesso decidono di non operare in Africa a causa dei costi molto elevati per iniziare e mantenere le attività sul territorio. Cardano ha però siglato un accordo con World Mobile, progetto blockchain che vuole connettere l’Africa, permettendo a tutti di avere gli stessi servizi e le stesse opportunità, indipendentemente da dove vivono. Il progetto punta a realizzare i suoi obiettivi in Tanzania, dove verrà fornita un’identità digitale a tutti i clienti in ambito telecomunicazioni, per ottimizzare la connessione tra tutti gli abitanti all’interno del paese e per risolvere il problema dell’esclusione finanziaria. Si pensi poi che IOHK, la fondazione dietro la criptovaluta, ha dichiarato addirittura che l’Africa ha il potenziale per diventare una leader mondiale nel mondo dell’intelligenza artificiale e della robotica. SingularityNET, il primo progetto al mondo di AI decentralizzato costruito da Cardano, mira ad espandersi in Africa per supportare gli scienziati e tutti i progetti di tecnologia che non hanno abbastanza fondi per farcela da soli.

Quelli di Cardano, spiega la Dire (www.dire.it), sono obiettivi molto ambiziosi, ma Hoskinson e il suo team di sviluppatori non si sono mai tirati indietro e hanno continuato a lavorare nonostante le grandi difficoltà. Troppo spesso le criptovalute vengono considerate esclusivamente come semplice oggetto speculativo e sono tante le critiche e ancora di più i dubbi sulle reali soluzioni che questi progetti produrrebbero nel mondo. Chissà, magari i primi grandi cambiamenti che il mondo delle criptovalute può apportare arriveranno proprio dai paesi in maggiore difficoltà. D’altronde il voler rendere il pianeta un posto dove tutti possano avere le stesse basi di partenza non è il sogno dei sogni, di quanti vogliono un mondo inclusivo e non in mano ai soliti noti?