In Italia 24 milioni di persone vive in zone a rischio terremoto


Il presidente dell’Ordine dei Geologi: «L’area più pericolosa è quella lungo l’Appennino. Serve fascicolo dei fabbricati

terremoto Amatrice
Negli ultimi mille lungo lo Stivale circa 3000 terremoti hanno provocato danni più o meno gravi

L’Italia è uno dei Paesi a maggiore rischio sismico nell’area del Mediterraneo, prima di tutto per la sua particolare posizione geografica, nella zona di convergenza tra la zolla africana e quella eurasiatica.

Negli ultimi mille lungo lo Stivale circa 3000 terremoti hanno provocato danni più o meno gravi. Quasi 300 di questi (con una magnitudo superiore a 5.5) hanno avuto effetti distruttivi e addirittura uno ogni dieci anni ha avuto effetti catastrofici, con un’energia paragonabile al terremoto de L’Aquila del 2009.

Sul nostro Pianeta, si verificano, in media, ogni anno, almeno un paio di terremoti distruttivi ed in Italia un sisma di magnitudo superiore a 6.3 gradi della scala Richter ogni 15 anni in media.

Le zone più a rischio

I terremoti più forti si concentrano in alcune aree ben precise: nell’Italia Nord-Orientale (Friuli Venezia Giulia e Veneto), nella Liguria Occidentale, nell’Appennino Settentrionale (dalla Garfagnana al Riminese), e soprattutto lungo tutto l’Appennino Centrale e Meridionale, in Calabria e in Sicilia Orientale.

Ma la lista dei comuni italiani a rischio è lunga perché, come sottolinea Francesco Peduto, presidente nazionale dell’Ordine dei Geologi, «almeno 24 milioni di persone vivono in zone ad elevato rischio sismico. La zona dell’Italia centrale colpita è riconosciuta come ad alto rischio sismico del resto come la quasi totalità della catena appenninica da Nord a Sud».

terremoto centro Italia
È fondamentale anche un piano del Governo per mettere in sicurezza tutti gli edifici pubblici.

La situazione in Italia

«La notte del 24 agosto si è mossa una faglia appenninica di tipo distensivo. Ma l’Italia intera, come è noto, è ad alto rischio, proprio perché è un Paese geologicamente giovane e di frontiera. In generale il rischio è più spinto lungo l’Appennino e poi meno eclatante man mano che ci si allontana da esso. Ma non ci sono territori totalmente esenti – aggiunge Peduto -. Noi geologi da anni diciamo che in Italia siamo ben lontani da una cultura di prevenzione. Innanzitutto sarebbe necessaria una normativa più confacente alla situazione del territorio italiano. Noi proponiamo un fascicolo del fabbricato con una classificazione sismica degli edifici. Ma è fondamentale anche un piano del Governo per mettere in sicurezza tutti gli edifici pubblici. Perché cresca la coscienza civica dei cittadini nell’ambito della prevenzione sismica bisognerebbe cominciare a fare anche una seria opera di educazione scolastica – conclude il presidente nazionale dell’Ordine dei Geologi – che renda la popolazione più cosciente dei rischi che pervadono il territorio che abitano. Non dimentichiamo che, secondo alcuni studi, una percentuale tra il 20 e il 50% dei decessi, in questi casi, è causata da comportamenti sbagliati dei cittadini durante l’evento sismico».