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Tumore del polmone, screening migliori con biopsia liquida e TC a basso dosaggio

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Tumore del polmone, biopsia liquida e TC a basso dosaggio insieme mostrano maggiore efficacia per migliorare lo screening

Integrare la TC a basso dosaggio (LDCT) con l’analisi dei biomarcatori circolanti potrebbe rendere più precisa la valutazione del rischio nei programmi di screening del tumore del polmone e aiutare a gestire i casi nei quali le immagini radiologiche non forniscono una risposta conclusiva. È l’obiettivo dello studio CAREFULNESS, condotto dall’Università di Torino e appena presentato alla Conferenza mondiale sul tumore del polmone (WCLC), a Seoul. I primi dati mostrano la fattibilità dell’integrazione della biopsia liquida in un programma di screening basato sulla TC a basso dosaggio.

«Nel contesto di programmi di screening per il tumore polmonare mediante TC del torace a bassa dose, l’identificazione di marcatori di rischio rilevabili nel sangue attraverso un prelievo ematico può aiutarci a essere più precisi nel riconoscere i soggetti con una storia di fumo di sigaretta a maggior rischio per lo sviluppo di un tumore polmonare. Questa strategia è alla base dello studio CAREFULNESS», ha spiegato a PharmaStar il primo autore dello studio, Massimiliano Cani, dell’AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano, Dipartimento di Oncologia, Università degli Studi di Torino. «Nel corso di questi anni abbiamo raccolto un cospicuo numero di campioni ematici dimostrando la fattibilità dell’integrazione di un simile approccio in un programma di screening con LDCT. Ci apprestiamo adesso a procedere alle analisi i cui risultati speriamo di condividere nel corso del prossimo anno».

Sfide ancora aperte
La LDCT rappresenta oggi lo strumento di riferimento per lo screening del tumore del polmone nelle popolazioni ad alto rischio. Una delle principali sfide rimane, tuttavia, distinguere rapidamente le alterazioni realmente sospette da noduli e reperti che non hanno natura tumorale, riducendo esami inutili, senza rischiare di ritardare la diagnosi.

Da questa esigenza nasce CAREFULNESS, uno studio che valuta la possibilità di affiancare alla valutazione radiologica l’analisi di biomarcatori circolanti ottenuti attraverso un semplice prelievo di sangue.

Oltre mille persone coinvolte nel programma
Il programma di screening è stato avviato nel settembre 2022 presso l’AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano. Possono partecipare fumatori o ex fumatori che abbiano smesso da non più di 15 anni, con un’esposizione di almeno 30 pacchetti-anno e un’età compresa fra 55 e 75 anni. La valutazione radiologica mediante LDCT viene effettuata secondo i criteri Lung-RADS.

Nel programma sono stati arruolati 1003 partecipanti. L’età mediana al basale era di 62 anni e il 60,3% era di sesso maschile. In 748 soggetti (74,6%) è stato possibile raccogliere un campione di sangue al momento della LDCT iniziale, dimostrando concretamente la fattibilità dell’inserimento del prelievo ematico nel normale percorso di screening.

Oltre ai campioni basali, ne sono stati raccolti altri 381 durante i richiami successivi, creando così la possibilità di effettuare analisi longitudinali e di studiare nel tempo l’associazione tra biomarcatori circolanti, caratteristiche radiologiche e successiva diagnosi.

Alla LDCT iniziale, il 39,6% dei partecipanti con campione ematico era classificato Lung-RADS 1 e il 48,3% Lung-RADS 2; il 7,1% rientrava nella categoria 3 e il 5,1% nelle categorie 4A, 4B o 4X, associate a un grado di sospetto più elevato. Complessivamente, 16 partecipanti con diagnosi di tumore del polmone hanno effettuato il prelievo prima dell’inizio del trattamento: 15 prima dell’intervento chirurgico e uno prima della terapia sistemica.

Biomarcatori per affinare la stratificazione del rischio
Il punto più interessante dello studio è proprio l’integrazione delle due fonti di informazione.

La LDCT permette di identificare noduli e altre alterazioni polmonari, classificandoli sulla base del loro livello di sospetto. La biopsia liquida potrebbe aggiungere un ulteriore livello di informazione biologica, aiutando a individuare quali soggetti abbiano una probabilità maggiore di essere portatori di una neoplasia.

L’obiettivo non è, quindi, sostituire la LDCT, ma aumentarne la precisione attraverso un approccio combinato radiologico e molecolare.

Questo potrebbe risultare particolarmente utile nei pazienti con reperti radiologici indeterminati, nei quali stabilire se procedere con ulteriori accertamenti, anticipare il follow-up o mantenere la normale sorveglianza può essere complesso.

Verso uno screening sempre più personalizzato
I risultati presentati sono ancora preliminari e, come sottolineano gli stessi ricercatori, saranno necessarie analisi successive per stabilire il reale valore diagnostico e predittivo dei biomarcatori studiati.

Il primo risultato di CAREFULNESS è però importante: dimostra che la raccolta longitudinale di campioni di sangue può essere concretamente integrata in un programma di screening del tumore del polmone mediante LDCT.

Il passo successivo sarà verificare se la profilazione dei biomarcatori circolanti possa effettivamente migliorare la stratificazione del rischio, soprattutto nei soggetti con risultati radiologici dubbi.

La prospettiva è quella di passare progressivamente da uno screening basato prevalentemente su età, storia di fumo e imaging a un modello più personalizzato, nel quale caratteristiche cliniche, radiologiche e molecolari contribuiscano insieme a definire il rischio individuale.

Bibliografia
Cani, et al. CAREFULNESS: a study design to integrate circulating biomarkers into lung cancer screening. WCLC26; abstract P1.101

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