Vitamina D e nuoto: quando il mare è una medicina


Aerosol, dosi di vitamina D e nuoto: quando il mare è una medicina. Parla Luca Revelli, medico chirurgo al Policlinico Gemelli di Roma e istruttore subacqueo

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Il mare è una vera e propria medicina. Lo sapevano bene nell’antica Roma, epoca nella quale si andava alla ricerca della “salus per aquam”, il benessere attraverso l’acqua traducendo dal Latino. Gli antichi romani si riferivano per lo più alle sorgenti termali, ma lo stesso concetto può essere applicato al mare senza timore di smentite.

La pensa così anche Luca Revelli, medico chirurgo al Policlinico Gemelli di Roma e istruttore subacqueo, intervenuto nel corso dell’evento “La medicina del mare” nell’ambito del Festival della Salute 2020 delle settimane scorse a Siena.

“L’uomo vive sul mare, perché fa bene ed è un alleato per il nostro benessere. Potremmo fare numerosi esempi delle sostanze benefiche che possiamo assumere lungo gli 8mila chilometri di coste italiane: iodio, cloro, potasso, magnesio. Per questo l’aerosol marino – spiega Revelli – ha effetti disinfettanti e antinfiammatori delle vie respiratorie, ed è particolarmente consigliato ai soggetti allergici”.

Altro aspetto molto importante è quello che riguarda la carenza di vitamina D che si riscontra sempre più in età adulta. “Ciò significa che si è più esposti al rischio osteoporosi e a fratture da minimi traumi come cadute o scivolamenti: l’assunzione di vitamina D avviene esponendosi al sole, e basterebbero 20 minuti al giorno su braccia e volto per avere benefici. Il nostro Paese offre una grande disponibilità ma molti italiani non riescono ancora a coglierla” afferma ancora l’esperto.

Infine, i benefici del nuoto: “Stiamo parlando di uno sport completo così come l’attività subacquea. A chi vuole perdere peso, ad esempio, ricordo che un’immersione permette di perdere tra le 800-1000 calorie. Nonostante ciò, dati ufficiali del Ministero della Salute ci dicono che il 43% degli italiani non sa nuotare o non sta in acqua in maniera adeguata. Negli ultimi 30 anni ci sono stati circa 20mila casi tra pre-annegamenti e annegamenti ed è sicuramente molto grave. Fortunatamente, le numerose campagne fatte da società scientifiche e ministeri hanno contribuito a migliorare un po’ la situazione”.