Tiroidite di Hashimoto: gli esami giusti da fare


Tiroidite di Hashimoto: l’esordio della patologia è lento e asintomatico. Attenzione agli esami da fare, gli esperti spiegano quali sono quelli giusti

Tiroidite di Hashimoto: l’esordio della patologia è lento e asintomatico. Attenzione agli esami da fare, gli esperti spiegano quali sono quelli giusti

La tiroidite di Hashimoto (chiamata anche tiroidite linfocitaria o tiroidite autoimmune cronica) è l’infiammazione della tiroide più diffusa al mondo. Tende ad avere una distribuzione familiare ed è circa 6 volte più frequente nella donna rispetto all’uomo.
E’ una malattia di tipo autoimmune, è infatti caratterizzata da una auto-aggressione del sistema immunitario che attacca la tiroide e ne determina la progressiva distruzione. Questa situazione può evolvere verso l’ipotiroidismo portando ad una riduzione dell’attività funzionale della ghiandola.

I sintomi

I pazienti affetti da tiroidite di Hashimoto presentano una sintomatologia molto variabile. Nella maggior parte dei casi, però, l’esordio è lento e asintomatico; infatti per molto tempo la tiroide mantiene una normale produzione ormonale ed i sintomi insorgono solo quando c’è l’evoluzione verso l’ipotiroidismo.

Gli esami giusti

La diagnosi oltre che sulla storia familiare e clinica del paziente si basa sulle indagini di laboratorio, in quanto l’esame obiettivo non rileva generalmente alterazioni. I test di laboratorio necessari includono il dosaggio del TSH (l’ormone ipofisario che controlla la tiroide), dell’FT4 e dell’FT3 (le frazioni libere degli ormoni tiroidei circolanti nel sangue). “La ricerca degli anticorpi anti-tireoperossidasi, un enzima tiroideo, è positiva in quasi tutti i pazienti, mentre le indagini per gli anticorpi anti-tireoglobulina sono positive nel 60% dei casi– spiega l’endocrinologia dell’Ospedale Niguarda -. Può essere utile anche la ricerca degli anticorpi anti-recettore del TSH. L’ecografia tiroidea, inoltre, può fornire informazioni aggiuntive in quanto, oltre a consentire lo studio morfologico della ghiandola, è in grado di evidenziarne la vascolarizzazione e l’ecogenicità, due variabili, correlate in qualche modo, al grado di coinvolgimento nel processo autoimmune. Per la diagnosi di tiroidite autoimmune – puntualizza la specialista – non c’è bisogno di ricorrere all’esame citologico tiroideo, l’ago-aspirato, o alla scintigrafia”.

Si può guarire?

La tiroidite di Hashimoto è una malattia cronica, quindi sarà presente per tutta la vita. La terapia consiste nell’assunzione dell’ormone tiroideo solo da parte dei pazienti affetti da ipotiroidismo. Si tratta di una terapia sostitutiva che una volta iniziata non sarà praticamente mai sospesa e per cui sarà importante monitorarne l’andamento nel tempo.