Tumore del colon: nuovo studio su terapia di combinazione


Tumore del colon retto metastatico: Bayer, Bristol-Myers Squibb e Ono Pharmaceutical avviano studio su combinazione di regorafenib e nivolumab

Tumore del colon retto metastatico: Bayer, Bristol-Myers Squibb e Ono Pharmaceutical avviano studio su combinazione di regorafenib e nivolumab

Bayer, Bristol-Myers Squibb e Ono Pharmaceutical (“Ono”) hanno annunciato di aver avviato un accordo di collaborazione clinica per valutare la combinazione di regorafenib, inibitore multichinasico di Bayer, e nivolumab, inibitore di checkpoint immunitario anti-PD-1 di Bristol-Myers Squibb/Ono, in pazienti con tumore del colon retto metastatico con microsatelliti stabili (MSS mCRC), la forma più comune di tumore del colon-retto metastatico.

Regorafenib in monoterapia ha dimostrato un beneficio di sopravvivenza globale rispetto a placebo nello studio di fase III CORRECT ed ha mostrato attività indipendentemente dallo stato dei microsatelliti in un’analisi retrospettiva di questo stesso studio, sebbene con risposte limitate. Malgrado i progressi nel trattamento del CRC, incluso l’avanzamento di efficaci trattamenti immuno-oncologici per certi sottogruppi di CRC, circa il 95% dei pazienti con mCRC presenta tumori MSS, per i quali gli approcci di monoterapia con trattamenti immuno-oncologici hanno mostrato limitata attività. Dunque rimane elevata la necessità di ulteriori opzioni terapeutiche, inclusa la combinazione di farmaci. Sono stati osservati incoraggianti dati preliminari con la combinazione di regorafenib e nivolumab.

In uno studio sponsorizzato di fase 1b condotto in Giappone, REGONIVO (NCT03406871, EPOC1603), la combinazione di regorafenib e nivolumab, ha mostrato promettenti risultati preliminari di efficacia. Dati dettagliati dello studio sono stati presentati al congresso 2019 dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO).

“I risultati osservati nello studio REGONIVO stimolano il proseguimento della ricerca sulla combinazione di regorafenib e nivolumab in pazienti con tumore colorettale. Regorafenib ha dimostrato di essere efficace e di avere un buon profilo di sicurezza come monoterapia in terza linea e siamo entusiasti di iniziare una collaborazione clinica per valutare questa combinazione con la speranza che possa sfociare in un ulteriore beneficio terapeutico per i pazienti”, ha dichiarato Scott Z. Fields, M.D., Senior Vice President and Head of Oncology Development at Bayer’s Pharmaceuticals Division.

“Continuiamo a investire in approcci innovativi per massimizzare il potenziale della nostra pipeline e indagare nuove combinazioni per aiutare un maggior numero di pazienti con tumore tipicamente non responsivo alla terapia immuno-oncologica”, ha affermato Fouad Namouni, M.D., Head of development, oncology, Bristol-Myers Squibb. “Guardiamo con entusiasmo a una stretta collaborazione per studiare la combinazione di nivolumab con regorafenib, allo scopo di aiutare un maggior numero di pazienti oncologici”.

“Siamo stati attivamente impegnati nello sviluppo di nivolumab che includeva terapie di combinazione con altre molecole e siamo felici di iniziare la collaborazione clinica con Bayer e Bristol-Myers Squibb per investigare questa terapia di combinazione come nuova opzione di trattamento per i pazienti con tumore del colon-retto e altri tipi di cancro”, ha aggiunto Kiyoaki Idemitsu, Corporate Officer, Executive Director, Clinical Development, Ono.

Il tumore del colon-retto

Il cancro colorettale (CRC) è la terza forma più comune di tumore al mondo, con 1,8 milioni di nuovi casi ogni anno e seconda causa principale di morte per cancro, in cui un decesso ogni 10 per tumore deriva da CRC ogni anno. La sopravvivenza a 5 anni per il CRC è stimata intorno al 55%, ma è molto variabile perché dipende dallo stadio della malattia alla diagnosi (dal 74% dei pazienti in stadio I a soltanto il 6% per i pazienti in stadio IV). Molte forme di instabilità genomica influenzano lo sviluppo di CRC. Il 15% dei pazienti con CRC presenta instabilità dei microsatelliti (MSI), mentre l’85% mostra uno stato caratterizzato da microsatelliti stabili (MSS).

L’identificazione dello stato MSS è clinicamente importante perché vari studi hanno rivelato che i tumori MSI hanno una migliore sopravvivenza, aggiustata per lo stadio, rispetto a quelli MSS. I tumori MSS sono anche denominati tumori ‘freddi’ e spesso si sviluppano in un ambiente che inibisce il sistema immunitario. La ricerca continua a studiare nuove modalità per trattare efficacemente i tumori MSS.