Editoriale, cosa c’è dietro ai premi per le medaglie


Le medaglie olimpiche di Rio 2016
Le medaglie olimpiche di Rio 2016

Tra le europee, l’Italia è quella che paga il premio più alto per le medaglie

Esultiamo per le medaglie olimpiche e i giornali ci ricordano che c’è una venalità nel conquistarle; cioè i premi “principeschi” distribuiti agli atleti che le vincono.

Campriani, il tiratore fiorentino che ha vinto un oro con la propria carabina e un altro con quella della fidanzata Petra Zublasing, meno fortunata con la sua medaglia di legno, porterà a casa 300 mila euro. Su questa cifra ci saranno i prelievi dell’Agenzia delle Entrate. Così avverrà per tutti gli altri. In un momento di penuria, questa sorta di lauti premi, fanno storcere la bocca e andrebbe quindi fatta una tara per comprendere. Lo sport, soprattutto quello meno conosciuto, vive sulla gestione di fondi che il Governo trasmette al Coni e quest’ultimo alle federazioni.

I contributi sportivi distribuiti tra 45 federazioni nel 2014 furono 150 milioni, l’anno dopo 139. Nella prima erogazione va segnalato che queste somme vennero distribuite per oltre il 45% a beneficio del calcio, lo scorso anno, la stagione preolimpica, alla Figc sono andati solo il 26,8% dei contributi; al tiro a segno l’1,54%, al nuoto il 4,12%, al tiro a volo il 2,15, alla scherma il 3,13, al canottaggio il 2,43, al ciclismo il 3,28, all’atletica leggera (che è la seconda in classifica dopo il calcio) il 4,37%. Questo a fronte degli impegni di atleti che non si allenano per meno di 4-5 ore al giorno, che devono avere istruttori e medici e devono partecipare a gare di preparazione/selezione che ormai si tengono in ogni parte del mondo.

Vogliamo calcolare quanto ha guadagnato al giorno Campriani in questi quattro anni prima di dichiarare che la fiamma d’Olimpia si è spenta?