Per futuri ematologi c’è la Philadelphia University


Al via la Philadelphia University: progetto formativo per gli ematologi di domani. L’obiettivo è migliorare la gestione dei pazienti con Leucemia mieloide cronica

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Sta per partire un ambizioso progetto formativi che ha lo scopo di migliorare la gestione dei pazienti con Leucemia mieloide cronica e di neoplasie mieloproliferative, come policitemia vera e mielofibrosi.

Dal nome del cromosoma responsabile di queste malattie nasce quindi il progetto Philadelphia University, promosso e realizzato da Accademia Nazionale di Medicina (ACCMED), con il contributo non condizionante di Novartis. Il percorso formativo si articola su due anni e si avvale di un Board scientifico di esperti di rilievo internazionale.

Il Board di Philadelphia University ci illustra i progressi in termini di trattamento e gestione delle patologie: «La malattia rimane, ma si evita che porti a complicanze o a morte il paziente: riusciamo a sospendere completamente le terapie – spiegano al Board – grazie all’uso di farmaci (inibitori di tirosin-chinasi) di nuova generazione: molecole più selettive e potenti, permettendo a circa il 50% dei pazienti di sospendere i farmaci quando viene raggiunta una risposta molecolare stabile».

Sul fronte delle neoplasie mieloproliferative, invece, interviene ancora il Board. «I nuovi farmaci per il trattamento della Policitemia vera sono in grado di controllare l’ematocrito, mentre sulla e mielofibrosi stabilizzano la sintomatologia e controlla il volume splenico. L’aumento della qualità di vita dei pazienti è evidente. Inoltre, a lungo termine, questa molecola sembra diminuire gli eventi trombotici».

Per quanto riguarda l’area di pertinenza della Leucemia mieloide cronica (CML), saliranno in cattedra i Professori Massimo Breccia (Dipartimento di Medicina traslazionale di precisione al Policlinico Umberto I e docente alla Sapienza Università di Roma), Gianantonio Rosti (Dipartimento di Ematologia e Oncologia “L. e A. Seràgnoli”, A. O. U. S. Orsola Malpighi di Bologna) e Giuseppe Saglio (Medicina Interna ed Ematologia e docente all’Università degli Studi di Torino).
Per quanto riguarda l’area di pertinenza delle neoplasie mieloproliferative (MPN), toccherà ai professori Francesco Passamonti (Unità Operativa Complessa di Ematologia, ASST Sette Laghi, Ospedale di Circolo a Varese e Dipartimento di Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi dell’Insubria) e Alessandro M. Vannucchi (Centro Ricerca e Innovazione delle Malattie Mieloproliferative AOU Careggi, Università di Firenze).

Il Board, di per sé è composto da eccellenze, e ha infatti il ruolo centrale di coordinamento, ma il progetto ha come scopo anche quello andare oltre la clinica tradizionale, supportando una classe di ematologi in un percorso di crescita professionale che, partendo dalla formazione in ambito clinico, possa raffinare anche competenze “trasversali”. In particolare, sono state identificate le seguenti aree: comunicazione scientifica sui media digitali, utilizzo di nuove tecnologie a servizio della ricerca come l’intelligenza artificiale e analisi dei big data.

Per queste tematiche trasversali, il Board scientifico sarà affiancato da esperti come i professori Luca Mainardi e Pietro Cerveri (Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano), per il secondo modulo sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale e l’analisi dei dati nella ricerca clinica, previsto nel 2021.

Un percorso non tradizionale, quindi, che richiederà facoltà extracurriculari, se parliamo prettamente di medici, che si rivelano però indispensabili nella realtà odierna. I nuovi medici dovranno quindi conoscere ed applicare gli strumenti dell’intelligenza artificiale, per analizzare grosse quantità di dati, e dovranno sapere anche comunicare i risultati delle ricerche in ambito clinico alla comunità scientifica. In questo modo sarà possibile accelerare la circolazione del sapere: la condivisione della conoscenza – ha dimostrato una fitta schiera di sociologi della scienza – è il mezzo più efficace per l’accrescimento e l’evoluzione della stessa.

Il gruppo di partecipanti, in tutto sedici, sono stati selezionati su base territoriale tra medici ematologi con almeno 5 anni di esperienza nel trattamento delle patologie Leucemia mieloide cronica e Neoplasie mieloproliferative.

La Leucemia mieloide cronica in Italia colpisce circa 2 persone (2,4 per gli uomini e 1,8 per le donne) ogni 100.000 persone. Significa, ogni anno, circa 650 nuovi casi tra gli uomini e 500 tra le donne. Inoltre, non si conoscono molti fattori di rischio, per potere attuare una vera e propria prevenzione: il paziente non presenta sintomi al momento della diagnosi e questa avviene spesso per caso, come durante un controllo generale.

L’incidenza della Policitemia vera, invece, varia da 1 a 3 nuovi casi ogni 100.000: oltre un migliaio all’anno. La malattia provoca un rilevante aumento del numero di globuli rossi, oltre ad un aumento di globuli bianchi e piastrine. L’effetto è un aumentato rischio trombotico. L’anormale quantità di eritrociti rende, infatti, il sangue meno fluido e può causare problemi di microcircolo alle estremità, gotta e trombosi.

Dati i risultati, e la volontà di insegnare e tramandare le tecniche che li hanno resi possibili, l’Italia aspira a diventare il riferimento internazionale per quanto riguarda Leucemia mieloide cronica e Neoplasie mieloproliferative. Sì, perché una volta avviato il primo team di medici-ricercatori con la massima formazione ed esperienza nella diagnosi e nella cura di queste malattie, sarà creata una nuova, vera e propria tradizione: l’innovazione e il progresso delle tecniche farmacologiche e cliniche – che saranno spiegate alla classe – permetterà di gestire, da parte di una scuola medica sempre più grande, queste malattie, abbattendo un’alta percentuale di esiti infausti.

Il primo modulo ha già gettato il seme del percorso rispondendo alla necessità di raffinare le competenze in ambito clinico dei discenti, attraverso il lavoro su alcune situazioni cliniche complesse che i giovani ematologi dovranno rielaborare e presentare durante il secondo modulo, che si terrà il prossimo 11 dicembre 2020, dove l’approccio alle situazioni cliniche sarà discusso sia dal punto di vista scientifico che della comunicazione attraverso piattaforma digitali.