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Arriva PROXIMITY, la prima personale in Italia di Radenko Milak

Radenko Milak

Dall’immaginario cinematografico a quello popolare, tra storia dell’arte e icone della strada, fino alla Divina Commedia: Radenko Milak rilegge Roma attraverso le sue immagini e la sua memoria

Dai luoghi del cinema alle immagini della cultura popolare, dalla storia dell’arte a quella sociale della strada, fino a Dante e alla Divina Commedia: dal 18 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027, Roma diventa un grande archivio visivo nello sguardo di Radenko Milak, artista bosniaco che ha rappresentato la Bosnia ed Erzegovina alla 57a Biennale di Venezia e che arriva alla Fondazione D’ARC con Proximity, la sua prima personale in Italia, a cura di Giuliana Benassi.

Un percorso espositivo che nasce direttamente dalla città eterna e dal periodo di residenza che Milak ha trascorso qui nel 2026, attraversando per settimane luoghi simbolo, scorci e strade, cercandone non tanto le immagini più riconoscibili quanto le tracce, le stratificazioni e le contraddizioni, raccogliendo riferimenti visivi destinati a diventare materia della sua pittura. Dall’architettura all’iconografia popolare, fino a Cinecittà, dove Milak ha esplorato gli spazi legati alla storia del cinema e a quella capacità tutta cinematografica di trasformare un luogo reale in immagine, racconto e memoria, con una particolare attenzione a quella identità cinematografica di Roma che ha contribuito a costruirne l’immaginario nel mondo.

È così che nella sua prima personale italiana, immagini provenienti dal cinema, dalla musica, dalla comunicazione di massa, dalle stampe popolari e dai souvenir romani convivono senza seguire un ordine cronologico o una gerarchia prestabilita: è la loro prossimità, il loro trovarsi improvvisamente una accanto all’altra, a generare nuove associazioni e nuovi racconti.

Un meccanismo vicino alla sua pratica artistica: Milak parte da fotografie d’archivio, fotogrammi, immagini della stampa e della comunicazione di massa per sottrarli al loro contesto originario e rimetterli in circolazione attraverso la pittura. Al centro della sua ricerca è l’acquerello in bianco e nero, cifra distintiva del suo lavoro: privata del colore, l’immagine perde parte della sua immediatezza documentaria e sembra allontanarsi dal presente: diventa frammento, ricordo, qualcosa che appartiene contemporaneamente alla storia e alla memoria collettiva.

Il riferimento al cinema attraversa Proximity non soltanto nei soggetti, ma nel modo stesso in cui le immagini vengono costruite e messe in relazione: come fotogrammi di una sequenza, le opere si avvicinano, si interrompono, si richiamano. È in questa tensione che si colloca il titolo Proximity, perché la vicinanza genera tensione e frizione tra le immagini. Scardinando ogni sequenzialità cronologica o logica lineare, l’accostamento delle opere attiva sinapsi inedite, cortocircuiti e risonanze narrative che interrogano la memoria collettiva, qui intesa come archivio frammentato e al contempo fluido come lo scorrere della pellicola di un film.

Ma il viaggio romano di Milak incontra anche uno dei testi fondativi dell’immaginario italiano: la Divina Commedia di Dante Alighieri. Da qui prende forma Umbra ante memoriam, opera che costituisce il perno concettuale e visivo della mostra e in cui Milak assume la struttura tripartita dantesca come punto di partenza per lavorare attraverso il proprio linguaggio pittorico sul passaggio dal buio alla luce, trasformando l’opera in una sorta di grande apparizione.

Roma, Dante, il cinema, la cultura popolare, le architetture e i frammenti della storia cessano allora di appartenere a universi separati e diventano parti di uno stesso montaggio: un atlante contemporaneo nel quale Milak interroga il modo in cui le immagini sopravvivono al proprio tempo e continuano a costruire la nostra percezione del passato.

Radenko Milak (Travnik, Bosnia-Erzegovina 1980) lavora tra pittura, acquerello, disegno e cinema d’animazione, indagando il rapporto tra immagini, storia e memoria collettiva. Formatasi a partire da fotografie d’archivio, fotogrammi cinematografici, immagini di stampa e paesaggi urbani, la sua ricerca osserva il ruolo dei media visivi nella costruzione della memoria contemporanea. Si è laureato all’Accademia delle Arti di Banja Luka e alla Facoltà di Belle Arti di Belgrado. Ha esposto in numerose mostre e biennali internazionali e ha rappresentato la Bosnia ed Erzegovina alla Biennale di Venezia con il progetto University of Disaster.

Fondazione D’ARC Via dei Cluniacensi, 128-130 Cap 00159 Roma
Contatti info@fondazionedarc.it Instagram: @fondazionedarc
Orari di visita Lunedì, martedì e mercoledì: 10.30–13.30. Giovedì, venerdì, sabato e domenica: 15.30–19.30
Come arrivare Bus: 163, 211, 309, 448. Metro B: fermata Tiburtina. Auto: disponibilità di ampio parcheggio

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